L'Italia è stata, soprattutto nel XVIII secolo, la meta preferita dei Grand Tour di scrittori e artisti. La maestria e l'imponenza delle opere era valsa al Belpaese l'ammirazione degli intellettuali e dei viaggiatori tanto da essere soprannominata un "museo all'aria aperta". Come si può riportare ora la cultura al centro dell'economia nazionale, evidenziando il forte legame esistente tra beni culturali e produzione della ricchezza? Come valorizzare il nostro patrimonio, senza tuttavia snaturarlo? Come ottimizzare il turismo culturale per reagire al degrado dell'industria turistica tradizionale? A queste e altre domande tenta di rispondere Intraprendere la cultura di Andrea Granelli e Francesco Tamburella con prefazione di Francesco Rutelli, ministro dei Beni culturali L'obiettivo del libro è raccogliere idee e progetti per attivare «interventi integrati d'innovazione per migliorare la competitività e la redditività dei beni e delle attività culturali». Granelli e Tamburella si propongono di impostare una sorta di "piano d'azione" per il rilancio organizzativo e l'ampliamento del mercato culturale, rendendone la fruizione più "commestibile" al pubblico. Sintetizzando - scrivono gli autori - gli interventi si raccolgono intorno a tre "C": Coraggio, Chiarezza e Contestualizzazione. Una terminologia che richiama da vicino le tre "I" berlusconiane: Inglese, Internet e Impresa. Almeno due tra queste restano. Ovvero internet e l'impresa; l'una come mezzo, l'altra come fine. "Intraprendere la cultura" significa infatti fare impresa nel settore dei beni culturali. D'altra parte per poter progettare l'esperienza è necessario adottare un approccio "fenomenologico" in cui i prodotti vengano pensati come se fossero un organismo, capaci quindi di manifestarsi attraverso diverse modalità espressive e canali comunicativi fondati sull'interattività. Il libro, tra l'altro, non manca di riproporre le modalità di costruzione di siti internet in base ai ben noti criteri di accessibilità, fruibilità, affidabilità e visibilità. In genere, le soluzioni proposte non sono teoriche - come le tre "C" potrebbero far pensare - ma pratiche e si articolano intorno a sei punti (o "virtù") di valorizzazione del patrimonio, migliorando la fruizione dei beni culturali sia dal punto di vista della gestione che da quello della ricettività: innovazione tecnologica, connessione con il territorio, adozione di strategie di marketing valorizzazione del merchandising, sviluppo editoriale dei contenuti, organizzazione della gestione secondo una logica di qualità totale dell'offerta. Il punto è che le risorse pubbliche si sono ridotte al di sotto della soglia minima. Oltre, quindi, alla razionalizzazione della spesa la vera sfida è quella che riguarda la ricerca di nuove disponibilità. I primi fondi potrebbero arrivare dalla Comunità europea e dalle Fondazioni bancarie, ma il vero successo - secondo glì autori - sarebbe quello di lavorare in partnership tra pubblico e privato. Le possibilità di partecipazione dei privati, d'altronde, sono notevolmente aumentate - come ricordano Granelli e Tamburella -grazie al nuovo Codice del ministero dei Beni culturali. Non solo negli interventi di recupero e restauro, ma anche nella valorizzazione e nello sviluppo delle attività connesse ai beni culturali. Perno della collaborazione, mirante ad un incremento stabile delle entrate, sarebbe il "project financing", uno strumento di raccolta dei fondi presso imprese private. La partnership sarà possibile solo grazie a una comune responsabilizzazione dei risultati e a un'autentica condivisione degli obiettivi individuabili, appunto, nello sfruttamento ottimale dell'eccellenza di cui il sistema Italia dispone. La valorizzazione del patrimonio culturale potrebbe essere proprio il campo in cui emergere competitivamente nel panorama globale e globalizzante. «Intraprendere la cultura», di Andrea Granelli e Francesco Tamburella, Luìss University Press