Occhi elettronici raddoppiati: da 100 a 190. In rete anche il museo di Boscoreale. In arrivo sistemi di controllo per le aree archeologiche di Ercolano, Oplonti e Stabiae Immagini a polizia e carabinieri Pompei. Raddoppiano gli occhi elettronici che sorvegliano il sito archeologico più conosciuto al mondo. Dalle iniziali cento telecamere, a vigilare sulle meraviglie dell'antica città romana ce ne sono adesso centonovanta. È diventato un sorvegliato speciale anche il museo di Boscoreale con le otto telecamere pronte a immortalare gli intrusi. E presto, già dalla prossima primavera, «quando la sala regia sarà allestita in uno degli edifici in corso di restauro - spiega Alfonso Nastri, responsabile del servizio sicurezza della soprintendenza archeologica di Pompei - anche Ercolano, Oplontis e Stabiae saranno messi in rete e videosorvegliati». Lungo il perimetro dell'area archeologica pompeiana, che si estende su 66 ettari, e in alcune delle case più importanti, (Venere in Conchiglia, Giulio Polibio, Menandro, Ceii, Profumiere) sono state installate complessivamente centonovanta telecamere. Le immagini, registrate ventiquattro ore su ventiquattro, e conservate per tre giorni, vengono trasmesse in tempo reale presso la sala di controllo del commissariato di polizia di Pompei e della compagnia dei carabinieri di Torre Annunziata. Oltre agli occhi elettronici che sorvegliano il prestigioso patrimonio archeologico per salvaguardarlo da ladri, vandali e turisti ossessionati dal possedere souvenir autentici, a far scattare l'allarme ci sono dei sensori a raggi infrarossi montati su tutta l'area da proteggere. L'impianto di telesorveglianza, negli ultimi anni, ha permesso al personale della soprintendenza e alle forze dell'ordine di bloccare diversi intrusi. Il fatto più eclatante risale a circa tre anni fa, quando, i carabinieri sorpresero, grazie alle riprese fatte dal sistema telematico, un pregiudicato di Napoli che, con una chiave, incise un cuore trafitto da una freccia e il nome della sua fidanzata sulla Venere in Conchiglia, uno degli affreschi più prestigiosi degli Scavi di Pompei, come pegno per la sua amata. Un turista inglese, invece, venne bloccato l'anno scorso all'uscita degli scavi perché era stato filmato mentre si impossessava di pezzi di mosaici da una parete del Foro. Per i due scattò una denuncia per danneggiamenti a opere d'arte. L'impianto di videosoveglianza, pur installato all'inizio degli anni Novanta e costato cinque milioni di euro, entrò in funzione, parzialmente, solo nel 2000. La sala regia è diventata operativa a pieno regime dopo l'incendio del novembre del 2003 che danneggiò l'intero impianto. Il ripristino del sistema rovinato dalle fiamme, ampliato con strumenti tecnologici di ultima generazione, è costato alla soprintendenza e alla società che cura la manutenzione cinquecentomila euro. Intanto ieri a Pompei la visita di Anna Maria Carloni. La senatrice ha annunciato l'impegno per promuovere l'assegnazione di fondi statali per il laboratorio di ricerche della soprintendenza.