QUADRI scoloriti, tessuti sfibrati e opachi, cornici di legno rigonfiate, marmi anneriti, pelli polverizzate. È l'effetto dello smog sul Museo Archeologico di Napoli, tra i più inquinati d'Italia secondo uno studio illustrato da Legambiente in chiusura dell'undicesima edizione della campagna "Salvalarte" dei ministero per i Beni culturali e dell'Ambiente. I rilevamenti nel museo napoletano sono stati effettuati con campionature di biossido di zolfo, ozono e biossido di azoto, all'ingresso e in tre diverse stanze. Sedici rilevamenti su sedici sono risultati fuorilegge, con valori più alti anche 25 volte il consentito (il picco riguarda gli sforamenti di biossido d'azoto, il cui limite è di 5 microgrammi per metro cubo). «Non solo smog e traffico aggrediscono i polmoni dei cittadini - il commento di Carmine Maturo, responsabile Turismo di Legambiente Campania - ma causano danni irreparabili al patrimonio artistico culturale. Sono perciò necessari maggiori controlli nell'area pedonalizzata e al tempo stesso si deve ragionare sul ripristino del senso unico di marcia intorno all'area pedonale del centro storico. Il museo deve poter partecipare al dibattito sul traffico, sul monitoraggio della qualità dell'aria all'interno e all'esterno del sito». Analisi in tre stanze: danni ingenti a marmi, quadri e cornici