NOVELLARA. Nel teatro della Rocca gremito di cittadini e di autorità, ieri mattina hanno presentato il nuovo museo Gonzaga il sindaco di Novellara Raul Daoli, la direttrice dei servizi culturali dell'Ibc (Istituto regionale per i Beni culturali) Laura Carlini, la direttrice del museo Elena Ghidini, Un museo quello gonzaghesco arricchito dai nuovi materiali nel frattempo acquisiti dal Comune, da un nuovo allestimento decisamente suggestivo (curato da Cesare Mari con la consulenza storico-artistica di Massimo Piromdini), dal recupero di frammenti dimenticati di affreschi e decorazioni nelle quattordici sale del 500esco appartamento comitale nell'ala nord della Rocca, ora sede del museo; già ricco di camini di marmo di Verona, soffitti lignei decorati, fregi e decorazioni a festoni e grottesche di Lelio Orsi e dei suoi allievi. Superato l'impatto con le lamiere arrugginite della loggia, si accede al museo dal piccolo locale con il soffitto decorato come nell'allestimento precedente. Sulla destra la biglietteria, il bookshop e una sala didattica. A sinistra, nella prima sala del percorso espositivo si trovano gli affreschi romanico-bizantini, datati 1280, strappati nel I960 dall'abside della chiesa di San Giovanni della Fossa e recentemente restaurati. Ci dovevano essere due nuovi pezzi forti del museo: le due testine romaniche del I secolo, ritrovate nel 1996 in località Serravalle; dopo la pulitura incomprensibilmente finite nel museo del capoluogo; per cui nelle bacheche appositamente preparate, al posto degli originali, c'erano due misere fotografie. Le due sale successive sono dedicate a Lelio Orsi, per una vita artista di corte dei Gonzaga: con i 18 pezzi del grande ciclo pittorico proveniente dal Casino di Sopra, il dipinto di piccole dimensioni ma di grande pregio raffigurante l'Annunciazione e uno dei preziosi arazzi che nel Cinquecento adornavano le sale della Rocca. Nelle sale successive: la galleria dei ritratti dei Gonzaga di Novellara, altri quadri e dipinti di scuola emiliana dei secoli XVI, XVII e XVIII. Rimangono da restaurare le due sale destinate ad accogliere la raccolta di vasi da farmacia dell'ex convento dei Gesuiti che resteranno ancora per qualche tempo nel torrione di sud-est della Rocca.