Marco Dezzi Bardeschi, lei ha firmato il progetto di conservazione del Palazzo della Ragione, ricorda il clima in cui nacque l'intervento? «A fine degli Settanta, con un parere del Ministero, si voleva abbattere il sopralzo teresiano del Palazzo, quello con i grandi oculi costruito nel XVIII secolo da Francesco Croce sotto Maria Teresa per destinare il Palazzo ad Archivio di Stato». Qual era il clima in città? «Molti erano a sostegno dell'abbatimento del sopralzo affinché si ricreasse un falso palazzo del Broletto. Paolo Portoghesi, allora preside di Architettura, ed io, riuscimmo a dimostrare come quel Palazzo recasse i segni di tutta fa storia di Milano, da quella duecentesca che lo fece nascere a quella settecentesca che lo aveva trasformato sotto gli austriaci. Quel Palazzo era un palinsesto con le tracce incise dai diversi secoli che andava conservato così come ci era stato tramandato. E ciò, dopo molte battaglie, accadde». C'è chi dice che sia un palazzo ruderizzato... «Noi non abbiamo ruderizzato nulla. C'è differenza tra rudere e palinsesto: questo è un testo che conserva tutti i segni lasciati da chi vi ha scritto». Cosa ne pensa degli interventi di rifacimento? «Quelli che nell'ultimo "Bollettino d'arte", presentando la ricostruzione di San Giorgio al Velabro, sostengono un ritorno al rifacimento dovrebbero tacere. Al Battistero di Parma dell'Antelami si è portata via la patina; il Broletto di Brescia è stato ripristinato in un'improbabile forma medievale. Chi si accontenta di un surrogato al posto dell'originale faccia pure. Ma non possiamo consentire di teorizzare, magari per legge, che la copia sia come un documento autentico. Se uno vuole un'Italia di monumenti rifatti lo faccia pure. Ma è un atto di irresponsabilità etica: c'è differenza tra conservare e restaurare». Da Roma non sopportano neppure che si aggiunga, ove necessario, della nuova architettura, come la sua scala di sicurezza al Palazzo della Ragione. «Non amano il nuovo perché sono dei nostalgici. Vogliono rifare ciò che non c'è più e non vogliono che si faccia il nuovo. Hanno gli occhi di dietro anziché davanti».
Dezzi Bardeschi: no a un'Italia di monumenti rifatti
Marco Dezzi Bardeschi, architetto, ricorda il clima in cui nacque il progetto di conservazione del Palazzo della Ragione. A fine degli anni '70, con un parere del Ministero, si voleva abbattere il sopralzo teresiano del Palazzo, costruito nel XVIII secolo. Molti erano a sostegno dell'abbatimento, ma Dezzi Bardeschi e Paolo Portoghesi riuscirono a dimostrare l'importanza storica del Palazzo. Dopo molte battaglie, il Palazzo fu conservato. Dezzi Bardeschi critica gli interventi di rifacimento, come la ricostruzione di San Giorgio al Velabro e il Broletto di Brescia, che sostengono un ritorno al rifacimento.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo