Bisogna entrare senza timore reverenziale, senza farsi intimidire dai volumi antichi dei bellissimi saloni ristrutturati. Bisogna alzare lo sguardo e guardare negli occhi quelle donne e quelle madonne raffigurate nei quadri. La galleria nazionale dell'Umbria raddoppia, raddoppia lo spazio per la cultura. Ma è una cultura che appartiene al popolo umbro, che non viene dall'alto ma dalle radici: camminare per le stanze della nuova galleria nazionale vuol dire, soprattutto, fare una passeggiata nella storia che fa parte di chi vive e ha vissuto qui. L'inaugurazione, i numeri. Ieri c'è stata l'inaugurazione ufficiale delle nuove sale, alla presenza del ministro per i Beni culturali Francesco Rutelli, che ha segnato la fine di un percorso cominciato nel 1994, rallentato solo, nel 1997, dal terremoto che uccise sei persone e danneggiò moltissime opere d'arte: i metri quadri dedicati alle esposizioni raddoppiano, passando da duemila a quattromila, e così le sale espositive che erano prima 21, poi 23 e ora sono 40; 5 le sale per le esposizioni temporanee, una la sala convegni, una micro-gallery, (che era lo studio di Aldo Capitini, figlio dell'ultimo campanaro di Perugia, che viveva in due piccole stanze nella torre dell'orologio), spazi per la didattica delle scuole e una biblioteca specializzata. In questo modo salgono a 3000 le opere esposte, per un percorso storico che, ora, va dal 1200 al 1800 mentre prima si fermava al '500. Questo grazie agli 8 milioni di euro stanziati dallo Stato, in parte attraverso i finanziamenti ordinari, in parte attraverso i proventi dal gioco del lotto e al "regalo" fatto dal Comune di Perugia, che ha ceduto le stanze che erano degli uffici amministrativi per farne galleria e poter esporre tanti capolavori che erano chiusi in soffitta e che venivano portati alla luce solo durante le monografiche. Un "regalo" che il sindaco Locchi ha fatto valere, chiedendo al ministro Rutelli che venga mantenuta la promessa di concludere anche i lavori per l'auditorium di san Francesco al Prato. Uno sforzo di un milione di euro per il Comune e 3,5 per il ministero, che Rutelli ha promesso «verrà confermato». Il ministro, che ha poi "saltato" l'inaugurazione con il pubblico, perché si è dilungato moltissimo ad ammirare la nuova galleria nella prima parte della mattina, ha lodato «la collaborazione che c'è stata tra le istituzioni locali». L'inaugurazione ufficiale è avvenuta alla presenza, oltre che del ministro, del sindaco di Perugia, Renato Locchi, dell'assessore alla Cultura, Andrea Cernicchi, dell'assessore regionale alla Cultura, Silvano Rometti e della direttrice regionale per i beni e le attività culturali, Vittoria Garibaldi. Palazzo dei Priori riscopre la sua bellezza antica. Non solo capolavori di artisti umbri e del centro Italia. Le nuove sale della galleria nazionale dell'Umbria sono state riportate agli antichi splendori: i restauri hanno evidenziato le tessiture murari del palazzo e il suo percorso storico, di assemblaggio di edifici preesistenti. Per questo sono state riscoperte antiche volte, luoghi che prima erano chiusi, volumetrie antiche. Il primo nucleo del palazzo risale alle fine del Duecento, quindi di poco successivo alla Fontana Maggiore, che di Perugia è il simbolo e che troneggia nel mezzo della Piazza IV Novembre su cui si affaccia anche il Palazzo. L'ultimo corpo fu realizzato nel 1572; prima c' erano stati due ampliamenti, uno tra il 1317 e il 1333, di cui fa parte anche il bel portale restaurato proprio quest' anno; un altro nel 1429-1443, che comprende la sfarzosa Cappella dei Priori. Tra le "sorprese" che sono emerse dalla ristrutturazione, un finestra interna, che era stata coperta con un armadio, con vista mozzafiato sulla sala dei Notari: da lì probabilmente il priore controllava segretamente le sedute che avvenivano sotto. La Galleria Nazionale dell'Umbria, collocata nell'ultimo piano del Palazzo, fu inaugurata nel 1907, e diventò statale nel 1918. Si chiamò "Regia Galleria Vannucci", in onore di Pietro Vannucci, "il Perugino", poi cambiò il suo nome in quello attuale. La sua raccolta d'arte attingeva alle numerose testimonianze dell'arte umbra a partire dal Duecento-Trecento, periodo di grandissimo fervore culturale, fino agli splendori del Rinascimento. Cosa è cambiato. Sostanzialmente le prime sale, quelle che del terzo piano che contengono i capolavori del 2-300 sono rimaste le stesse. E' stata migliorata solo l'esposizione della prima sala. I cambiamenti cominciano al secondo piano, nelle sale nuove. Qui, ha spiegato la nuova direttrice della galleria, Tiziana Briganti, la prima novità è l'esposizione del Perugino «in maniera più ariosa». Da oggi si possono ammirare le opere che erano state esposte durante la mostra monografica e che venivano conservate in magazzino negli altri periodi dell'anno. Sono state incrementate le opere esposte nei periodi che vanno dalla metà del Cinquecento fino al 700. In più si