Dopo la sommossa dei residenti bloccati "in via cautelativa" i lavori di restauro di palazzo Aymerich. Un'impresa minaccia querele contro i dimostranti. Consiglieri comunali e regionali e un assessore provinciale in trincea per dire no al restyling. E tutti ora aspettano Soru Stop al "restauro" di palazzo Aymerich. Arriva sull'onda della sommossa degli abitanti di Castello l'alt "in via cautelativa" ai lavori di restauro di palazzo Aymerich. Imposto dal Comune su indicazione della Soprintendenza ai Beni Archeologici, preoccupata per le possibili ripercussioni dell'intervento su eventuali vestigia archeologiche, nascoste nel sottosuolo. Arrivati ieri in tarda mattinata i tecnici della Soprindentenza hanno anche ripreso in mano tutta la documentazione. «Preoccupato» si definisce ora Roberto Angius, direttore dell'impresa esecutrice dei lavori. «Lo stop ci è stato comunicato in tarda serata» spiega Angius, «anche se abbiamo già l'ok della Soprintendenza. Non sappiamo quanto durerà. Ricordo che i problemi sono per il sottosuolo e non per il cantiere». Angius ha annunciato una querela per le venti persone che ieri mattina alle otto hanno bloccato i lavori per tre ore e mezza, ostacolando il camion per il ritiro delle macerie, solo la prima tappa di una giornata tesa. Oltre al consigliere comunale Claudia Zuncheddu, (anche lei identificata) erano presenti al sit-in anche i consiglieri regionali Stefano Pinna, Chicco Porcu e Giovanna Cerina. Proprio la consigliera, allibita davanti al pericolo di un restauro effettuato da una ruspa ghiotta di archi e volte ottocenteschi, armata di cellulare, ha convocato la Soprintendenza e forse, avvertito il presidente Soru. Il blocco si è autosciolto poco prima delle 12, ora della presentazione pubblica del progetto, la prima di un piano in iter dal 1999. Invitato dal presidente del Centro Storico Gianfranco Carboni, davanti all'assessore all'Urbanistica Gianni Campus, il progettista Francesco Atzeri ha esposto il progetto nei dettagli. Ma se i documenti hanno passato indenni tutti i tavoli "ufficiali", la reazione dei cittadini alla visione delle carte, è stata furibonda. «Vogliamo salvare la facciata, il portico e i magazzini», ha urlato Paola Morittu, del comitato rionale, «fermate lo scempio». IN SERATA anche l'assessore provinciale alla Cultura Marrocu, ha chiesto «a conservazione delle parti esistenti». Poi in serata lo stop. «Purtroppo durerà poco», ammette il consigliere comunale Prc-Se Cugusi, «sfruttiamolo per salvare il salvabile, dialogando con l'impresa e con il Comune. Nel frattempo il comitato ha incaricato l'avvocato Renato Chiesa per inoltrare un ricorso sui lavori».