LE REAZIONI "Sono solo buoni consigli" Il tavolo di concertazione si è riunito anche ieri e ha rinviato a gennaio la trasmissione del complesso normativo alla giunta -------------------------------------------------------------------------------- «Un insieme formalmente articolato ed elegante di buoni consigli», che però non è in grado di «governare efficacemente il territorio, né a livello regionale, né a livello provinciale, né a livello comunale». E il giudizio di Italia Nostra sul Pit, che - secondo lassociazione ambientalista - neppure «presenta i contenuti del piano paesaggistico. Ci immaginiamo la forza dei "buoni consigli" di fronte al potere economico grande e piccolo» ironizza Italia Nostra, che assieme al Wwf ha abbandonato da tempo il tavolo di concertazione che prepara il Pit, tavolo che si è riunito anche ieri e ha rinviato a gennaio la trasmissione del complesso normativo alla giunta per lapprovazione originariamente prevista in questi giorni. Al tavolo siedono invece in gran numero i poteri economici, rappresentanti di associazioni di categoria degli industriali, degli artigiani ma anche dal sindacato. A loro piace lo slogan che lassessore Riccardo Conti ripete ad ogni occasione per spiegare la filosofia del Pit: «Pianifichiamo un territorio che produca reddito e non rendita». E uno slogan che piacerebbe anche a Legambiente, lunica grande associazione ambientalista che rimane al tavolo della concertazione, se alle apprezzabili e raffinate enunciazioni di principio il Pit aggiungesse strumenti concreti. «E un concetto che andrebbe esplicitato meglio» dice Fausto Ferruzza, architetto-paesaggista e direttore regionale di Legambiente, che per lassociazione partecipa al tavolo di concertazione in Regione. Ferruzza accetta di spiegare con un esempio questa lacuna del Pit. Immaginiamo che si debba pianificare domani, a Pit già approvato e in vigore, lintervento di Bagnaia, che prevede la realizzazione di alberghi e residence, e che quindi, almeno in teoria, dovrebbe creare lavoro e reddito. «Il Pit - dice Ferruzza - non indica strumenti per impedire che qualche tempo dopo le attività imprenditoriali siano dismesse, alberghi e residenze vengano venduti a pezzi e si passi quindi ad una situazione di speculazione e rendita. Su questi aspetti il Pit è elusivo e descrittivo, non ha forza normativa». Legambiente dice di cogliere nel Pit «luci e ombre». Luce è sicuramente la decisione di inserire il principio della «contabilità ambientale» nella pianificazione, per cui si dovrebbero calcolare in anticipo le future ricadute degli interventi sotto il profilo idrico, idrogeologico, di consumo del territorio. «Ma anche questa previsione dovrà essere esplicitata da un regolamento di attuazione» dice Ferruzza. Cè poi la «valutazione integrata», che in fase di pianificazione impone di considerare le ricadute ambientali degli interventi assieme a quelle socio-economiche. E luce pure questa. Che però potrebbe trasformarsi in ombra scura. «Anche in questo caso bisognerebbe essere più chiari» spiega Ferruzza, «blindando ad esclusiva competenza delle istituzioni pubbliche la valutazione integrata in fase di pianificazione strategica. Grave sarebbe, ad esempio, se alla fase di stesura dei piani strutturali fossero ammessi i soggetti privati che sono portatori di interessi economici particolari». Non sembra, insomma, esserci distanza sostanziale di giudizio tra gli ambientalisti che partecipano alla concertazione e quelli che ne sono rimasti fuori. «Siamo usciti allinizio, prima di iniziare a discutere, perché volevano farci firmare un programma che non ci piaceva. Strano modo di concepire la concertazione» dice il leader toscano del Wwf Guido Scoccianti. «Il giudizio che diamo oggi del Pit? E vago, non cogente, debole, con concetti sviluppisti che non garantiscono crescita sostenibile e conservazione del paesaggio. E non ci dicano che questa posizione equivale a pretendere stasi e immobilismo».