ROMA Roberto Maroni e Girolamo Sirchia che vogliono un fondo per gli anziani da 16 miliardi di euro, ma sì accontenterebbero anche di 4. Letizia Moratti che ne chiede 8,3 per la riforma della scuola e li pretende tutti, fino all'ultimo centesimo. Più 1.005 milioni nel 2004 per l'Università, 150 per la libertà di scelta dell'educazione, e 31 per i Conservatori e gli Istituti Musicali. E ancora: Giuliano Urbani che vuole il 3 del Fondo rotativo per le grandi opere, Antonio Martino che reclama l'1,5 del Pil per la Difesa, Franco Frattini lo 0,30 per la Farnesina, lo 0,23 per la cooperazione allo sviluppo. Lunardi che cerca 7,5 miliardi per le infrastrutture, Beppe Pisanu che reclama finanziamenti per la Polizia, ma anche per il Fondo Edifici di Culto, Maurizio Gasparri che pretende gli incentivi per l'acquisto dei decoder per la tv digitale, Stefania Prestigiacomo che vuole i mini-nidi, Lucio Stanca la digitalizzazione della pubblica amministrazione, Antonio Marzano interventi industriali per la siderurgia, l'automobile, il tessile, l'abbigliamento, la chimica, l'aerospazio, l'energia. Se ci si mette che nel bilancio 2004 non ci sono soldi, ma tagli di spesa ed entrate una tantum per 16 miliardi solo per non far sfondare al deficit il tetto del 3 del Pil, si capisce perché ieri a Giulio Tremonti sia saltata la mosca al naso con il ministro per gli italiani all'estero Mirko Tremaglia. Per carità. Prese ad una ad una tutte le richieste avanzate dai ministeri sono più che legittime. Più che utili, più che necessarie. Ma tutte insieme costerebbero la bellezza di 16 miliardi, che non ci sono a meno di non fare una manovra 2004 da 64 mila miliardi di vecchie lire. Roba da '92. E così a Tremonti, per chiudere l'assalto a una diligenza più vuota che piena, non è restato che chiudere il «Libro dei Sogni» delle richieste dei ministri e rinfilarlo in un cassetto, sganciandolo dal Dpef vero e proprio. Al titolare dei conti pubblici, Tremaglia aveva chiesto la completa parificazione del trattamento previdenziale degli italiani all'estero, un reddito minimo agli over 65, l'estensione delle agevolazioni fiscali sulla prima casa alle abitazioni possedute in Italia dagli italiani residenti all'estero, la possibilità di usufruire delle detrazioni in Italia e non all'estero. E ancora: il sistema telematico per l'anagrafe degli italiani all'estero, il rafforzamento della rete diplomatica consolare con le necessarie risorse umane, aumento dei finanziamenti alla stampa italiana all'estero e alla Rai per i programmi tv. E non è stato certamente il più esoso, n ministro della Scuola, Letizia Moratti, ad esempio, ha chiesto a Tremonti più di 20 mila miliardi di vecchie lire nel prossimo quadriennio. Per la riforma della scuola 546 milioni di euro nel 2004, 914 nel 2005, 980 nel 2006 e 1.004 nel 2007. Aggiuntivi rispetto ai 4 miliardi già stanziati dalla Finanziaria 2003, per un totale di 8.300 milioni di euro. Più il miliardo per l'università, qualche spicciolo per i conservatori, una quota del Fondo opere pubbliche per l'edilizia scolastica, 600 milioni di euro entro il 2006 per «garantire la libertà di scelta delle famiglie circa l'educazione dei propri figli». Dopo aver dovuto digerire lo stop del Parlamento alla cartolarizzazione delle case dei militari, per le quali gli affitti non coprono i costi di manutenzione, il ministro del Tesoro si è visto anche recapitare dal collega della Difesa, Antonio Martino, il finanziamento di un nuovo piano alloggi per i militari. Insieme alla richiesta di incentivi economici per l'arruolamento dei volontari, un'adeguata remunerazione del nuovo esercito professionale, l'avvio di uno o più Fondi di previdenza complementare per il settore. Fino al «rinnovo dei materiali e dei sistemi d'arma per colmare l'enorme divario tecnologico con gli alleati». Enrico La Loggia, nel suo contributo al Dpef, aveva fatto una bella premessa sul federalismo a costo zero per il bilancio pubblico. Ma poi è scivolato sulla montagna: 150 milioni di euro per il Fondo, 30 milioni per l'agricoltura montana, altrettanti per il sistema informatizzato, una defiscalizzazione più accentuata dei prodotti petroliferi, per finire con la richiesta di un aumento del 50 degli emolumenti per i dipendenti pubblici (sanità, scuola, sicurezza) che accettano di lavorare nelle comunità montane. Meglio se condito con una bella agevolazione per l'acquisto o l'affitto della casa. Il ministro dell'Ambiente, Altero Matteoli, non ha usato invece premesse di sorta, ma è stato il più preciso nel definire economicamente le richieste: 400 milioni per l'emergenza rifiuti, 10 per l'efficienza energetica, 20 per la difesa del suolo, 2 per il riordino della normativa. Al contrario del ministro della Giustizia, Roberto Castelli, che in nome del «vincolo di coerenza dei suoi piani con il Programma di Governo», ricorda a Tremonti che le sue richieste «non potranno che essere sostenute con adeguate risorse».