"Come è sporco il David di Michelangelo. Smettete di perdere tempo e dategli almeno una sciacquata». E' la polemica che da un paio di giorni si è accesa sulle prime pagine dei giornali stranieri. Prima sul New York Times, che ha persino pubblicato una vignetta del colosso di marmo immerso in una vasca da bagno, poi sul londinese Guardian che si è limitato ad un più sommario reportage da Firenze, illustrato da una grande foto. A innescarla, la petizione lanciata dal critico americano James Beck e firmata da una quarantina di esperti intemazionali, per chieder conto dello stato di salute del capolavoro di Michelangelo, in mostra nella Galleria dell'Accademia di Firenze, e denunciare la lungaggine del restauro, paralizzato da una disputa sui metodi da seguire. Il conflitto si è aperto qualche mese fa, quando il lavoro di ripulitura della statua, finanziato da un'organizzazione no-profit olandese, fu affidato ad Agnese Parronchi, una restauratrice che aveva già eseguito con successo il restauro di altri celebri marmi michelangioleschi, quelli delle Tombe Medicee. Dopo un lungo studio la Parronchi emise il suo responso: per rimuovere lo strato di polveri, che col tempo si era depositato sulla muscolatura dell'eroe biblico, bastava un intervento leggero. Una accurata ma morbida spazzolatura a secco, usando pennelli soffici, gomme e panni che avrebbero evitato di intaccare le patine che ormai caratterizzano l'aspetto della statua. Di contrario parere invece la direttrice del museo Franca Falletti, fautrice di un lavaggio più radicale, perché a suo avviso fuliggine e smog erano penetrati a fondo nei pori del marmo, rimasto esposto per oltre tre secoli all'aperto: inaugurato e installalo nel 1504 in piazza della Signoria come simbolo di riscatto della città dal potere dei Medici, il David fu messo al riparo a fine Ottocento nella Galleria dell'Accademia, dove almeno mezzo milione di visitatori l'anno continua a rendergli omaggio. Il braccio di ferro si è concluso con le dimissioni della Parronchi e il rinvio della questione a un comitato presieduto dal soprintendente Antonio Paolucci, che avrebbe dovuto sciogliere le riserve e assegnare un nuovo incarico, ma non ha ancora preso alcuna decisione. Dissidi e ritardi, tutt'altro che nuovi nel sofisticato universo del restauro, hanno però offerto lo spunto di una nuova crociata a James Beck, già autore di velenose contestazioni ai restauri della Sistina, del Cenacolo di Leonardo, del Piero della Francesca di Arezzo. «Abbiamo i migliori restauratori del mondo. Non abbiamo bisogno del consiglio di nessuno» è stata la secca replica di Antonio Paolucci. Ma l'appello a non perdere altro tempo non può essere liquidato cosi: il prossimo anno il capolavoro di Michelangelo celebra il mezzo millennio di vita e non può presentarsi all'appuntamento in vesti tanto dimesse.