La Venere, ma anche piatti d'argento e le maschere di marmo definite unici esemplari d'epoca arcaica conosciuti al mondo. Le statue furono trafugate dai tombaroli. Ecco la lunga lista La Sicilia arcaica vive oltreoceano. Quella ellenistica, pure. E mentre i beni archeologici gridano in silenzio dalle stanze vuote dei musei chiusi (è il caso di quello di Aidone precluso da tre anni ai visitatori) alcuni «spiriti ribelli» lanciano appelli per il viaggio di ritorno dell'inestimabile patrimonio, cosa che farebbe un po' più ricca la depredata terra, in questo caso, ennese. È un ventre materno sviscerato delle sue preziose creature, quello del sito archeologico di Morgantina. E per questo l'associazione «Pietre vive», presieduta da Luigi Pulvirenti, si fa promotrice di una serie d'iniziative rivolte al ritorno delle opere d'arte disseminate in America. «In particolare tra le tante opere d'inestimabile valore che si trovano indebitamente negli Usa - spiegano Pulvirenti e Graziella Gangi - ci sono gli Aeroliti: due teste di marmo di grandezza naturale con occhi a mandorla privi di pupille, fronte triangolare, labbra carnose e taglienti appoggiate ad un sorriso enigmatico. Alle teste erano abbinate coppie di mani e piedi dello stesso materiale. Il professore Malcom Bell dell'università della Virginia, che da anni dirige gli scavi archeologici a Morgantina, li ha definiti unici esemplari d'epoca arcaica conosciuti al mondo, privi di confronto e quindi molto significativi per la storia dell'arte greca». Le statue furono trafugate a Morgantina dai tombaroli. Negli anni ottanta un ricco americano, Maurice Tempelsman, li acquistò a Londra e li diede in prestito al Paul Getty Museum affinché li esponesse nelle sue vetrine. Attualmente non sono più esposte al museo ed è in corso da anni una trattativa per la loro restituzione. Un'altra ricchezza perduta è «II tesoro d'argento». «Si tratta di 15 pezzi d'argento ritrovati negli anni '80 durante uno scavo abusivo in una modesta casa nella zona occidentale della città - spiegano Pulvirenti e la Ganci -. Anche per questi reperti il valore è inestimabile, attualmente sono conservati al MET di New York, che li ha acquistati tra il 1981 e il 1984. Il tesoro d'argento è di particolare interesse storico e artistico perché i pezzi costituiscono un insieme di manufatti d'argenteria provenienti dalla Sicilia ellenistica». Ciliegina sulla torta, la Venere di Morgantina, una statua alta 2,20 metri che raffigura la dea Afrodite. «I capelli e il velo del capo mancano e anche il piede sinistro e il braccio, rimpiazzati da forme in marmo. Il corpo drappeggiato è di calcare. L'abito della figura con lo stile del "panneggio bagnato aderisce agli arti inferiori mettendone in evidenza le forme sottostanti. Il suo atteggiamento eretto, l'espressione del viso sereno e il vestito increspato rappresentano l'idea classica della bellezza femminile, mentre la grandezza della statua, la qualità della scultura e le rifiniture lasciano pensare che fosse un'immagine sacra esposta in un tempio dedicato alla dea dell'amore. «La Venere - spiegano Pulvirenti e la Ganci - trafugata a Morgantina fu spezzata in tre parti per nasconderla e trafugarla clandestinamente fuori dalla Sicilia in pezzi separati. Arrivata in Svizzera fu ricostruita, restaurata e unita; rimandata a Londra fu venduta nel corso di un' asta pubblica e nell'88 acquistata dalla fondazione Paul Getty e inviata a Los Angeles dove fu esposta nel museo di Malibù. Da tempo è in atto un contenzioso tra l'Autorità italiana ed il Getty Museum sul diritto dello stesso di detenere ed esporre reperti trafugati illegalmente tra cui la Venere di Morgantina». Recentemente si è riaperto il contenzioso riguardante la Venere, se ne è parlato molto anche sui giornali nazionali. Le autorità nazionali e regionali si stanno «Interessando al problema». E il 17 dicembre alle 10 si terrà una manifestazione a Morgantina.