È mistero sul furto nella chiesa di Santa Maria in Domnica-più nota nella Capitale come "alla Navicella" - di uno scudo papale risalente a ben tre secoli fa. Un mistero che tuttavia non sembra aver sconvolto più di tanto il parroco e la comunità di fedeli del luogo di culto che impera sul colle del Celio. Tanto che il furto, denunciato regolarmente giovedì mattina ai carabinieri della Compagnia di piazza Dante, non si sa bene neppure quando sia stato compiuto. I ladri potrebbero aver messo a segno il colpo qualche giorno fa, fuggendo indisturbati e con tutta calma. Quello che sembra certo è che l'opera che richiama il simbolo dello Stato Pontificio, risalente al 1725, epoca in cui era Papa Benedetto XIII, fino a pochi giorni fa era custodita in questa chiesa fatta costruire nel IX secolo da Pasquale I. «Lo scudo papale, in legno e di dimensioni relativamente piccole rispetto a opere simili (circa sessanta per trentasette centimetri)», spiegano gli investigatori, «era custodita nella sagrestia del luogo di culto». Poi, all'improvviso, la sua sparizione. «La denuncia», spiegano i carabinieri che indagano sul furto, «è stata fatta giovedì mattina, ma il parroco, Don Sergio Ghio e il personale della sua segreteria non riescono a collocare la scomparsa dello scudo in un preciso termine temporale. Potrebbero essersene accorti anche dopo qualche giorno, quando ormai l'autore del colpo era al sicuro». A motivare la scarsa attenzione verso l'opera trafugata, secondo i carabinieri, potrebbe essere il fatto che lo scudo pontificio non è stato creato da un artista di fama, insomma era stato fatto da un anonimo. «Ma quello che sappiamo», precisano i militari, «è che lo scudo settecentesco rubato è catalogato tra i beni del ministero dei Beni Culturali e quindi ha comunque un suo valore storico». Dalla segreteria del parroco tengono invece a precisare che quello che è stato portato via dalla chiesa è «tutto sommato di poco valore». Ma se dalla parrocchia si tende a minimizzare quanto accaduto, alcuni particolari non sono di certo sfuggiti all'attenzione degli investigatori. Negli ultimi due mesi c'è uno strano movimento nella chiesa al Celio. Il luogo di culto, sarebbe stato molto frequentato, e non solo da credenti che si recavano alla messa della domenica o agli appuntamenti religiosi infrasettimanali. Da novembre infatti, nella chiesa davanti alla quale si innalza la fontana a forma di nave romana che secondo la leggenda fu trovata nei pressi del Colosseo, sono in corso lavori di restauro conservativo. Primo tra tutti quello di ritinteggiatura della facciata esterna, di pulizia dei marmi e di messa a norma dell'impianto elettrico. Inoltre, sono in rifacimento gli intonaci, con dei trattamenti anti-umidità sia alle navate laterali che alla sacrestia. Già, proprio alla sacrestia, dove ultimamente devono aver avuto accesso molte persone. Operai, italiani ed extracomunitari, e restauratori, che entravano senza problemi nella stanza dove era custodito lo scudo pontificio. E alcuni operai, secondo quanto riferito dai carabinieri di piazza Dante, sarebbero stati già identificati. Per ora dunque la pista battuta dagli investigatori è quella di un furto commesso da qualcuno che entrava quotidianamente, per lavorare, nella chiesa. Gli autori del colpo potrebbero addirittura aver spogliato la sagrestia dello scudo papale in pieno giorno, approfittando di un momento in cui non c'era nessuno. Ad agevolare il colpo potrebbe essere stata la dimensione relativamente piccola, e quindi facilmente occultabile, dell'opera. Il ladro infine sapeva che l'ingresso della sagrestia non era mai chiuso a chiave.
ROMA: Rubato scudo papale dalla "Navicella"
Un scudo papale risalente al 1725 è stato rubato dalla chiesa di Santa Maria in Domnica, nota come "alla Navicella", a Roma. La denuncia è stata fatta giovedì mattina, ma il parroco e il personale della chiesa non riescono a collocare la scomparsa dello scudo in un preciso termine temporale. I carabinieri che indagano sul furto ritengono che lo scudo potrebbe essere stato rubato da qualcuno che entrava quotidianamente nella chiesa per lavorare. La dimensione relativamente piccola dell'opera e il fatto che l'ingresso della sagrestia non era mai chiuso a chiave potrebbero aver agevolato il colpo.
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