E' finalmente riuscita a realizzare il suo sogno Milena Milani, la scrittrice e artista, che ha vissuto ed animato le stagioni più esaltanti dell'avventura artistica di Albisola, i cui protagonisti avevano i nomi di Lucio Fontana e Giuseppe Capogrossi, Ansgar Jorn, Roberto trippa e Aligi Sassu. Ora questi stessi straordinari personaggi hanno trovato un loro spazio museale nell'appena inaugurata Pinacoteca di Savona, nell'ambito della "Fondazione Museo di Arte Contemporanea Milena Milani in onore di Carlo Cardazzo". Da tempo la scrittrice lavorava con impegno a questo non facile progetto: donare a Savona la sua magnifica collezione. «Da sempre - ci confessa - fin da quando andai a studiare a Roma, mi rattristava che la mia città non avesse un museo di arte contemporanea, Tutti gli artisti che poi ho conosciuto, Fontana, Grippa, Dova, Jorn, passati per Albisola negli anni '50, avrebbero voluto regalare un loro lavoro, ma mancava la struttura. Ho sempre sentito la necessità di fare qualcosa in questo senso, ad esempio, quando negli anni 70 è stata dismessa la vecchia stazione ferroviaria, che chiudeva armoniosamente via Paleocapa; nel 75-76-77, andai ad occupare la stazione con altri artisti. Ne avevo parlato con il sindaco Zanelli, proponendola come sede di un museo di arte contemporanea. La stazione venne poi demolita. Tutti promettevano qualcosa, senza dare nulla, e solo l'attuale sindaco mi ha proposto 4 stanze a Palazzo Gavotti nella sede della Pinacoteca. I problemi sorgono quando hai qualcosa da lasciare, sorgono un sacco di problemi, soprattutto in Italia. Aligi Sassu, ad esempio, ha dovuto regalare la sua collezione alla Svizzera. Inoltre sentivo che, quanto possedevo, doveva essere visto anche da altri, perché sono dell'idea che l'arte è un bene comune, lo ho dunque avuto questa piccola idea, che a poco a poco è cresciuta. Ricordo, c'è anche in un mio libro, che, ogniqualvolta tornavo a Savona e c'era la stanza che mia madre curava gelosamente, con tutti questi quadri vicino al letto, quando ero sdraiata e li guardavo, già pensavo di regalarli alla mia città. Ammirando un Fontana, Capogrossi, Jorn, Kandinskij, De Chirico, pensavo che non era giusto che li avessi solo io, pensavo che sarebbe stato bello che i giovani li vedessero, potessero studiarli. Ci sono nella donazione, ad esempio, un Magritte, un grande Delvaux, opere davvero uniche. Sono pezzi di grande valore! «E pensare che, quando io ho cominciato ad avere questi quadri, nessuno ci credeva, non avevano neppure un mercato, sono cresciuti dì prezzo in questi anni, lo li ho dagli anni '50-'60, molti mi sono stati regalati dagli artisti, altri mi sono venuti dalla galleria del Naviglio alla morte del mio compagno Carlo Cardazzo, al quale io dedico in un certo senso la fondazione. Purtroppo a palazzo Gavotti non ho lo spazio che avrei desiderato, perché io possiedo anche moltissimi libri d'arte che vorrei regalare. Ci sono ad esempio opere interessanti su Cy Twombly, un americano che 2 anni fa ha vinto la biennale e che vive a Roma». Quali sono le opere più inconsuete? «In questa raccolta la direttrice della Pinacoteca ha voluto mettere molti miei ritratti fatti dagli artisti: allora tutti volevano ritrarmi, anche perché il mio compagno poi avrebbe comprato tali opere, e questo è accaduto anche con artisti che di solito non facevano ritratti. Ad esempio Crippa, che di solito faceva delle spirali, mi ha rappresentato come una santa con una sorta di aureola, Dova invece con molto colore e anche un po' informale. Mi ricordo che con loro due nel primo dopoguerra siamo andati a Venezia, abbiamo visto Pollock, e loro non avevano ancora cominciato a fare queste sgocciolature: poi di Pollock facemmo la prima mostra in Italia. Fontana ha fatto poi il mio ritratto da Mazzetti, in ceramica tutto bianco, ma con due colpi di mano ha creato la somiglianza. In quel tempo Fontana ha eseguito molti ritratti, fra cui quello di Esa Mazzetti e di Teresita, somigliantissimi e bellissimi. Me lo ha fatto anche Aligi Sassu e molti altri. Così viene fuori quasi una forma di vanità, che io non vorrei. Ma la direttrice Mattiauda ha voluto questa sala». L'importanza della collezione, a parte il valore assoluto delle opere, consiste anche nel modo in cui si è formata, è un po' la storia di tutta una vita, ogni quadro ha una storia, «Quando è morto Carlo Cardazzo, era il '63, sono passati quarant'anni, la figura di una compagna non era considerata, tu eri fuori da tutto e se io poi ho avuto dei quadri della raccolta di Cardazzo è perché, avendo lavorato lì con lui, avendo contribuito alle fortune dello spazialismo e della Galleria del Naviglio a Milano, non ero come "inquadrata", ma avevo messo dentro questa impresa anche del mio. Avevo vinto il premio Mondadori nel '47, ma allora il premio consisteva in 100.000 lire, non l'ho incassato, l'ho messo nella galleria. Per queste cose, alla morte di Cardazzo, ho ricevuto un certo quantitativo di opere, che io non ho venduto, non ritenevo giusto vendere un quadro per mantenere me stessa. Eticamente sentivo di dovere lavorare e non volevo girare le gallerie con il quadro sotto il braccio, per mantenere me stessa. Oltretutto erano quadri molto grandi, scelti anche per fare in fretta a raggiungere l'importo, allora corrispondente a 100 milioni. Nel '63. Ma il loro valore è cresciuto e adesso valgono miliardi di lire. Io sono contenta ora di potere vedere questi quadri e pensare che non li ho svenduti per comprare automobili ultimo grido , il vestito firmato o il gioiello. L'arte deve avere una funzione "collettiva" e "umanistica"». Noi sappiamo che la sua collezione raccoglie un numero molto maggiore di opere» «Certamente. Ora ce ne sono 103, 104 opere, ma almeno altrettante attendono uno spazio dove poter essere collocate. Si tratta anche in questo caso di lavori di grande interesse: alcune curiose, come una cassapanca dipinta da Migneco o un tavolo in ceramica di Capogrossi, altre di alto significato artistico come, ad esempio, un grande cavallo di Campigli o i molti quadri di Francesco Gentilini, tra cui un mio ritratto. Attraverso la collezione di Milena Milani si può tracciare la storia dell'arte italiana del '900».
I miei capolavori donati
Milena Milani, scrittrice e artista, ha donato la sua collezione di opere d'arte contemporanea alla Pinacoteca di Savona. La collezione comprende 103-104 opere, tra cui opere di artisti come Lucio Fontana, Giuseppe Capogrossi, Ansgar Jorn e Aligi Sassu. Milena Milani ha lavorato a lungo per realizzare questo progetto, che include anche opere di artisti che hanno vissuto e lavorato a Albisola. La scrittrice ha donato anche opere di artisti come Magritte, Delvaux e Cy Twombly. La Pinacoteca di Savona ha voluto creare una sala dedicata alla collezione di Milena Milani, che include anche ritratti fatti dagli artisti stessi.
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