Poteva sembrare la solita polemica tra addetti ai lavori, la solita tiritera di accuse e di giustificazioni che scaturiscono ogni volta intorno a una grande opera, soprattutto quando questa è un simbolo, ancora di più se si tratta della testimonianza più esplicita di quella stagione irripetibile che fu il Rinascimento. Certo, il David di Michelangelo è una delle icone più imponenti della storia dell'arte, italiana e internazionale, ma le discussioni seguite in seguito alle procedure decise per il restauro coordinate dalla direttrice della Galleria dell'Accademia Franca Falletti parevano destinate a esaurirsi entro i confini della città, al massimo entro quelli della nazione. Ma il David non è affatto una questione italiana e adesso a ricordarlo ci si mette anche il New York Times che dedica ben due articoli alle controversie scatenate dalla statua più perfetta che sia mai stata scolpita. E lo fa con un servizio in prima pagina e un intervento dell'esperto Ross King che va sotto il titolo Lo sporco del David, nel quale viene sottolineata l'opportunità del metodo suggerito dalla restauratrice Agnese Parronchi, che si era dimessa proprio in seguito alle divergenze con il metodo adottato per quella che il New York Times chiama «La tragedia del restauro». Così, via libera ai racconti per i lettori d'Oltreoceano sull'efficacia dei vari pennelli di tasso, sulle gomme e sui panni, in grado più di ogni altra cosa di preservare il David da eventuali danni. Alla faccia degli strumenti sofisticati e ipertecnologici. E infatti è proprio il metodo definito «low tech» a guadagnare la simpatia dell'esperto inglese. Che, nero su bianco, ripercorre l'intera vicenda, compresa la petizione di esperti internazionali al ministro per i Beni culturali Giuliano Urbani, capitanata dallo storico dell'arte James Beck. L'appello aveva giocato da subito un ruolo da spartiacque tra chi sosteneva il metodo Parronchi da una parte, e chi prediligeva quello deciso dalla direttrice dell'Accademia Franca Falletti, con l'approvazione e il sostegno del soprintendente al Polo museale Antonio Paolucci, dall'altra. Una divergenza di opinioni che lo storico d'arte Ross King, pur deplorando la bagarre politica che si è venuta a creare attorno ad un capolavoro di questo livello, si bada bene dal sedare. Anzi. Semmai lo riattizza, non facendosi nessuno scrupolo a prendere una posizione così netta in totale contrasto con quella approvata dalla Soprintendenza. Ma c'è di più. L'arte spesso suggerisce con un dettaglio domande che offrono spunti di riflessione per principi di carattere generale. Non fa eccezione neppure il David, e alla fine della dibattuta questione del restauro la domanda scaturisce spontanea: è giusto intervenire sul colosso di marmo o sarebbe più opportuno lasciarlo convivere con i guasti inevitabili della sua età venerabile? Un dibattito che accende le discussioni del mondo degli studiosi dell'arte da secoli. Anche in quelli trascorsi fino ad ora dalla creazione del David. Che vanta all'anagrafe qualcosa come 500 anni, durante i quali è stato al centro di una raffica continua di polemiche, dalla sua collocazione ai due aggressivi tentativi di restauro nell'8OO. In ogni caso la conclusione del New York Times è confortante. «Il David supererà anche questo putiferio - scrive - come qualsiasi statua sopravvissuta i bagni di acido di Costoli e ai colpi di martello di Cannata». Sarà così, intanto tutta la faccenda qualcosa per il presente la suggerisce: la globalizzazione è stata inventata molti secoli prima di Porto Alegre e non da fior di economisti, ma da uno stuolo irripetibile di artisti. Ma quella infatti era un'altra cosa.
Il restauro del David va sul New York Times
Il David di Michelangelo è stato oggetto di controversie e discussioni dopo le procedure decise per il restauro, coordinate dalla direttrice della Galleria dell'Accademia Franca Falletti. Il metodo suggerito dalla restauratrice Agnese Parronchi, che si era dimessa, è stato criticato e difeso da esperti internazionali. Il New York Times ha pubblicato un articolo in prima pagina sul tema, con un intervento dell'esperto Ross King che sostiene l'efficacia del metodo low tech. King ha anche criticato la politica e la burocrazia che hanno contribuito alla controversia. La questione del restauro del David è stata oggetto di dibattito per secoli, e la conclusione del New York Times è che la statua supererà anche questo putiferio.
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