Si tratta ormai del furto rituale natalizio, effettuato nelle chiese che espongono il presepe devozionale con pastori d'antiquariato. Che dire? Parlare di devozionalità ladresca? Di rituale assenza di pubblica sicurezza? Ebbene, ci sarebbe da affidarsi solo a Gesù Bambino, o nemmeno a lui, se la sacra immagine è violata in una città abbandonata a se stessa. Natale a Napoli è una cronaca quotidiana di persone scippate o ammazzate in pieno centro; è un accumulo di rifiuti dappertutto; è la latitanza di responsabilità delle istituzioni occupate solo alla solita piedigrottata di fine d'anno a piazza Plebiscito, intente a spendere cifre blu per promuovere canzonette da esportare in Cina, pronte a spalleggiare economicamente i propri clienti politici, in nome della «cultura», spesso contrabbandata nel segno della musica leggera, delle sceneggiate, del consumo mediatico. C'è da constatare negli ultimi dieci anni l'assenza di progetti culturali, di piani preventivi atti al contenimento dei rifiuti, alla salvaguardia dei cittadini dai tentacoli della camorra, dalla disperante disoccupazione giovanile, dall'aggressività di ladri sempre più audaci e impuniti, se si assiste a furti del patrimonio storico in pieno centro della città. Nulla è cambiato o cambia a Napoli, io non ricordo un degrado culturale simile fin dai tempi di Achille Lauro, visto che già si annunziano progetti miliardari per riattivare una Piedigrotta da cui, negli anni Ottanta, credevamo di esserci affrancati.