"Entro la fine dell'anno», avevano detto. E adesso ci siamo: Punta della Dogana ha da essere assegnata. O a Francois Pinault, o alla Fondazione Guggengheim. Oppure a entrambe. Ebbene, dopo mesi di polemiche pare proprio che la commissione incaricata di scegliere se affidare al francese o agli americani quei 2500 metri quadri proiettati tra il bacino San Marco e il canale della Giudecca abbia in mente di percorrere la terza strada. Una mediazione difficile ma ambiziosa che farebbe di quella collocata nel capoluogo Veneto la collezione più prestigiosa d'Italia: Pinault e Guggengheim insieme a Punta della Dogana per dar vita a un'imponente panoramica dell'arte internazionale dagli anni '50 fino ad oggi. Un bel sogno culturale, certo, ma prima ancora un'eccellente soluzione per un problema che spinoso è dire poco. Anzitutto a causa delle tifoserie schierate dietro i due contendenti o, meglio, delle rispettive alleanze. Se infatti la Regione Veneto ha scelto di schierarsi ufficialmente al fianco della Fondazione Guggenheim insieme a Munus Spa del finanziere Alberto Rigotti, il sindaco Cacciari non ha mai fatto segreto della sua preferenza per Francoise Pinault che con l'ottimo lavoro svolto a Palazzo Grassi, tra l'altro, lo ha anche sollevato da pesanti imbarazzi. Per un'idea della gratitudine, basti pensare che fino alla fine dell'estate l'associazione Pinault-Punta della Dogana non ammetteva dubbi di sorta. Non secondaria, poi, la questione degli architetti scelti per la ristrutturazione: Tadao Andò per Pinault, una conferma senza ripensamenti, e la star anglo-irachena Zaha Hadid per la Guggenheim. Una scelta imposta direttamente dall'America, si è detto, un nome voluto dal presidente Thomas Krens in persona. Leggi anche: Vittorio Gregottì, con un progetto già bello e pronto per la Fondazione, era troppo poco internazionale. Il dima non è dei più sereni, per farla breve E la decisione del comitato sdentifico guidato da Achille Bonito Oliva si è rivelata fin dall'inizio per quello che è: quasi impossibile Partito con un vantaggio del francese infatti, il pronostico si è modificato strada facendo fino far cambiare idea anche i più sicuri: adesso, chi proprio si sbilancia, divide le percentuali in 60 contro 40 per cento a favore di Pinault. Perché se è vero che i rapporti col francese si sono rivelati ottimi appena dopo l'inaugurazione della prima mostra "Where are we going?", è altrettanto vero che la Fondazione Guggenheim è legata alla ditta di Venezia da anni, e per anni ha contribuito egregiamente al prestigio della città. Difficile - e ingiusto - farla fuori. Il verdetto comunque lo conosceremo presto. Come la reazione dei concorrenti. E, chissà perché, nessuno s'aspetta "e vissero felici e contenti".
Venezia, un palazzo per due
La commissione incaricata di scegliere la destinazione di Punta della Dogana ha in mente di percorrere la terza strada, ovvero assegnare la zona a Francoise Pinault e Fondazione Guggengheim insieme. Questa scelta sarebbe una soluzione per il problema spinoso della concorrenza tra le due opzioni. La Regione Veneto ha scelto di schierarsi al fianco della Fondazione Guggenheim, mentre il sindaco Cacciari ha espresso la sua preferenza per Pinault. La scelta degli architetti è stata anche influenzata dagli Stati Uniti, con Tadao Andò per Pinault e Zaha Hadid per la Guggenheim. La decisione è stata considerata difficile e ingiusta, con i rapporti tra le due opzioni diventati sempre più tesi.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo