LE SCELTE DEI TOSCANI Nella ex colonia vita condivisa con i vicini A Calambrone per 40 famiglie primo esperimento toscano di "co-housing" Gli abitanti decideranno se farci una sala per il pranzo della domenica o una palestra Tra le idee anche un asilo o una biblioteca: comunque luoghi da vivere insieme Gli alloggi pronti nel 2009, da gennaio iniziano gli incontri tra possibili acquirenti Si chiama «Cohlonia», si propone come la 'miscela di un passato rivisitato e di un nuovo progetto di vita, e nel 2009, quando Villa Rosa Maltoni di Calambrone, a Marina di Pisa, sarà tornata a nuova vita, lex colonia estiva voluta dal regime fascista e intitolata alla madre del Duce rappresenterà il primo esperimento toscano di cohousing. Nuova frontiera della vita in comune, evoluzione «umanizzata» del condominio, labitare insieme (da co-house) nasce nel nord Europa negli anni 60, e per molto tempo resta lesperienza di poche élite idealiste. Poi la vita nelle metropoli, e la sindrome della «solitudine degli alveari», costringe a scoprirla anche vasti settori di famiglie normali, stufe di sentirsi prigioniere di un «appartamento». Così, a Calambrone, 40-50 famiglie, in gran parte di Livorno e Pisa, ma con un 30 che si sono già prenotate da Napoli, Torino, Milano, Genova, entro due-tre anni comincerà a vivere in un altro modo: cioè insieme. Ognuna nella propria casa, ma condividendo mille metri quadrati di spazi che avranno deciso insieme a cosa destinare. Tante le ipotesi: una grande sala dove ritrovarsi tutti a pranzo la domenica, a festeggiare un compleanno, a guardare la partita o a dare la merenda ai ragazzi, ma anche una cucina per mettersi insieme ai fornelli quando se ne ha voglia, una lavanderia comune e un asilo nido, una biblioteca, o, perché no, una palestra. A 100 metri, dietro a una ruga di dune, cè il mare, e gli abitanti di Cohlonia avranno un bagno tutto per loro, anche se le case di Villa Maltoni non saranno seconde case, ma le case della vita. «Alla base del cohousing cè una promessa molto semplice e pragmatica» spiega Luca Mortara di Innosense, lagenzia milanese di innovazione che promuove in Italia il cohousing, «e cioè quella di poter vivere ognuno in casa sua, ma stabilendo una prossimità fisica con altre persone, attraverso la condivisione di spazi e servizi comuni». Il tutto, però, come frutto di un percorso di confronto e di scambio, e alla fine di reciproca elezione, nel corso del quale, dice Mortara, «le varie famiglie creino relazioni e amicizie, preventive allo stesso abitare insieme, al di fuori di obblighi e ritualità di qualunque tipo». Il motto di Cohlonia, insomma, come degli altri insediamenti di cohousing in Italia, è no alla schiavitù dellisolamento, sì allo stare insieme in libertà. E con la possibilità di fare (oltretutto risparmiando, secondo le indagini di Innosense, dal 10-al 15) una infinità di cose che si possono fare, appunto, soltanto insieme ad altri: dal car-sharing al babysitting condiviso, ai gruppi di acquisto solidale, solo per dirne alcuni. Un sogno che attrae, secondo le ricerche di Innosense insieme al Politecnico di Milano, sempre più famiglie, suddivisibili in due grandi gruppi: famiglie molto giovani (25-35 anni), e famiglie e della prima fase della terza età, con i figli grandi ma con la voglia di ripensare in modo qualitativamente nuovo la propria esistenza. Tutte, dice Mortara, «appassionate di relazioni umane, e in cerca di un vicinato elettivo, nelle grandi città ormai quasi irrealizzabile». Il percorso di condivisione, per Calambrone, comincerà a gennaio e finirà, appunto, nel 2009, quando le case saranno pronte. Dopo aver fatto la loro prenotazione, le famiglie saranno messe in contatto e cominceranno a incontrarsi, per confrontare abitudini e progetti, e avviare così il circuito virtuoso di relazioni capace di fondare una stabile convivenza. «Prima di conoscono le persone, poi si compra casa» è il motto di cohousing. «E chi scoprirà di non essere adatto a questa esperienza» ricorda Mortara, «oppure a non esserlo rispetto alle famiglie che ha incontrato, può sempre decidere di abbandonare». Chi resterà, in compenso, avrà trovato insieme casa e una specie di grande 'famiglia allargata, che a sua volta, chissà (è uno degli obiettivi del cohousing), potrebbe 'contagiare il territorio, diventando il volano di nuovi stili di vita.