Questa mattina l'inaugurazione del Museo diocesano Da Reggio Emilia Si inaugura stamani, alla presenza del vescovo Adriano Caprioli e del ministro per i Beni e le attività culturali Francesco Rutelli, il Museo diocesano di Reggio Emilia-Guastalla nella sede del Palazzo vescovile di via Vittorio Veneto. Una realtà di notevole richiamo artistico e pastorale, resa permanente e tuttavia ancora agli inizi, considerati i progetti di espansione a breve termine e lo «scambio aperto» di reperti e oggetti sacri con le parrocchie locali. Nel primo nucleo stabile, al pian terreno del Palazzo vescovile, si articola il percorso espositivo. Ma il Museo comprende anche vasti ambienti all'ultimo piano dell'edificio, ospitanti le collezioni «Don Cesare Salami» e «Don Archimede Guasti», nonché una sala per l'antologia dell'artista reggiano Marco Gerra. La storia narrata dal percorso museale va dagli albori della presenza cristiana sul territorio reggiano, intorno al IV-V secolo, sino alla seconda metà del Cinquecento, epoca segnata dalla svolta del Concilio di Trento per la Chiesa universale e, per quella particolare, dal primo miracolo della Beata Vergine della Ghiara, patrona della diocesi. Visitando le sale tematiche progettate dall'architetto Gianfranco Varini «si può partecipare ad un autentico percorso biblico-catechistico», spiega monsignor Tiziano Ghirelli, direttore dell'Ufficio diocesano per i Beni culturali ecclesiastici che non esita a definire il Museo come la «professione di fede» espressa per immagini e opere d'arte dalla comunità di fedeli e dalle strutture ecclesiastiche che, nell'arco di oltre un millennio, si sono sviluppate in suolo reggiano-guastallese. Il primo salone è dedicato ai monasteri. Vi si trovano riferimenti ai martiri dei primi secoli e al valore «liturgico» delle loro reliquie. Tra le immagini proposte, un «patetico» Cristo ligneo del XV secolo e l'affresco con la «Crocifissione» di Bartolomeo e Jacopino da Reggio (1340 circa). Viene in particolare illustrata - attraverso una serie di capitelli del XII secolo - la suggestiva vicenda dell'Abbazia matildica di Marola, sede di un monastero benedettino e oggi centro diocesano di spiritualità e cultura. La seconda sezione racconta il sistema delle pievi reggiane. Tra le altre opere, sono qui esposti una pergamena con la firma autografa di Matilde di Canossa, il portale di Castellarano (attribuito ad un maestro legato alla bottega di Wiligelmo), un'importante serie di capitelli provenienti dall'antica pieve di San Vitale in Carpineti e due pregevolissimi piatti di ceramica urbinate della prima metà del XVI secolo realizzati da Nicolò da Urbino e da Orazio Fontana, già appartenuti ai Gonzaga di Novellara. La terza sala è dedicata alla cattedrale. Pezzo forte, l'affresco bizantineggiante del XIII secolo con «Cristo in mandorla e angeli», che ornò la facciata medievale del duomo reggiano fino al 1959-1960. Ma si possono ammirare anche la lastra antelamica della Majestas Domini, già parte dell'antico ambone, una «Madonna con Bambino e Santi» dipinta nel 1501 da Bernardino Orsi, una casula già indossata da san Carlo Borromeo, una «Pace liturgica» attribuita al «Bombarda» di Cremona ed un un rarissimo «Liber Figurarum» di Gioacchino da Fiore del XIII secolo, con immagini che ispirarono Dante Alighieri nella sua descrizione della Trinità.