possono ammirare disegni, piante topografiche tra cui quella di una città di Perugia che «stentiamo a riconoscere». La città, in quella pianta era ancora dominata dalla magnifica Rocca Paolina, prima che venisse distrutta perché simbolo di oppressione. Dunque, nelle sale storiche si possono continuare ad ammirare le opere di Duccio di Boninsegna, Taddeo di Bartolo, Gentile da Fabriano. Alcune sale sono dedicate ai maestri del primo Rinascimento (Beato Angelico, Benozzo Gozzoli, Piero della Francesca, Francesco di Giorgio Martini), mentre un ampio spazio è naturalmente dedicato ai maestri umbri come il Bonfigli, Cesare Caporali, Fiorenzo di Lorenzo fino al Perugino e al Pinturicchio, sul quale la Galleria allestirà una grande mostra alla fine del prossimo anno. Nelle nuove sale, invece, ci sono anche tre ricche sezioni destinate ai capolavori dell'oreficeria senese, alle celebri "tovaglie perugine" e ad una raccolta inedita di disegni di Federico Barocci. Il percorso si conclude con le sezioni del Seicento, Settecento e Ottocento, tra le quali una preziosa collezione di Luigi Carattoli. La sala più grande, la Podiani, resterà utilizzata per iniziative culturali e mostre temporanee. Il museo si è sistemato anche nell'atrio del Palazzo dei Priori, dove da ora sono stabilmente collocate le biglietterie ed il bookshop. Tra qualche mese l'atrio ospiterà anche gli originali bronzei del Grifo e del Leone, i simboli di Perugia, esposti in Galleria per una mostra su Arnolfo di Cambio ed in precedenza visibili nell'aula dove si riunisce il consiglio comunale. Le sorprese. Tra le "scoperte" che sono venute alla luce con 1a ristrutturazione di palazzo dei Priori anche un frammento della cinquecentesca Ultima cena di Giannicola di Paolo, allestita in quella che era la sala destinata a refettorio, la rappresentazione antica della città emersa dagli affreschi di Benedetto Bonfigli e dei preziosi pavimenti. "Gueststar". Evento tra gli eventi, sarà esposta per le vacanze di natale un'opera privata, che appartiene alla fondazione Guglielmo Giordano, il "Bambin gesù delle mani", unico frammento che è stato ritrovato fino ad ora dagli appartamenti dei Borgia. Ticket. Il biglietto d'ingresso alla nuova galleria è di 6 euro e 50 (inalterato rispetto a prima), ma sono previste riduzioni e anche ingressi gratuiti per diverse categorie di visitatori. Aldo Capitini. Sul soffitto ci sono gli stemmi delle famiglie dei priori, alla parete si vede, in controluce, l'orologio della torre di palazzo dei Priori. In questa stanza sono stati allestiti i computer per permettere una visita virtuale alla grande galleria. In quella stanza non ci si sente soli: era una delle stanze della casa di Aldo Capitini, uno dei massimi scrittori e filosofi del 900 che nasce in un'umile abitazione, quella dell'ultimo campanaro di palazzo dei Priori. Da lì, però, ha una visione privilegiata del mondo e della vita. Sarà proprio Capitini a descrivere quelle stanze in cui visse da bambino e a descrivere l'importanza che ebbero nella sua formazione. La sua figura e il suo pensiero ben si incastonano nel percorso, così legato alle tradizioni umbre, della nuova galleria nazionale umbra. Cultura business. Il ministro Francesco Rutelli non l'ha nascosto: un investimento così consistente sulla galleria nazionale, che si è concluso in un tempo relativamente breve, 12 anni, è stato fatto anche perché questi grandi spazi espositivi dovranno fare da calamità per l'economia di tutta la regione. Secondo il ministro i centomila visitatori l'anno che si fermano ad ammirare le opere esposte sono ancora pochi: questi nuovi allestimenti dovranno attirarne di più, molti di più. Un investimento sulla cultura che fa girare l'economia di un territorio che da indicazioni precise sulle scelte urbanistiche ed economiche di una città che vive soprattutto di turismo. L'immagine nel mondo. All'inaugurazione della nuova galleria nazionale erano presenti decine e decine di giornalisti della stampa italiana ed estera. Il tam-tam sulla nuova apertura è appena cominciato ma è già molto diffuso. Il Pinturicchio che verrà. Dopo quella del Perugino, la prossima esposizione di peso nazionale che verrà ospitata alla galleria umbra sarà dedicata al Pinturicchio. L'inaugurazione è prevista fra dodici mesi. Arte "democratica". Del modello umbro, lo ha ricordato la presidente della Regione, Maria Rita Lorenzetti, la Galleria è l'emblema anche perché incarna, secondo la presidente, «una visione democratica» della gestione, durante i secoli, dei beni culturali: le opere d'arte di cui è contenitore la Galleria non provengono da proprietà principesche ma furono commissionate da confraternite, ordini religiosi, chiese e conventi, articolazioni laiche del potere popolare. Non solo un museo, dunque, ma in qualche modo un segno di identità. Per questo, nessun timore "reverenziale": l'arte esposta fa parte del territorio, è di tutti i cittadini che sono nati qui.