In uno dei saggi nel catalogo della mostra del 1996 alla Palazzina di Stupinigi «Il tesoro della città»,che prefigurava il futuro ordinamento del rinnovato Museo Civico dopo il definitivo recupero e restauro di Palazzo Madama nella sua complessa stratificazione dalla Porta Decumana del I secolo alla facciata settecentesca dello Juvarra, Sandra Pinto tracciava una sorta di ritratto per nulla ideale del futuro Museo. Auspicava che esso si costituisse «in oggetto complesso, come una grande chiesa, un grande palazzo, un insieme urbano o un territorio protetto, la cui dovizia di stratificazioni ininterrotte ne attesti la perenne vitalità in seno ad una determinata società, a una determinata cultura e non si limitasse a fare prova dell'immortalità algida delle opere custoditevi». Proprio questa è la peculiarità di questo caldo, vitale connubio e incrocio fra un contenuto d'arte e di industrie artistiche strordinariamente vario, esteso, ricco (appunto, «il tesoro»), dall'antichità al '700 e un contenitore parallelamente stratificato nel tempo, che possiamo tranquillamente definire incomparabile sotto entrambi gli aspetti anche con i più illustri istituti museali internazionali d'arte e arte e industria. Da un lato abbiamo l'ascesa lungo i secoli fra il coro ligneo tardogotico dell'abbazia di Staffarda e la straordinaria macchina tardo barocca in legno e avorio del 1741 del Giudizio di Salomone dello specialista tirolese Simon Troger, la Madonna di Barnaba da Modena e l'Assunta di Orazio Gentileschi,gli ori tardoromani e ostrogoti del IV-VI secolo del «tesoro di Besana» presso Vercelli e i biscuits di Vinovo nella gestione Lomello del secondo decennio dell'800, la Madonna col Bambino di Tino di Camaino e i bozzetti del Beaumont per gli affreschi e gli arazzi con Storie di Cesare e di Ciro per Carlo Emanuele III. Dall'altro, in perfetta consonanza, il percorso si snoda dal piano terra del castello degli Acaia e del piano fossato delle fondamenta romane, con le opere e i materiali dall'età medioevale al Rinascimento, al primo piano con la grande decorazione barocca ripristinata e restaurata degli appartamenti delle due Madame Reali e di Vittorio Amedeo II, con i dipinti, le sculture, gli arredi del '600 e '700. Il percorso termina al secondo piano, con la grande sala delle legature preziose, delle ceramiche e dei ferri battuti, quella degli smalti, degli avori, dei vetri dorati graffiti e quella dei tessuti. Essa offre un ulteriore livello ottocentesco di stratificazione storica, con la superstite memoria originaria del Museo Civico d'arte applicata alle industrie. L'altra parallela anima del Museo fu dalle origini quella della conservazione delle antichità «patrie» della terra sabauda. Lo vediamo e ancor più lo sentiamo nel salone fulcro al pianterreno, la sala Acaia, con la sfilata delle sculture, delle tavole,dei polittici aostani, piemontesi, liguri del XV e XVI secolo. A partire dalla donazione di Vittorio Emanuele II nel 1871 del coro ligneo di Staffarda, non si tratta di acquisizioni dalle collezioni ducali e regie sabaude. Dalla grande sala Acaia sul retro del castello verso Est,con i contenitori fra le colonne che presentano in basso i codici miniati e in alto le vetrate gotico-rinascimentali del primo '500, e la sfilata delle tavole di Barnaba da Modena, di Jacquerio, di Antoine de Lohny, poi di Gandolfino da Roreto, di Spanzotti, il poderoso nucleo di tavole e di pale di Defendente Ferrari, le opere di Gaudenzio Ferrari, le sculture valdostane fino al grande gruppo del Compianto sul Cristo morto di fine '400 del «maestro di