MARTEDÌ, 19 DICEMBRE 2006 Pagina XIII - Napoli Elefante LUCIO IACCARINO -------------------------------------------------------------------------------- MARTEDÌ, 19 DICEMBRE 2006 La Repubblica, Napoli LANALISI ------------------------------------------------------------------ Organizzatori di tutto il mondo, unitevi. È questo lo slogan che meglio riassume latmosfera prodottasi in due importanti appuntamenti del settore delle politiche culturali tenutisi nei giorni scorsi. Lunedì 11 dicembre, presso lauditorium del Palazzo Reale di Capodimonte, è stato presentato il Rapporto sulleconomia dei Beni culturali in Campania (edizioni Electa, acquistabile in libreria). Mentre giovedì 14 e venerdì 15, il Palazzo delle Arti di Napoli è riuscito a catalizzare, intorno al tema della documentazione e della ricerca sui nuovi linguaggi dellarte contemporanea, rappresentative esperienze espositive internazionali. Segno che le pratiche museali e lallestimento deventi culturali possono davvero affermarsi come potenziali nodi nevralgici dello sviluppo economico cittadino e regionale. La speranza è che non si tratti di una settimana da leoni, con lauspicio che allinternazionale dellorganizzazione della cultura faccia seguito una riflessione continua, in grado di spronare gli attori che popolano luniverso culturale, spingendoli verso un impegno sistematico e sempre più professionalizzato. Linvito allunità riassume bene uno dei motivi di vanto ostentati dalle giunte di centrosinistra che hanno governato Napoli e la Campania nellera Bassolino. Ma, a ben vedere, al di là delle retoriche celebrative, il quadro dei risultati ottenuti dal settore culturale non è affatto rassicurante. Né tutti i motivi dincertezza sono imputabili alle scelte di governo degli ultimi quindici anni, così come importanti sono stati gli sforzi, negli ultimi tre lustri, per risollevare le sorti del settore, attingendo più di recente a importanti quote dei fondi strutturali. Scorrendo il Rapporto sembrerebbe che leconomia dei beni culturali campani assomigli a un elefante con i tacchi a spillo, tanto per le sue imponenti dimensioni che per le punte di eccellenza internazionale che ne elevano la portata e lo sguardo. Le punte che innalzano il rendimento del settore sono i progetti in costruzione come il Pan e il Madre, affiancati da sistemi che hanno già dimostrato tutto il loro potenziale come il Museo di Capodimonte e quello più futuristico di Città della Scienza. Questa visione napoletanocentrica dellorganizzazione artistica campana è avvalorata da un flusso di presenze che per il 60 resta in provincia di Napoli, lasciando il 30 a Salerno con un resto marginale suddiviso tra le altre province campane. Lelefantiasi organizzativa è dettata dallimpressionante quantità degli addetti ai lavori che, complessivamente, sfiorano le 38.000 unità. Il dato ci ricorda quanto i beni culturali siano stati, fino ai primi anni Novanta, unimportante valvola di sfogo per le esose assunzioni clientelari nella pubblica amministrazione campana. Circa i due terzi dellimponente esercito è impiegato in compiti quali la guardiania, la custodia e lassistenza amministrativa, con una carenza rispetto al vero e proprio management della cultura, tanto da collocare la nostra regione in fondo alla classifica nazionale che valuta il peso del personale dirigenziale. Paradossale appare, allinterno del campione, quel 20 di strutture che fanno registrare «episodi di chiusura di parte degli spazi espositivi a causa della mancanza di personale»; drammatiche sono anche la dotazione delementi architettonici in grado di facilitare il godimento dei beni da parte dei portatori di handicap; così come carenti si presentano «le strutture di servizio per i visitatori», con servizi informazione che coprono soltanto la metà del campione dei musei censiti nel Rapporto; e anche la comunicazione non incontra il favore degli utenti fino a rendere meno visibili le stesse punte progettuali di maggiore efficacia come Campania Artecard. Di veramente moderno si presenta invece lo strumento di rilevazione, messo a punto dalla Scabec (la Società campana beni culturali), sebbene le opinioni sulla necessità di avvalersene, vanno dallentusiasmo del direttore generale per i beni e le attività culturali della Campania De Caro, al gelo del soprintendente del polo museale campano Spinosa, convinto che le risorse investite in questa presunta modernità avrebbero potuto coprire voci ben più importanti. Ma è dallinternazionale della cultura (First International Forum on Documentation and Contemporary Languages del Pan) che giungono i messaggi più interessanti sul ruolo che i presidi museali possono svolgere nella rinascita civile dei territori. Più in particolare, il raffronto con altri centri di documentazione nazionali e stranieri, ha riportato in auge non soltanto il forte valore pedagogico dellarte ma anche le diverse strategie per entrare nella vita comunitaria, sviluppando percorsi di costruzione artistica condivisa con i cittadini. E Napoli ha mostrato tutto il suo potenziale interpretativo, fino ad assumere nel contributo di Giuliana Bruno (Atlante delle emozioni. In viaggio tra arte, architettura e cinema, Bruno Mondadori, 2006) il gradino più alto, attestandosi come vero e proprio punto di vista metodologico, per quanti sono alla ricerca di itinerari concettuali nel mondo della cultura.
EVENTI CULTURALI: Un elefante sui tacchi a spillo
Il Rapporto sulleconomia dei Beni culturali in Campania è stato presentato a Napoli. Il rapporto mostra che l'economia dei beni culturali campani è complessa e che ci sono punti di forza e di debolezza. I progetti in costruzione come il Pan e il Madre sono tra i punti di forza, ma ci sono anche problemi come la carenza di personale e la mancanza di strutture di servizio per i visitatori. L'internazionale della cultura ha mostrato che i presidi museali possono svolgere un ruolo importante nella rinascita civile dei territori. Napoli ha mostrato il suo potenziale interpretativo e ha contribuito con un contributo di Giuliana Bruno al gradino più alto.
Artista / Persona
Bene culturale
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