Da Campofelice di Roccella a Bagheria, le battaglie della dirigente contro le speculazioni edilizie L'ultima minaccia, la lady di ferro della soprintendenza, l'aveva ricevuta più o meno un anno fa. Un'intimidazione via e-mail. Anche in quell'occasione furono auguri di buone feste carichi di livore, per chissà quale torto subito. Una notizia alla quale Adele Mormino aveva dato poca pubblicità, tenendola per sé e pochi colleghi, che certo non ha avuto la larga eco della testa di capretto che, con gesto di stampo mafioso, qualcuno le ha recapitato venerdì sotto casa. E la stessa sovrintendente, a caldo, fra le pressioni indebite sofferte durante il suo incarico ha citato solo l'irruzione in ufficio di un gruppo di precari di "Arte e Vita", cui la soprintendente aveva negato l'inserimento nei turni di custodia dei beni culturali siciliani. Piccoli e grandi atti inquietanti, che hanno accompagnato l'attività di una funzionaria descritta come severa e inflessibile dagli amici, troppo pignola da chi l'apprezza meno. E di un ufficio chiamato a tutelare non solo i monumenti di Palermo ma anche un territorio provinciale al centro di costanti tentativi di aggressione. Non è un caso che i carabinieri abbiano subito puntato le loro indagini sui fenomeni di speculazione edilizia. Non è un caso che la Mormino, poche ore dopo l'intimidazione, al cronista che gli chiedeva quali siano gli affari più importanti e delicati sui quali vigila di questi tempi la soprintendenza, abbia risposto con un invito ad allargare il campo: «Non pensate solo alla città, noi abbiamo competenza su tutta la provincia...». E la storia recente della soprintendenza di Palermo è anche la storia di aspre battaglie a difesa dei vincoli di natura storica ed ambientale. È la storia di dure contrapposizioni. Basti pensare al braccio di ferro di Campofelice di Roccella, dove l'ufficio diretto dalla Mormino ha bloccato i lavori per il restauro dell'antica torre sulla spiaggia e il ripristino del villaggio medievale: questo progetto approvato dal Comune, ha denunciato Legambiente, cela la realizzazione di 200 villini vicino al mare. Basti pensare alla vicenda del piano regolatore di Bagheria che aveva classificato come «B3» alcune zone vicine alla costa, legittimando le costruzioni abusive realizzate entro il vincolo dei 150 metri dalla battigia. E dando anche il via libera alla realizzazione di nuovi edifici nei lotti residui, sempre in prossimità del litorale. La soprintendenza si è opposta, malgrado il parere favorevole dell'assessorato regionale al Territorio. Sia il Tar che il consiglio di giustizia amministrativa, recentemente, le hanno dato ragione. Proprio sulla cementificazione delle coste, e in genere sui vincoli posti dalla soprintendenza su iniziative che hanno sede nella parte occidentale della provincia (un altro casus belli riguarda la cava di Roccapalumba) pare abbiano posto la lente i carabinieri. «Ma è impossibile stabilire quale atto, quale veto possa aver dato fastidio dice Francesca Spatafora, responsabile del servizio per i beni archeologici della soprintendenza La nostra attività ci pone costantemente a contatto, alcune volte in conflitto, con interessi legati al territorio». Certo, ci sono frontiere particolarmente calde in cui si esplica l'azione della soprintendenza: come la dismissione dei beni demaniali prevista dall'articolo 12 di una legge del '97 (la cosiddetta «Bassanini II») attorno alla quale gravano forti interessi specialmente in Sicilia. Una dichiarazione di «bene di interesse storico», da parte dell'ufficio, può impedire un business di rilevante dimensione. E il senso della lotta quotidiana della soprintendenza si può leggere anche attraverso gli atti vandalici che rallentano da qualche mese in uno scenario caratterizzato da contenziosi con le imprese l'attività del cantiere di Fondo Raffo, allo Zen, dove dovrebbe trovare sede il museo delle carrozze. Un funzionario rigoroso da un lato, un coacervo di interessi più o meno leciti dall'altro. Qui nasce il conflitto, che ora pone un interrogativo anche sul futuro della Mormino, la quale era stata in corsa per un posto da dirigente generale della Regione, prima dell'ultima rotazione di ottobre. «Speriamo solo che quest'episodio non determini un suo trasferimento», dice Lina Bellanca, uno dei dirigenti della sovrintendenza che hanno subito espresso solidarietà al capo. Anche nei piani alti dell'assessorato ai Beni Culturali c'è chi si stringe alla Mormino («Sì, in questi anni è stata lasciata troppo sola», afferma il capo di gabinetto Nino Scimemi) ma altri alti burocrati non escludono il suo utilizzo in altri ruoli, come il coordinamento e il controllo dei progetti realizzati con fondi europei. Ma lei, la soprintendente minacciata, non ha dubbi: «Vado avanti e non mollo».