Restauri e parziale apertura ai visitatori dal 30 gennaio intervento d'urgenza e poi l'imperativo: manutenzione SOTTO c'è la volta della Domus aurea, le volte - per meglio dire - dell'immenso palazzo di Nerone. Sopra c'è il colle Oppio, con i suoi prati e i suoi arbusti. In mezzo le radici che si insinuano attraverso la terra nelle pietre antiche, provocando le fratture attraverso cui si insinua l'acqua. È questo una delle cause dei danni che le antiche vestigia subiscono per ingiuria del tempo. Ci sono, poi, i fori di aerazione e altri tipi di buchi, non ultimi quelli che praticarono nel '500 gli artisti rinascimentali che per primi scoprirono con stupore gli affreschi di età romana: amori e veli, personaggi mitologia e fantastici, fregi di stucco a foglia d'oro ed eroi. La luce, poi, che combinata con l'acqua aiuta il formarsi di vapori che distaccano l'intonaco, che fermo crescere l'alga verdina la quale a sua volta copre con il suo Strato umido gli affreschi che, da che erano di colori vividissimi, il rosso e il blu, ora sono pallida ombra che l'obiettivo fotografico coglie meglio dell'occhio umano. La visita al cantiere della Domus Aurea è insieme percorso affascinante e sofferenza. Sofferenza perché «Il degrado è aumentato negli ultimi 30 anni», non lascia scampo la diagnosi sullo stato della «volta dorata» della Domus Aurea dell'architetto Antonello Vodret, direttore tecnico dei lavori. Una passerella consente - durante i lavori in corso - di avvicinarsi a quel che resta degli affreschi ( e così sarà anche per i visitatori rigidamente contingentati quando dal 30 gennaio il tratto restaurato della Domus aurea sarà aperto al pubblico). I «killer», spiega l'architetto, sono stati la luce, l'acqua, il fumo delle fiaccole e anche l'aria. Racconta il processo per cui la volta si bagna con le infiltrazioni piovane, poi si asciuga con l'aria e ogni volta si perde qualcosa, perché la calce dentro gli affreschi prima si scioglie, poi si cristallizza e infine si dilava. «Ora - aggiunge - si tratta di impedire l'ingresso dell'acqua, ma sempre gradualmente per evitare i rischi di essiccamento e di dosare la luce artificiale, utilizzando tecnologie moderne d'ìlluminazione». Al centro della volta un grande affresco con Zeus e Ganimede andato completamente perduto «Lo possiamo ancora vedere - ha detto Ida Sciortino, vicedirettore dei lavori - nella riproduzione che ne fece Francisco de Hollanda esposta a Madrid all' Escorial». Sono 3 milioni, spiega il ministro Rutelli, i milioni stanziati dal governo attraverso la Protezione civile - la disgrazia, il rischio di crolli - ha portato con sé la procedura di urgenza. E 800mila euro sono, invece, i finanziamenti per Roma Capitale. C'è, sottolinea il sindaco Veltroni, una collaborazione ormai decennale tra ministero e sindaco di Roma (a parti invertite), sorride. Ma, nel vasto complesso archeologico, le potenzialità e i problemi non finiscono dove ci siamo fermati. Perché sul colle Oppio ci sono importanti resti delle Ter-me di Traiano, che l'imperatore fece costruire usando la Domus aurea come fondamenta, resti oggi non leggibili dal visitatore. L'obiettivo, spiega il sovrintendente Eugenio la Rocca è creare un percorso nel Parco che colleghi gli elementi oggi sparsi. E poi c'è l'incredibile discesa dalle ter-me verso la città Flavia, con il mosaico della vendemmia, magnifiche figure di pestatori d'uva che si muovono al ritmo di un suonatore di flauto. E la discesa, sull'altro versante verso l'affresco della "città dipinta", grande città fortificata sul mare con un tempio di Apollo e statue dorate. E l'altrettanto sorprendente mosaico del filosofo e della musa incorniciati dagli elementi architettonici di ima nobile casa romana.
Domus aurea l'alga killer copre gli affreschi
Il governo ha deciso di aprire al pubblico il tratto restaurato della Domus aurea, un palazzo di Nerone, a partire dal 30 gennaio. Il palazzo è stato danneggiato dal tempo e dalle infiltrazioni d'acqua, che hanno causato la perdita di affreschi e la rottura di mosaici. L'architetto Antonello Vodret ha descritto il processo di degrado come "sofferenza" e ha spiegato che la luce, l'acqua e il fumo delle fiaccole hanno contribuito a danneggiare gli affreschi. Il governo ha stanziato 3 milioni di euro per la restaurazione e 800mila euro per Roma Capitale. Il sindaco Veltroni ha sottolineato la collaborazione tra il ministero e la città di Roma.
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