Mercoledi si è inaugurato a Roma l'ampliamento del Museo di Arte Antica a Palazzo Barberini. Con un'apposita conferenza stampa il ministro dei Beni culturali, Francesco Rutelli, ha illustrato il lungo percorso che dalla fine del 1895 ad oggi ha compiuto la Galleria Nazionale d'Arte Antica a Roma, in particolare da quando nel 1949 lo Stato italiano acquistò il Palazzo dagli eredi della famiglia Barberini per riunirvi le varie quadrerie principesche dei Chigi, dei Barberini stessi, degli Aldobrandini, dei Torlonia e del Monte di Pietà. Prima il ministro dei Beni culturali, e nel pomeriggio il presidente della Repubblica, hanno espresso con la magniloquenza dell'occasione la soddisfazione per il rilascio di una parte degli spazi occupati dal circolo ufficiali delle forze armate; ma tanto giubilo si scontra purtroppo con alcune considerazioni che evidenziano una ben più amara realtà: Roma non è Parigi e il Museo Nazionale d'Arte Antica di Palazzo Barberini non è il Louvre. Nonostante ci sia una totale identità di schieramento e di provenienza ideologica tra la presidenza della Repubblica, il governo, la Regione Lazio, la Provincia e il Comune di Roma e nonostante la sinistra italiana abbia sempre fatto della cultura una bandiera da sventolare nel senso di una differenziazione politica verso l'opposto schieramento, il nuovo Museo di Palazzo Barberini rimane davvero ben poca cosa. Rimangono infatti nel pieno ed esclusivo utilizzo dei circolo ufficiali gli ambienti più belli del piano nobile, il giardino segreto accessibile dal Ponte "Rovinato" e la palazzina Savoragnan De Brazzà che è stata orrendamente collegata al Palazzo della Difesa con ingresso da via XX Settembre. Il problema non è quanti metri quadri sono stati acquisiti a partire da questo 13 dicembre 2006, o quando verrà traslocato l'Istituto di Numismatica che occupa la parte sommitale dell'edificio, oppure quando e come verrà ricondotta a Palazzo Barberini la collezione secentesca che sta a Palazzo Corsini. A questo punto, il vero problema è l'incapacità che ancora una volta ha manifestato lo Stato italiano di superare le barriere tra i suoi apparati burocratici, anche quando si tratta di raggiungere un obiettivo riconosciuto degno e prioritario dalla stragrande maggioranza dei cittadini. Il Museo Nazionale di Arte Antica a Roma potrebbe potenzialmente già disporre di oltre 2.500 opere, di cui un quinto attualmente in deposito presso varie sedi di rappresentanza istituzionale, ma soprattutto potrebbe rappresentare meglio di qualsiasi altro istituto od opera pubblica, un collante nazionale per il popolo italiano, che non possiede nella città capitale un vero grande Museo che testimoni il percorso storico e di formazione della propria cultura. Nessun organo dello Stato ha saputo essere determinante, decisivo e perentorio, hanno vinto ancora una volta la mediazione, i tempi lunghi e incerti, i bizantinismi procedurali. Oggi tutto questo non è più accettabile e non soltanto perché il Louvre viene ampliato, ristrutturato e migliorato praticamente ogni tre anni, ma perché nel frattempo anche Madrid, Barcellona, Bilbao, Lione, Berlino, Lisbona e quasi tutte le grandi città europee hanno dato vita o rivoluzionato le proprie istituzioni museali in una competizione globale che traina sia il turismo che l'affermazione dell'intero sistema Paese. Una competizione in grande scala che sta trasformando con programmi faraonici tutte le metropoli occidentali e che certamente non aspetterà che il prossimo governo italiano riesamini la pratica Palazzo Barberini in vista di nuovi accordi, progetti e programmi per il futuro
ROMA: Il bluff di Palazzo Barberini
Il Museo di Arte Antica a Palazzo Barberini a Roma è stato inaugurato mercoledì. Il ministro dei Beni culturali, Francesco Rutelli, ha presentato il percorso di sviluppo del museo, che risale al 1895. Tuttavia, il nuovo museo rimane limitato, con alcuni spazi occupati dal circolo ufficiali delle forze armate. Il problema è che il museo non è stato trasformato come previsto, e ci sono ancora barriere tra gli apparati burocratici dello Stato. Il museo potrebbe avere oltre 2.500 opere, ma non rappresenta un collante nazionale per il popolo italiano.
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