A gennaio ennesimo avviso per liberare i locali. La struttura «esplode», non ci sta più uno spillo E' l'ennesimo accesso di un rappresentante dello Stato per sloggiare un ufficio dello Stato. Il 10 gennaio prossimo, un ufficiale giudiziario farà di nuovo accesso all'Archivio di Stato, in via Briantea, in un palazzo di proprietà privata. E' l'ennesimo accesso di un rappresentante dello Stato per sloggiare un ufficio dello Stato, un servizio pubblico. Ma si sa già, salvo imprevedibili colpi di scena, che non succederà niente, andrà come è sempre andata: l'Archivio resta al suo posto, fondi di inestimabile valore ed atti solo vecchi, ma pur sempre importanti, arredi e personale non finiranno in strada. Il Ministero per i Beni Culturali, in questi dieci anni, ha cambiato titolari più e più volte, verosimilmente anche direttori e dirigenti, negli organismi centrali e periferici, ma non è mai riuscito a risolvere il problema dell'Archivio di Como. In città sono stati dismessi siti e caserme, ma nessuno è risultato idoneo ed era risultato impraticabile anche un tentativo del Comune, forse l'unico, di trovar casa all'Archivio. Negli anni '90, quando era assessore alla cultura l'ingegner Franco Panzeri, aveva proposto il trasferimento nel chiostro di Sant'Abbondio, con la realizzazione di un grande contenitore deposito interrato e sembrava l'unica soluzione sia dal punto di vista logistico che dell'immagine e del prestigio. Le cose andarono diversamente e nessuna soluzione risultò poi concretizzabile. Era spuntata anche l'ipotesi di Palazzo Terragni, custodito e mantenuto in perfetta efficienza dalla Guardia di Finanza e dunque, volendo, immediatamente disponibile. Ma si sarebbero aperti altri problemi. Così, lo Stato continua a pagare un'"indennità di occupazione" superiore al canone d'affitto, per 1.400 metri quadrati,per spazi ormai esauriti. La proprietà vuol tornarne in possesso ed ha tutte le ragioni dalla propria parte. Periodicamente l'ufficiale giudiziario fa visita in via Briantea, impiega il tempo necessario per l'incombenza e rientra in attesa della prossima volta. Resta il fatto che l'Archivio di Stato non può più ricevere nulla: accoglie un fascicolo, sopratutto se è a rischio, ma decine di fascicoli non trovano posto. Comuni e altri enti li conservano per conto loro e l'auspicio generale è che nulla vada disperso o sia mal conservato: la Soprintendenza ai Beni Archivistici vigila. E' un Archivio ricchissimo, quello di Corno: conserva in copia documenti del Comune che risalgono al 1153 e l'archivio notarile data dal 1329. LA SCHEDA Il palazzo La proprietà del palazzo di via Briantea che ospita l'Archivio di Stato è privata. I proprietari da anni ne chiedono la restituzione. Lo Stato, però, preferisce pagare una salata indennità di occupazione piuttosto che trovare alternative Le alternative Dopo Sant'Abbondio, è stato scartato anche Palazzo Terragni
(Como) Lo Stato pronto a sfrattare... l'archivio di Stato
L'Archivio di Stato di Como è costretto a rimanere in un palazzo privato di via Briantea, a causa di una disputa tra lo Stato e la proprietà. L'ufficiale giudiziario fa regolarmente visita al palazzo per controllare la situazione, ma non ci sono soluzioni concrete per trasferire l'Archivio in un luogo più adatto. Lo Stato continua a pagare un canone d'affitto elevato per 1.400 metri quadrati, ma la proprietà vuole tornare in possesso del palazzo. L'Archivio di Stato conserva documenti storici importanti, tra cui quelli del Comune di Como risalenti al 1153 e dell'archivio notarile del 1329.
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