Santa Maria Maggiore» in Val Vigezzo,il percorso sfocia nel «tesoro» di questa sezione. La struttura espositiva fondamentale, con la sua organizzazione stratificata altrettanto suggestiva e spettacolare quanto organicamente storico-didattica, comprende infatti in ogni piano- sezione la «parata» nei saloni verso Est e il «tesoro» nei vani circolari, con apposite vetrine, della torre Sud-Est. In quello a pianterreno trionfano i capolavori quattrocenteschi di tutte le arti, dal trittico eburneo della Vita e Passione di Cristo della bottega degli Embriachi ai frammenti della tomba di Gaston de Foix del Bambaia, dalle miniature del Marmitta per il Messale del cardinale Domenico dei Della Rovere di Vinovo già del Duomo di Torino e di Jan van Eyck per il frammento già Trivulzio delle Très belles Heures de Notre Dame de Jean de Berry al Ritratto d'uomo del 1476 di Antonello da Messina con la stessa provenienza. La sezione barocca del primo piano, mirabilmente recuperato dai restauri, viene introdotta nella sala Guidobono nel suo giusto clima dal grande modello ligneo del progetto dello Juvarra per il castello di Rivoli,dalla connessa grande Veduta del Pannini e dal Ritratto equestre della seconda Madama Reale, Maria Giovanna Battista di Savoia Nemours. La camera delle Guardie presenta i doni e gli acquisti del secolo scorso nati anche dall'amicizia fra Testori e Vittorio Viale: il caravaggesco Mattia Stomer, il Gentileschi,Giulio Cesare Procaccini con Abramo e i tre angeli, il Cerano,il Cairo. La parata del salone Est, delle Feste, comprende alle pareti le grandi tele del precedente ordinamento, compreso il capolavoro del Ceruti Sera sulla piazza, e al centro, sospese in alto, grandi tele da soffitto del Beaumont e l'Assunta di Daniel Seiter già nella chiesa dell'Ospedale di Carità e al piano i capolavori dell'ebanisteria, dal Troger ai mobili di Piffetti e di Prinotto, con il complemento dell'adiacente vano del Pregadio con il Crocifisso e l'inginocchiatoio del Piffetti . Il "tesoro" è qui dedicato al «gabinetto delle meraviglie» di Carlo Emanuele I. Informazioni per il pubblico: Museo Civico d'Arte Antica e Palazzo Madama Piazza Castello 10122 Torino Tel. 39.011.44.33.501 E-mail palazzomadamafondazionetorinomusei.it Sito Internet www.palazzomadamatorino.it Orari Scalone e Corte Medievale entrata libera da martedì a venerdì e domenica: ore 9 19 sabato: ore 9 20 Museo Civico d'Arte Antica da martedì a venerdì e domenica: ore 10 18 sabato ore 10 20 Lunedì chiuso (La biglietteria chiude un'ora prima) Per le scuole: da martedì a venerdì ore 9 17 (su prenotazione) Biglietti Biglietto unico valido tutto il giorno per le collezioni permanenti e per le mostre temporanee: Intero euro 7,50 Ridotto euro 6,00 Servizi Database di informazioni All'uscita Postazioni multimediali di approfondimento lungo il percorso di visita. Servizi gratuiti Guardaroba, deposito bagagli di piccolo formato, passeggini, oggetti smarriti. Visite in gruppo. Informazioni mostre in corso e mostre future sul sito: tel. 011.4433501 Scuole Attività e laboratori: informazioni e prenotazioni tel. 011.4433501 Visitatori svantaggiati Prestito gratuito di sedie a rotelle. Audioguida per portatori di handicap visivi Prenotazioni Prenotazione visite autonome e visite guidate tel. 011.4433501 La prenotazione dà diritto alla riduzione del 20 sul biglietto di ingresso.
La Stampa
15 Dicembre 2006
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TORINO Palazzo Madama. Una collezione che fa invidia ai maggiori musei del mondo
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