E' uno dei siti archeologici più visitato al mondo, meta «obbligatoria» per i turisti in arrivo in Campania. Da qualche giorno l'area degli Scavi di Pompei, in provincia di Napoli, ha un motivo di attrazione in più. Il Lupanare, uno degli edifici più conosciuti e gettonati, è infatti stato riaperto al pubblico dopo un intervento di restauro che ha interessato le strutture architettoniche in una prima fase, e, successivamente, gli apparati decorativi. Il restauro è stato realizzato dalla Soprintendenza archeologica di Pompei con fondi erogati dalla Compagnia San Paolo di Torino, nell'ambito del «Progetto Attice» che prevede il restauro e la messa in sicurezza dell'intera area. Il Lupanare, la cui denominazione deriva dal termine «lupa», che in latino significa «prostituta», era il più importante dei numerosi «bordelli» di Pompei, l'unico costruito con questa precisa finalità. Gli altri erano infatti di una sola stanzetta, spesso ricavata al piano superiore di una bottega. A Pompei c'erano circa venticinque «case di tolleranza», quasi tutte poste presso un incrocio di strade secondarie. La visita al Lupanare è da sempre una meta fissa per i visitatori di Pompei. La scabrosità delle immagini riprodotte sugli affreschi, soprattutto in passato, rappresentava per i turisti un vero e proprio tuffo nell'eros, durante la tradizionale passeggiata all'insegna della cultura e della storia. Il luogo ha anche ispirato alcuni film. In un «Totò cerca pace», si vede il divertente tentativo del protagonista di entrare in tutti i modi nell'edificio «proibito» alle donne, senza ottenerne il permesso dalla moglie (Ave Ninchi). Il Lupanare è un piccolo palazzo ubicato all'incrocio di due strade secondarie, costituito da un piano terra e un primo piano collegati da una stretta rampa di scale. Era destinato, al piano terra, alla frequentazione di schiavi o delle classi più modeste.