Era stato presentato come un baluardo insormontabile, come il luogo nel quale tutto il patrimonio culturale del nostro Paese sarebbe stato dichiarato invendibile. Ma invece le indiscrezioni che trapelano sul nuovo Codice per i Beni culturali alimentano tante preoccupazioni. Una su tutte: l'ultima bozza, stilata da una commissione presieduta da Gaetano Trotta, stabilirebbe che hanno diritto alla tutela i beni «di interesse artistico, storico, archeologico o demo-etno-antropologico particolarmente importante». L'allarme è concentrato su quelle due paroline: "particolarmente importante". Alcune fra le principali associazioni ambientaliste e di tutela (Italia Nostra, Wwf, Fai, Assotecnici, Bianchi Bandinelli e Comitato per la Bellezza) segnalano la gravita di quella specificazione, resa ancor più inquietante dal fatto che la "particolare importanza" verrebbe sancita: da singoli decreti, uno per ogni bene. Se questo principio fosse confermato (la bozza non è definitiva, un testo completo giungerà entro la fine di luglio) salterebbe, denunciano le associazioni, tutto l'impianto della protezione di cui (i beni culturali godono in Italia almeno dal 1939, quando venne varata la legge Bottai). In particolare ,verrebbe stravolto il sistema che garantisce la tutela non del singolo monumento, più o meno celebre e prezioso che sia. Ma anche del tessuto storico e ambientale in cui il monumento è inserito. Senza contare il patrimonio cosiddetto minore: pievi, ville, cinte murarie solo per indicare una minima: campionatura dì ciò che rende l'Italia un museo a cielo aperto. Il nuovo codice, aveva assicurato il ministro Giuliano Urbani, avrebbe dovuto fugare i tanti dubbi emersi con la nascita della Patrimonio Spa, fissando ciò che lo Stato non avrebbe potuto vendere perché bene culturale. Ma, sostengono le associazioni, se il testo venisse confermato, non ci sarebbe neanche bisogno della Patrimonio S.p.A o di tutto il florilegio di Scip, le Società per la cartolarizzazione allocate in Olanda: basterebbe che un bene non fosse coperto da quelle paroline "particolarrnente importante" ed ecco che finirebbe sul mercato. Nei giorni scorsi è stato diffuso un duro sottoscritto da numerosi Accademici dei Lincei, che ricordavano gli obblighi di tutela la Costituzione impone allo Stato. Le associazioni, intanto, chiedono di incontrare ministro Urbani. E lo invitano a non legare il proprio nome a una riforma che rischia di far dimenticare i pericoli già notevoli, della Patrimonio Spa.
la Repubblica
18 Luglio 2003
È allarme per il codice di Urbani
FR
Francesco Erbani
la Repubblica
Il nuovo Codice per i Beni culturali, presentato come un baluardo per la tutela del patrimonio culturale italiano, ha generato preoccupazioni tra le associazioni ambientaliste e di tutela. La bozza del codice, stilata da una commissione presieduta da Gaetano Trotta, stabilirebbe che i beni di interesse artistico, storico, archeologico o demo-etno-antropologico "particolarmente importante" hanno diritto alla tutela. Le associazioni segnalano la gravità di questa specificazione, che potrebbe stravolare il sistema di protezione dei beni culturali e mettere in pericolo il patrimonio cosiddetto minore.
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