La promessa: collezioni indipendenti e legate ai territori La fusione fra Sanpaolo Imi e Banca Intesa incuriosisce il Wall Street Journal (versione europea) per un aspetto particolare e non strettamente economico che però si conquista la prima pagina del quotidiano finanziario: dall'unione dei ricchissimi patrimoni artistici dei due istituti di credito nascerà uno dei più grandi scrigni del mondo in fatto di quadri, sculture, ceramiche e quant'altro si è finora cumulato nei caveau oppure (spesso) nei corridoi e negli uffici o addirittura negli scantinati delle due banche. Il pur prestigioso Wsj sembra però equivocare sulle intenzioni del nuovo supergruppo quando lascia intendere che ci sarà un vero e proprio amalgama fra i due tesori d'arte; in realtà non succederà niente di tutto questo, perché le collezioni artistiche di Intesa resteranno distinte da quelle del Sanpaolo, al pari di quanto avvenuto con quelle della banche (per esempio il Banco di Napoli) e delle casse di risparmio (come la CariVenezia) via via assorbite dal Sanpaolo, collezioni che sono rimaste indipendenti e legate ai rispettivi territori, protette anche da specifiche clausole che vietano alienazioni; insomma non ci sarà, in ipotesi, il saccheggio del patrimonio artistico piemontese in direzione Lombardia in stile Napoleone, non vedremo file di muli carichi di opere d'arte attraversare il Ticino in direzione Est (e neanche viceversa). Se poi qualcuno pensasse che l'annunciato trasferimento di oggetti artistici per circa 3 milioni di euro dal Sanpaolo Imi alla sua azionista Compagnia di Sanpaolo (una transazione di cui dà conto il Wall Street Journal, senza spiegarne la ratio) fosse l'avvio di una vasta operazione per mettere le opere d'arte al sicuro dai barbari, il segretario generale della Compagnia, Piero Gastaldo, lo nega, visto che «si tratta solo dell'acquisto a titolo definitivo di oggetti già presenti nella nostra sede», per i quali è Stata fatta - in ogni caso - una valutazione da Christie's. Le banche italiane si sono poste da tempo il problema di come valorizzare le loro collezioni e adesso la fusione Intesa-Sanpaolo rappresenta un'ottima occasione per ripensare le strategie culturali. Negli anni passati, in corrispondenza dei processi di privatizzazione, si è scelta in prevalenza la strada di sottrarre i patrimoni artistici alle fondazioni azioniste (là dove presenti) per conferirli alle banche controllate; opzione (forse) non ottimale, perché le fondazioni sono attive nella cultura oltre che nel sociale e in teoria sarebbe stato più naturale per loro gestire le opere d'arte (attività che per gli istituti di credito non è proprio «core»). Anche nel gruppo Sanpaolo la Compagnia è stata pressoché svuotata di opere ma adesso ha un fondo di 11 milioni di euro per acquisire oggetti legati al territorio. Al di là di questo aspetto particolare, Gastaldo segnala che obiettivo del gruppo è «la fruizione pubblica delle opere», sia attraverso la loro offerta in comodato ai musei, sia tramite l'esposizione in mostre come quella a Palazzo Bricherasio a Torino, dove compaiono pezzi giapponesi che confluiranno nel Museo di arti orientali di Torino. Intesa è forse la banca italiana meglio organizzata in questo settore, anche grazie all'impegno personale del presidente Giovanni Bazoli, che fra le altre cose ha portato l'istituto a creare un suo museo nella sede storica del palazzo barocco Leoni Montanari a Vicenza. Un'altra testimonianza dell'impegno in questo campo è la ricchezza del sito di Intesa, dove si possono trovare immagini e dati essenziali di moltissime opere possedute. Il gruppo finanzia anche parecchie attività di conservazione e restauro. Nell'occuparsi di arte le banche assolvono pure a una funzione ereditata dalla storia, considerando ad esempio che la Compagnia di San Paolo è nata nel lontano 1563 e nei secoli ha commissionato parecchie delle opere che possiede. Sanpaolo e Intesa hanno almeno un grande Caravaggio a testa: «Le sette opere di Misericordia» e «II martirio di Sant'Orsola». Nelle sue collezioni, in cui sono confluiti i tesori d'arte del Banco di Napoli, della Carisbo, della Cari-Venezia, della Cassa di risparmio di Padova e Rovigo e di Friulcassa, il gruppo torinese vanta opere di Fontana e Max Ernst, di Balla e di Boccioni, di Carlo Carrà e di Ottone Rosai, e ha fra i suoi pezzi pregiati il «Ritratto di donna in rosso» di Federico Zandomeneghi. Intesa è forte nel Settecento Veneto, nell'Ottocento italiano, nell'arte contemporanea, ma anche nelle icone russe e nelle raccolte di ceramiche; il gruppo ha aggregato le collezioni delle banche entrate in famiglia, dal Mediocredito lombardo alla Banca cattolica del Veneto.
Dentro Intesa-Sanpaolo un tesoro d'arte mondiale
La banca italiana Intesa e la banca piemontese Sanpaolo si stanno fusi, creando un nuovo supergruppo finanziario. La fusione ha anche un aspetto culturale, poiché le due banche hanno collezioni artistiche ricche e legate ai loro territori. Tuttavia, non ci sarà un vero e proprio amalgama delle collezioni artistiche, poiché le opere d'arte di Intesa resteranno distinte da quelle del Sanpaolo. Le collezioni artistiche di Intesa resteranno legate ai loro territori e protette da specifiche clausole che vietano alienazioni. Il nuovo supergruppo finanziario ha anche un piano per valorizzare le sue collezioni artistiche, con l'acquisto di opere d'arte e la loro esposizione in musei e mostre.
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