I miracoli del sacro restaurato Recuperate trenta opere dalle chiese chiuse per il terremoto -------------------------------------------------------------------------------- Il lusso delle chiese napoletane secretato dal degrado dei secoli. Dopo lopportuno restyling, tornano sotto la luce la Madonna della Purità, attribuita a Fabrizio Santafede, le due dinamiche Maddalena e Santa Maria Egiziaca dalla chiesa di SantAgostino degli Scalzi, il cui restauro è in corso, firmate da Giuseppe Marullo. I rari saggi pittorici dellarchitetto Sanfelice. I santi agostiniani martirizzati nelle Filippine, raffigurati come in un fumetto impietoso con lo strumento del supplizio, dalla clava alla palla di cannone, fino a un busto decapitato. La cinquecentesca straordinaria tavola di Leonardo Castellano con la Cena in casa di Simone, da Somma Vesuviana, per la quale è stato necessario ricostruire il vero e proprio tempio a cornice. Infine un "intruso" ottocentesco bello come il sole, resistere alla tentazione di esporlo sarebbe stato un delitto: un ritratto di padre agostiniano sullo sfondo straordinario di un parato a righe da interno borghese. Opere che erano scure di nerofumo di candela, di incrostazioni di vernice: a vederle in molti casi non si sarebbe immaginato mai il risultato finale. Ma il rischio, se ben corso, a volte premia. Nel saggio "Gli storici dellarte e la peste" un gruppo di esperti di beni culturali qualche mese fa riparlava dellimportanza del restauro e di quanto chi lo sostiene venga spesso trattato come un "contaminato" e un reietto. Se accademismi e competizione professionale, però, danno problematicità alla disciplina, affollandola di scuole di pensiero, il riscontro della gente che ama larte o si predispone a conoscerla, è sempre molto forte, come avvenne per i "Cantieri aperti", della stessa curatrice, Luciana Arbace, nel settembre 2005. La premessa è necessaria per questa mostra di arte antica della Sala Carlo V di Castel Nuovo. Mostra che può apparire piccola, ma non lo è soprattutto perché apre strade di discussione, questioni attributive, ma più di ogni altra cosa vie verso il recupero di opere a torto buttate in soffitta perché, con i tempi che corrono, potrebbero essere giudicate con troppa severità poco meritevoli di restauro. Locchio critico dello storico dellarte, e una dose di fortuna che sempre giova, hanno fatto sì che persino qualche opera che appariva buona per il caminetto mostrasse la sua faccia migliore dopo secoli. "Saggi di pulitura. Mostra dopere darte restaurate", voluta dal soprintendente Enrico Guglielmo e lassessorato di Nicola Oddati, e curata da Luciana Arbace, (organizzata da Silvana Dello Russo, Alfonso Artiaco e Rosalba Manzo del Maschio Angioino) sarà inaugurata domenica alle 11, per restare aperta fino all8 gennaio. Pale daltare, tavole, ovali e piccole tele, un consistente nucleo di circa trenta opere «inedite - spiega la curatrice - o appena citate nella storica guida delle chiese di Galante» che mostrano - accanto al mutare delle scuole e delle correnti lungo larco del XVII e XVIII secolo - lentità dei tesori delle chiese napoletane, che si soppesa tantopiù perché questo dipinti erano relegati in deposito o chiusi in conventi dopo essere stati staccati dal muro allepoca del terremoto dellOttanta. Provenivano da chiese chiuse: SantAgostino degli Scalzi e Santa Maria del Popolo agli Incurabili, Santa Maria delle Periclitanti e, nello scrigno senza fondo della provincia, San Pietro a Somma Vesuviana. Le opere sono state restaurate da esperti che in mostra spiegano le operazioni compiute, usando una tecnologia che non manca di passare sempre attraverso lumanesimo. E grazie ai fondi dellotto per mille Irpef, a quelli ministeriali assegnati alla soprintendenza di Palazzo Reale, con laiuto anche di qualche sponsor privato, come lassociazione Arcobaleno.