FINANZIARIA 2007 La direttiva alle Agenzie in attesa dell'entrata in vigore della manovra. Stoppato il demanio: beni sul libero mercato per fare cassa Frenate le Agenzie del demanio sulle procedure di cessione ai comuni degli immobili dello Stato e delle aree interessate da una valorizzazione locale. Obiettivo: rinviare il più possibile per aspettare l'entrata in vigore della Finanziaria 2007. La direttiva, secondo quanto risulta a ItaliaOggi, sarebbe pervenuta nei giorni scorsi direttamente dal ministero dell'economia e finanze ai direttori regionali delle Agenzie del demanio. Di conseguenza, i funzionari incaricati per le rispettive pratiche di cessione delle aree sono stati messi subito in allerta per procrastinare il più possibile le eventuali acquisizioni, da parte degli enti locali, al fine di mettere tutti gli immobili al libero mercato. Ma vediamo allora le ragioni di questo dietrofront imposto direttamente dallo staff del ministro Tommaso Padoa-Schioppa alle Agenzie del demanio. Cosa prevede la Finanziaria Come già anticipato da Italia Oggi del 6102006, il ddl collegato alla Finanziaria 2006 dispone che le Agenzie del demanio possano dare in concessione oppure in locazione, a titolo oneroso e per una durata non superiore ai 50 anni, i beni immobili di proprietà dello stato, a favore di privati. Questi ultimi dovranno provvedere ad effettuare opere di riqualificazione e riconversione dei suddetti beni mediante interventi di recupero, restauro, ristrutturazione. Il testo normativo del ddl, attualmente all'esame delle camere, prevede anche la possibilità di introdurre nuove destinazioni di uso, per svolgervi attività economiche o di servizio per i cittadini. Si prevede comunque l'obbligo di rispettare le disposizioni in materia di tutela di vincolo storico e ambientale previste dal Codice Urbani (dlgs 422004). La norma attribuisce al ministero dell'economia e delle finanze la possibilità di intervento ai fini della convocazione delle conferenze dei servizi o della promozione degli accordi di programma per sottoporre all'approvazione le iniziative per la valorizzazione dei suddetti immobili. Tutte le assegnazioni saranno comunque effettuate dalle Agenzie del demanio mediante procedure a evidenza pubblica, e dunque con aste pubbliche, per un periodo di tempo commisurato al raggiungimento dell'equilibrio economico-finanziario dell'iniziativa', e comunque per una durata non superiore ai 50 anni. Le conseguenze I comuni (come pure le province e le comunità montane) interessati dall'acquisizione delle aree e degli immobili storici di proprietà dello stato sono quindi penalizzati da tale disposizione. Il ddl collegato alla Finanziaria 2007 penalizza proprio gli enti locali, in quanto interessati da diversi anni all'ottenimento di tali aree e immobili, ma sono stati trattati dalle suddette Agenzie con tattiche dilatorie e di continui rinvii, nonostante siano state presentate varie domande di acquisto, anche in base all'art. 1, commi 434-435, della legge 3112004. Tali rinvii trovano ora una ragione ben precisa: lo stato vuole fare cassa, ottenere entrate sicure, anche durevoli, senza cedere la proprietà degli immobili, con canoni di mercato, direttamente ai privati. E saltando in tal modo il rapporto territoriale con il sistema delle autonomie locali. Il testo dell'art. 3-bis del dl 3512001, introdotto dal ddl approvato dal governo Prodi, è il sintomo della volontà del legislatore di privilegiare l'ottenimento di un ritorno economico, ammettendo addirittura i cambi di destinazioni d'uso, e consentendo in tal modo che un castello secentesco, non ancora iscritto negli elenchi degli immobili vincolati dalla soprintendenza, possa essere destinato, invece che ad ospitare un museo comunale, una sede distaccata per i matrimoni civili, un ufficio per il turismo, ad attività di ristorazione di lusso per una clientela prestigiosa. In questo modo, ad esempio, gli immobili del demanio marittimo assegnati alle capitanerie di porto, e che devono essere riconsegnati alle Agenzie del demanio, rischiano di essere sottratti ai comuni interessati, e di essere messi all'asta a favore del migliore offerente. Carenze normative Il ddl collegato alla Finanziaria 2007, nel trattare questa problematica, ha totalmente omesso il ruolo e la funzione dei comuni competenti per territorio, ritenendo che le cessioni siano da affidarsi esclusivamente ai privati. La riformulazione di tale disposizione normativa, tuttavia, non solo non tiene conto del sistema federalista introdotto dalla legge costituzionale n. 32001, ma omette di considerare che la competenza primaria nelle scelte urbanistiche è attribuita ai comuni. Sia il ministero dell'economia e delle finanze sia soprattutto le Agenzie regionali del demanio, che si trovano fortemente a disagio, in quanto poste in mezzo tra le domande presentate dagli enti locali nel corso degli anni e le esigenze di rispetto dei budget, sanno bene invece che qualunque conferenza di servizio o accordo di programma non potrà essere condotta a termine se non c'è l'assenso dei rispettivi comuni. Immaginatevi, ad esempio, l'antico castello che il comune vuole acquisire, non ancora vincolato dalla soprintendenza, e che l'Agenzia del demanio intende invece mettere all'asta per la concessione al fine di acconsentire alla realizzazione di un centro commerciale nel borgo antico: il comune interessato, di fronte a questa disposizione, si muoverà immediatamente (senza aspettare l'entrata in vigore della Finanziaria) per ottenere dalla soprintendenza entro il 31122006 l'iscrizione a vincolo negli elenchi degli immobili aventi specifico valore storico territoriale, e provvederà ad adottare con delibera di consiglio una variante urbanistica, al fine di destinare l'intervento a servizi di interesse pubblico. Con questo meccanismo, dunque, la finalità generale indicata dalla Finanziaria 2007 diventerà inapplicabile, e dunque lettera morta. Mancata concertazione Relativamente all'utilizzo degli immobili e aree demaniali, la Finanziaria 2007, dunque, ha disatteso i principi di leale collaborazione tra lo stato e gli enti locali, specificati proprio dalla Legge costituzionale n. 32001, ed ha introdotto un vero e proprio scavalcamento delle funzioni dei comuni e delle province, favorendo il rapporto diretto tra le Agenzie del demanio e i privati. E senza considerare le implicazioni urbanistiche e di governo del territorio, spettanti proprio ai comuni. Dilazioni finalizzate Le dilazioni imposte alle sedi regionali dell'Agenzia del demanio, come pure le istruttorie effettuate senza riscontri scritti ai comuni, fanno parte di una serie di comportamenti di carattere aziendale, che però non paiono rispettare i principi del giusto procedimento, soprattutto nei confronti degli enti locali. Questi ultimi, anzi, sono penalizzati dai continui rinvii, divenuti ancor più evidenti nei giorni scorsi, proprio a causa dell'imminente entrata in vigore dell'art. 3-bis (introdotto dal ddl Finanziaria) del dl 3512001, convertito in legge 4102001: l'obiettivo è infatti quello di rinviare fino al prossimo 31122006 l'esame delle domande già presentate dai comuni, dalle comunità montane e dalle province, per l'acquisizione di aree, terreni e immobili del demanio, al fine di respingerle in modo drastico, e poi di destinarli a finalità pubbliche (strade, scuole, impianti sportivi, uffici distaccati comunali ecc.), preferendo così mettere il tutto all'asta, a favore del migliore offerente.
Italia Oggi
7 Ottobre 2006
FINANZIARIA 2007 Frenata sugli immobili ai sindaci
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Franco Pacchiarotti
Italia Oggi
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