È una buona notizia la riapertura della Domus Aurea. Sarebbe stata ottima se fossero arrivati nuovi fondi, oltre a quelli ampiamente annunciati. Ma soprattutto è di buon auspicio l'annuncio di un lavoro comune tra ministero per i Beni culturali e Campidoglio per la sistemazione dell'area dei Fori. Perché da quelle parti c'è bisogno urgente di buone notizie. L'allarme degli archeologi per la stabilità di una delle colonne del tempio di Nerva è solo l'ultimo di una lunga serie. Il Campidoglio si è impegnato a bandire un grande e ambizioso concorso internazionale per la sistemazione generale dell'area archeologica. Esiste già un progetto dell'architetto Massimiliano Fuksas, presentato in una mostra nel 2004: una idea forte e ardita, che prevede di ridurre la via dei Fori Imperiali a un ponte sugli scavi, con passerelle sospese sui ruderi e isole dove ospitare i servizi. Altri nomi di grande prestigio, da Portoghesi ad Aymonino si sono pronunciati per una gara che coinvolga progettisti da tutto il mondo perché «i Fori sono patrimonio dell'umanità». L'armonia d'intenti tra sindaco e ministro per i Beni culturali Veltroni e Ruttili si sono scambiati questi ruoli nel corso degli anni e ognuno conosce fin troppo bene il mestiere dell'altro è un'occasione da non sprecare se si vuole dare risposta alle tante urgenze dei Fori. A condizione che si cominci subito e con interventi concreti. Oggi sulla via Sacra, tra la casa di Augusto e la selva di tubi Innocenti che puntellano il Palatino perché il luogo dove è nata la civiltà romana non crolli, non c'è un cartello. Non una didascalia, una spiegazione che possa fermare lo sguardo sperduto di un turista, dare una risposta alle sue legittime curiosità, offrire un risarcimento al lavoro dei tanti che hanno contribuito a salvare queste memorie. Non una indicazione che faccia sapere al viaggiatore o al romano che Andrea Carandini da queste parti ha ritrovato-la capanna dell'VIII secolo dove ardeva il sacro fuoco di Vesta e la reggia dei primi re. Questo è il presente dei Fori Imperiali, nonostante lo sforzo generoso delle Soprintendenze. Perché allora, in attesa di un futuro luminoso quando si realizzerà la risistemazione generale di tutta l'area, non cominciare con una cosa piccola ma concreta? Perché non progettare subito un sistema di cartelli, in più lingue, rispettosi del luogo ma chiari e perfino belli a vedersi? Non sarà un'opera immortale, ma l'autore avrebbe il vantaggio non secondario di vederla realizzata da vivo. E saremmo così in tanti a dirgli grazie.