CITTÀ DEL VATICANO Papa Ratzinger, teologo di fama, biblista di grido, ma anche attento studioso di architettura e urbanistica. Un talento tenuto nascosto fino a pochi mesi della sua elezione papale (il 19 aprile 2005), quando nella veste di Prefetto della congregazione per la dottrina della Fede (l'ex Sant'Uffizio) riporta alla luce il restauro con cui Luigi Vanvitelli, l'architetto capo della Reverenda Fabbrica di San Pietro, nella seconda metà del '700 evitò il crollo della basilica vaticana con un sistema di "contenimento" della cupola trami te 6 giganteschi anelli in ferro che bloccarono le pericolose lesioni che a poco più di un secolo dall'inaugurazione della basilica, stavano minando la stabilità del complesso. Anelli e strutture metalliche coniati nell'antica fabbrica delle Ferriere di Conca presso Latina un antico possedimento gestito dall'ex Sant'Uffizio dove veniva lavorato il ferro per lo Stato Pontificio e le regioni vicine, in particolare il Regno di Napoli e il Granducato di Toscana. È stato Ratzinger a rivelarlo per la prima volta a un convegno del 4 maggio del 2004 svolto a Conca, i cui atti però non furono più pubblicati per l'aggravarsi della malattia di Wojtyla e la successiva elezione di Ratzinger. Quel giorno, il cardinale presentò una ricerca fatta nell'ex Sant'Uffizio dall'architetto Ugo De Angelis, tecnico al comune di Latina, patrocinata dal sindaco Vincenzo Zaccheo ed organizzata dall'assessore al Turismo Enrico Tiero. Uno studio fatto per riportare alla luce "i luoghi della memoria" nell'agro pontino dove l'antico Tribunale dell'Inquisizione vaticana per provvedere al proprio sostentamento sovrintendeva a una serie di attività tramite la lavorazione del ferro utilizzando operai locali. Il restauro ricordò Ratzinger durò 5 anni, dal 1743 al 1748. «Fu un intervento provvidenziale», argomentò il futuro Benedetto XVI, «realizzato grazie a quei giganteschi anelli. Per cui oggi possiamo parlare della riscoperta di un altro aspetto dell'ex Sant'Uffizio; cioè quello d'essere stato una Istituzione che fornì anche le strutture architettoniche per salvaguardare i grandi monumenti minacciati dall'usura del tempo». In particolare, i danni che minavano la basilica verso la prima metà del 700 consistevano raccontò Ratzinger in preoccupanti lesioni sulla Cupola, lo zoccolone, i contrafforti, le finestre, i cerchioni del tamburo, il basamento e le cornici dell'attico». Ma a preoccupare ancora di più Vanvitelli furono «i contrafforti e la muraglia del tamburo che erano sottoposti alle sollecitazioni delle forze orizzontali esercitate dalla stessa cupola, strutture che avevano subite un'allarmante e significativa inclinazione verso l'esterno». L'installazione dei 6 anelli intorno alla cupola, «oltre ad arrestare l'insorgenza di ulteriori lesioni, scongiurò definitivamente il rischio di possibili collassi dell'intera basilica». Che così è arrivata fino ai giorni nostri senza ulteriori problemi.