«Il tempo delle modelle negli studi dei pittori è remoto come i giardini di Babilonia». Perentoria e almeno in parte arbitraria, la frase di Guido Ceronetti tocca malgrado tutto uno dei fenomeni più tipici dell'arte contemporanea. Benché molti pittori continuino a rivolgersi alla sua nuda e muta presenza, poco sappiamo ormai di quella presenza femminile che per millenni sigillò autore e opera in un nodo indissolubile. Poco è rimasto delle interferenze che la sua azione (tanto paradossalmente passiva) instaurò nel rapporto tra artista e creazione. Gli atelier sono andati svuotandosi, e in qualche modo è come se il tramonto del figurativo abbia coinciso con la liberazione di quei corpi, come se la nozione di arte astratta abbia sciolto i vincoli dell'ultima forma di schiavitù residua: la schiavitù della referenzialità. Mi è venuto spontaneo tornare a questi temi, riflettendo sulle difficoltà che sta attraversando l'Accademia delle Belle Arti di Roma. La sua specificità, infatti, consiste appunto nel proporre quel contatto diretto con la materia che l'università, data la sua impostazione più teorica, non consente. Gli studenti dell'Accademia, insomma, sono chiamati a sviluppare una capacità essenzialmente pratica, la stessa su cui, tutto sommato, si basa la nozione di arte: basti pensare al ruolo della bottega nella pittura italiana ed europea. Ciò non significa che essi non abbiano avuto docenti di rango anche sul piano critico, come dimostra il fatto che negli anni passati, tra la sede di piazza Mignanelli e quella di via Ripetta, si siano avvicendate figure di studiosi e artisti come Alberto Boatto, Nello Ponente e Toti Scialoja. Lo ricordava qualche tempo fa Gianni Dessì, che insieme ad altri ex allievi dell'Accademia espone in questi giorni a Villa Medici in una mostra dedicata agli atelier di San Lorenzo. Lo scopo dell'istituto da un lato, la sua storia dall'altro, spiegano quanto grave sia la crisi che esso si trova adesso ad affrontare. Le ultime battaglie condotte dal ministero dei Beni culturali fanno sperare bene. Dopo il braccio di ferro con il Getty Museum, dopo la riapertura, sia pure parziale, di Palazzo Barberini, dobbiamo augurarci che anche l'Accademia delle Belle Arti venga aiutata a ritrovare la sua vocazione e insieme il suo prestigio.
UN PRESTIGIO DA RITROVARE
L'Accademia delle Belle Arti di Roma sta attraversando una grave crisi. La sua specificità consiste nel proporre un contatto diretto con la materia, essenzialmente pratica, che non è possibile nell'università teorica. Gli studenti dell'Accademia devono sviluppare una capacità pratica fondamentale per la nozione di arte. La crisi dell'Accademia è legata alla sua storia e allo scopo dell'istituto. Il ministero dei Beni culturali sta affrontando le ultime battaglie per aiutare l'Accademia a ritrovare la sua vocazione e il suo prestigio. La crisi dell'Accademia è un fenomeno tipico dell'arte contemporanea, dove la presenza femminile è stata sempre limitata.
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