II percorso della statua dall'Ennese in California, passando per la Svizzera PALERMO, Successo della manifestazione "Tutti in piazza per la Venere", organizzata dall'Assessorato regionale ai Beni culturali, ambientali e alla Pubblica Istruzione, in collaborazione con il Comune di Aidone. La pioggia non ha fermato le centinaia di persone che hanno affollato il Palazzo comunale di Aidone, vista l'impossibilità, causa condizioni atmosfe-riche, di raggiungere l'area archeologica. Striscioni inneggianti al ritorno della Venere, attualmente esposta al Paul Getty Museum di Malibù, lettere accorate dei ragazzi delle scuole di Aidone, messaggi da parte del ministro per i Beni e le Attività culturali, Francesco Rutelli. del presidente della regione, Salvatore Cuffaro, del presidente del Fai, Maria Giulia Crespi, di Vittorio Sgarbi, dall'ambasciatore americano in Italia, Ronald Spoglio, del soprintendente di Pompei, Pietro Guzzo, e di numerose altre associazioni culturali, appelli al governo regionale e nazionale perché si adoperino per riportare la statua in Sicilia: tutto questo è stato Aidone per un'intera mattina. «Per la prima volta - ha detto l'assessore regionale ai Beni culturali, ambientali e alla Pubblica Istruzione, Lino Leanza - siciliani di tutte le età sono scesi in piazza per l'arte, un successo senza precedenti. La strada più agevole per riportare la Venere in Sicilia è quella di una forte collaborazione con il museo americano ma accelerando al massimo le ulteriori indagini scientifiche che il Paul Getty ha richiesto. La gente ha capito che la vera ricchezza viene dal nostro patrimonio culturale e che proprio la tutela e la sua valorizzazione rappresentano il nuovo modello sviluppo in grado di produrre economia: non possiamo deluderla». «La manifestazione di piazza mi sembra un utile strumento sia per far riflettere sulla piaga costituita dal commercio illecito di opere d'arte, sia per chiedere la restituzione della Venere» afferma il presidente della Regione in un messaggio inviato ai partecipanti. «Mi fa molto piacere - aggiunge - che questo grido venga proprio dalla gente, dai siciliani consapevoli dell'importanza di un patrimonio artistico immenso come il nostro che va tutelato e valorizzato». «Per questa ragione la nostra collaborazione con il Paul Getty Museum sarà massima: con l'istituzione americana vogliamo chiudere al più presto un accordo che riporti in patria la Venere». «Inoltre mi preme manifestare il mio plauso alla Guardia di Finanza e ai carabinieri del Nucleo Tutela del patrimonio artistico per il lavoro che da anni svolgono in questo delicato settore e per i successi conseguiti». Da contrada San Francesco, nell'ennese, al Paul Getty museum di Malibu, in California passando per la Svizzera: questo il viaggio transoceanico che la Venere di Morgantina avrebbe fatto, spezzata in tre parti, nelle casse di trafficanti di opere d'arte alla fine degli anni Settanta e ora oggetto di contesa tra l'Italia e gli Stati Uniti. A ricostruire la cronistoria della statua greca del quinto secolo, Silvio Raffiotta, magistrato della Corte d'appello di Palermo e storico della Sicilia antica, il quale non ha dubbi sulla provenienza della Venere «dall'area centrale della regione, opera di artisti greci o autoctoni che hanno importato dalla madre patria il marmo pario con cui sono state realizzate la testa, le braccia e le mani mentre il busto è in pietra calcarea, secondo la tradizione degli aeroliti, statue realizzate con materiali diversi». La Venere, secondo la ricostruzione storica di Raffiotta, è stata trovata e trafugata da «tombaroli» che nel 1977 effettuarono in contrada San Francesco scavi clandestini «durante i quali vennero alla luce un santuario dedicato a divinità della terra. Per questo penso, inoltre, che la statua non rappresenti una Venere ma Demetra o Persefone». La scultura, alta più di due metri e probabilmente policroma, come dimostrano residui di azzurro e rosso delle vesti «ha preso il volo per la Svizzera - spiega Raffiotta - dove un cambiavaluta di Lugano, Renzo Canavesi, l'ha venduta per 400 mila dollari a Robin Sjmes che, a sua volta, da Ginevra l'ha spedita al Paul Getty Museum di Malibu che l'avrebbe acquistata per 18 milioni di dollari». Nel 2000 sulla Venere è stata effettuata un'indagine petrografica, una sorta di dna che, dice Raffiotta, «ha confermato la provenienza dell'opera dalla Sicilia centrale. In più l'ex direttore del Metropolitan Museum di New York, Thomas Hoving, nel libro "II re dei confessori" ammette che la statua è stata rubata durante gli scavi di Aidone». Adesso potrebbe prepararsi per la statua il viggio di ritorno, Con volo diretto.
Si tratterà col Getty Museum il ritorno in Sicilia della "Venere"
Aidone, in Sicilia, ha ospitato una manifestazione per la restituzione della Venere di Morgantina, una statua greca del quinto secolo a.C. che è stata trafugata negli anni '70 e ora è oggetto di contesa tra l'Italia e gli Stati Uniti. La manifestazione, organizzata dall'Assessorato regionale ai Beni culturali, ambientali e alla Pubblica Istruzione, ha visto la partecipazione di centinaia di persone, tra cui scrittori, artisti e politici. La statua, alta più di due metri, è stata trovata e trafugata da tombaroli in Sicilia e successivamente venduta in Svizzera e poi negli Stati Uniti.
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