L'ombra della protesta si allunga sui musei e mette in serio pericolo le visite nel periodo delle feste, in particolare per il giorno di Natale e Capodanno. Già domani incroceranno le braccia, dalle 9 alle 13, i lavoratori dell'Ales, società (30 per cento Ministero dei Beni Culturali e 70 per cento Italia Lavoro) che gestisce, da sei anni, i progetti di tutela e valorizzazione del patrimonio artistico e storico nella Campania e nel Lazio. Uno sciopero di 4 ore per il contratto integrativo ma soprattutto per conoscere il piano di sviluppo della società, messo a rischio dall'ingresso nel settore della Scabec (51 per cento Regione Campania, 49 per cento privati). I 260 dipendenti campani si sono dati appuntamento per domani mattina davanti al Museo archeologico nazionale. «Abbiamo paura per il nostro futuro - dichiara Peppe Pinto della Uil Tucs - nessuno ci ha informato sulle nostre funzioni e sui siti in cui dovrà operare la Scabec». Al momento l'Ales è presente a Paestum, a Cuma, al Museo archeologico, a Palazzo Reale, a Castel Sant'Elmo e in altri siti regionali per svolgere funzioni amministrative, di custodia e di manutenzione. Non è chiaro ancora se l'elenco andrà a sovrapporsi a quello che il sovrintendente regionale De Caro ha consegnato al ministro Rutelli. Per questo motivo, l'assessore regionale al Turismo Di Lello ha convocato per domani mattina i tre sindacati confederali, i rappresentanti della Scabec e lo stesso De Caro, che nei giorni scorsi ha inviato alle diverse sovrintendenze due circolari, tra loro contraddittorie. «Circa due settimane fa abbiamo ricevuto una lettera - racconta Spinosa, sovrintendente del Polo museale napoletano - con la quale De Caro ci invitava a non procedere a gare di appalto per restauro o lavori di manutenzione, in vista di una possibile intesa con la Regione Campania che avrebbe permesso di economizzare la spesa, senza alcun accenno esplicito alla Scabec. Giovedì scorso ne è arrivata un'altra di segno contrario, che annullava la precedente».