L'area è «a rischio archeologico» e il progetto non è stato preventivamente fornito agli uffici. CAGLIARI. Stop ai lavori del palazzo Aymerich. Lo ha deciso la sovrintendenza ai Beni archeologici, ma si tratta di un blocco momentaneo. «Il Castello - spiega Donatella Mureddu, della sovrintendenza - così come diverse altre zone della città sono considerate "a rischio archeologico". In questi casi tutti i progetti che comportano degli scavi dobbiamo preliminarmente vederli anche noi, altrimenti non possono iniziare. Mentre gli elaborati relativi all'intervennto sul palazzo Aymerich non ci sono stati mandati». A suo tempo l'organismo preposto alla tutela del patrimonio archeologico aveva esaminato tutto il piano attuativo dell'area, ma non il progetto specifico. "Una volta visionate le carte su questo intervento - continua Mureddu - i lavori potranno continuare, probabilmente dalla prossima settimana. Ad ogni modo sia i lavori relativi ai parcheggi sotterranei, che lo sgombero delle macerie dovranno essere fatti con la nostra presenza". Un punto a favore degli ambientalisti e di tutti coloro, cittadini e forze politiche, che hanno chiesto una maggiore attenzione in rapporto a questo intervento. Nello stesso tempo, però, non si tratta ancora dello stop richiesto da questi ultimi: per sedersi attorno a un tavolo e verificare se è possibile salvare la «trama storica» dell'edificio "in modo da conservare la testimonianza della memoria che il palazzo ha prodotto negli anni». Istante fatte l'altro ieri durante il dibattito pubblico promosso nella circoscrizione del centro storico e presente in una mozione depositata in consiglio comunale dall'opposizione. In particolare, inoltre, Enrico Murgia, ingegnere e presidente della commissione all'Urbanistica del parlamentino dei vecchi quartieri, aveva chiesto se è possibile salvare, nella ricostruzione, «un qualcosa che permetta di testimoniare la trama storica dell'edificio". Un problema, aveva risposto uno dei progettista, Francesco Atzeri, che andrebbe posto alla proprietà e all'ente pubblico in quanto i costi sarebbe più alti, mentre l'accordo di programma che aveva chiuso l'iter sulla predisposizione dell'opera (siglato tra il Comune, le due soprintendenze ai beni archeologici e monumentali, e il settore paesaggio della Regione), aveva dato l'assenso a questo intervento. E il ripristino totale era stato prtevisto solo per il portico Laconi. Intanto il Gruppo di intervento giuridico ha presentato un esposto contestando le autorizzazioni che sono state rilasciate per quel tipo di lavori. "Tutta via dei Genoversi - spiega lo scrittore Giorgio Todde - è ricca di stalle che partono dal Settecento in un percorso temporale a ritroso. Lo stesso architetto Cima quando nell'Ottocento ebbe l'incarico per il piano regolatore di Cagliari conservò, per questa via, una parte dell'impianto medioevale. Anche in altre abitazioni, i cittadini hanno confermato l'esistenza di stalle sotterranee molto antiche". Nello stesso tempo in termini formali sembra tutto in regola: la zona è infatti definita tra le "C2 S2", ovvero aree attualmente vuote seppure storicamente edificate e di particolare rilevanza per il tessuto urbano. Il che significa che l'intervento non deve superare la cubatura precedente (sei piani secondo una ricerca su elaborati catastali), ma permette la costruzione di un edificio totalmente nuovo. E questo perchè la zona viene considerata area attualmente vuota come indicato nel piano quadro del centro storico, mentre così non è: nell'area del palazzo Aymercih ci sono interi settori di mura e cantine e archi. Sulla base delle norme vigenti, come ha precisato l'altro ieri l'assessore comunale Gianni Campus (Urbanistica e ambiente), c'erano due possibilità di fare l'intervento sul palazzo Aymerich: "La prima: demolire, rimuovere e ripulire, e su questo vuoto realizzare un edificio nuovo. La seconda: realizzare una ricostruzione parziale di ciò che era rimasto in piedi". Ma è stata scelta la prima strada. Nel secondo caso i materiali presenti sarebbero dovuti essere rimossi per venire classificati e poi procedere a un progetto di parziale restauro. Il tutto, naturalmente, avrebbe avuto un costo molto più alto. Ed è per questo che l'opposizione comunale ha chiesto che intervenga l'amministrazione, magari cedendo alla proprietà una parte dei quattro appartamenti del palazzo (che secondo l'accordo di programma andranno all'amministrazione) in cambio di un intervento più leggero e che salvaguardi una parte della trama storica dell'edificio. Ma su questo aspetto, per il momento, tutto tace.