Con la concentrazione di biossido di zolfo, ozono e biossido di azoto che superano i limiti in quattro campionamenti su quattro, l'Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano di Roma, a Piazza Venezia, risulta essere fra i più inquinati d'Italia. Questo il quadro dipinto da Legambiente nel dossier "Salvailmuseo", il monitoraggio sulla qualità dell'aria realizzato all'interno delle aree museali italiane, presentato in occasione della chiusura della undicesima edizione della campagna patrocinata dal ministero per i Beni e le Attività culturali, dal ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e con il contributo di Bialetti. Nella Capitale il limite di 5 microgrammi per metro cubo previsto per gli ossidi di azoto è stato superato all'interno dei musei di oltre dieci volte in un campionamento su 3; la situazione non è più rosea neanche per la concentrazione di biossido di zolfo, che sfora i limiti (1 ugmc) in tutte e quattro le centraline di campionamento in particolare è critica la situazione all'ingresso del museo dove le concentrazioni superano di più di otto volte il limite. Anche le concentrazioni di ozono risultano dannose in tutte e quattro i campionamenti, con superamenti che vanno tra 9 e 12 volte il limite di 2 ugmc. Erosione e scolorimento dei dipinti, sfibratura e opacizzazione dei tessuti, rigonfiamenti del legno, annerimento dei marmi, fragilizzazione e polverizzazione superficiale delle pelli sono gli effetti che particolato, ozono e gas acidi ogni giorno, inesorabilmente, provocano sui pezzi del nostro patrimonio artistico e culturale. L'Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano, quindi, è nella parte alta della classifica dei musei Italiani più inquinati. Ma fra le situazioni critiche nell'indagine nazionale di Legambiente compaiono anche la Galleria nazionale Palazzo Abatellis di Palermo (in pericolo per la concentrazione di ozono) e il Museo archeologico nazionale di Napoli (qui a preoccupare è il biossido di Azoto). «Anche i musei soffrono di smog, lo confermano le rilevazioni della campagna "Salvailmuseo" di Legambiente, gli inquinanti prodotti dal traffico cittadino non si fermano fuori dalla porta dei luoghi dove è conservato il nostro splendido patrimonio culturale», ha commentato Lorenzo Parlati, presidente Legambiente Lazio. «Quadri, sculture e anche gli stessi palazzi e monumenti si anneriscono vittime dell'inquinamento, a piazza Venezia dove abbiamo monitorato così come in tutto il centro storico fino ai Fori Imperiali e al Colosseo che ancora oggi è uno spartitraffico. Un motivo in più per tutelare l'area più importante della Capitale, individuata anche dall'Unesco come uno dei siti patrimonio dell'umanità, con provvedimenti di limitazione del traffico più allargati e nuove pedonalizzazioni». In ogni museo i rilevamenti sono stati effettuati attraverso campionatori passivi (passam) di ossidi di zolfo, ozono, ossidi di azoto. I campionatori sono stati esposti in quattro luoghi diversi: un posto all'esterno e tre posti all'interno delle stanze del museo. In questo modo è possibile rapportare l'inquinamento presente all'esterno con quello che penetra all'interno dell'edificio. «Con Salvalarte», spiega Cristiana Avenali, direttrice Legambiente Lazio, «abbiamo voluto anche mettere in evidenza la necessità d'investire di più sui beni culturali: ancora oggi sono 315 i siti archeologici e musei del Lazio chiusi al pubblico 39 su un totale di 816, che rappresentano una ricchezza importantissima da valorizzare e tutelare». Salvalarte ha avuto un enorme successo in tutto il Lazio, attraversato con oltre 20 tappe: dalla visita guidata storica sul tranvetto della Casilina a Roma al recupero del Vecchio Fontanile di campagna a Monterotondo, dalle passeggiate lungo le vie antiche al recupero del campanile di Cori. Un mese di appuntamenti e itinerari artistici realizzati con passione per sollecitare la tutela e la salvaguardia dei beni attivare sinergie e risorse per il loro recupero e la loro fruizione, nella convinzione che rappresentino la carta vincente per creare nuove forme di occupazione durevoli».
Tristi primati. I musei capitolini sono i più inquinati della penisola
L'Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano di Roma, a Piazza Venezia, è fra i più inquinati d'Italia, secondo il monitoraggio sulla qualità dell'aria realizzato da Legambiente. I campionamenti hanno rilevato concentrazioni di biossido di zolfo, ozono e biossido di azoto che superano i limiti previsti. La situazione è critica, in particolare all'ingresso del museo, dove le concentrazioni di biossido di zolfo superano di più di otto volte il limite. Le concentrazioni di ozono sono anche dannose, con superamenti che vanno tra 9 e 12 volte il limite.
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