PERUGIA - Quando visitai, ragazzo, la Galleria Nazionale dell'Umbria, mi sembrò di entrare in un santuario dove si doveva stare in silenzio e camminare in punla di piedi, senza poter manifestare lo stupore che tanta vista suscitava. Francesco Santi, eccezionale, ma arcigno direttore, aveva sistemato da non molto gli spazi alti di Palazzo dei Priori: per l'epoca un buon allestimento, ma rimaneva l'aura di un luogo per iniziati. Nel 1994, dopo Cicinelli che avviò il discorso, fu Vittoria Garibaldi a curare la "nuova " Galleria: un museo praticabile dalla gente. Nel catalogo dell'evento nessuno scrisse di un ulteriore, possibile ampliamento, non più orizzontale, ma verticale. In realtà - qualcuno l'ha accennato all'inaugurazione -, qualcosa bolliva in pentola, ma i tempi non erano maturi neanche per gli auspici. Era Sindaco dal luglio del 1990 Mario Valentini al quale, pochi giorni dopo l'insediamento feci presente, fuori del Palazzo, con precisione nell'aereo che ci portava a Nizza (andavamo ad Aix en Provence, la città gemella, per una importante ricorrenza), la grande opportunità di concedere il secondo piano di Palazzo dei Priori, per fare una "grande " Galleria. Era il sogno inconfessabile che mi aveva confidato la Garibaldi, ma ne avrà parlato con chissà quanti altri e non se ne ricorderà. Valentini si rivelò non insensibile, anche se la proposta veniva da uno dell'opposizione. Poi feci una mozione in Consiglio comunale, che sarà agli atti, ma le resistenze furono tante e ci sono voluti due sindaci per arrivare alla Grande Galleria. Il Ministro Rutelli ha detto che 100.000 visitatori, quelli contati nell'ultimo anno, sono pochi. E ha ragione. Occorre dunque promuovere questo scrigno. Più di un milione di persone ce le avremmo a portata di mano: quelle che vengono a Perugia ogni luglio per Umbria Jazz e in ottobre per Eurochocolate, nessuna delle quali risulta che abbia visitato il museo. Eppure, almeno il pubblico del Jazz dovrebbe essere mediamente colto, ma non basta eseguire un concertino nella sala Podiani o regalare una tavoletta di cioccolato per incuriosire la gente; ci vuole qualcos'altro, che un bravo comunicatore può studiare agevolmente.