L'Unesco lo premia: migliore del mondo per tutela artistica. Riconoscimento mondiale per il geologo Claudio Margottini che insegna a Scienze della Terra. L'Unesco lo ha premiato per il suo alto lavoro in Afghanistan. Un ricercatore dall'attività avventurosa. «Sono cinque anni che vivo e insegno a Modena e mi sento a casa. Qui ho i miei allievi, i colleghi e tanti amici». Non c'è dubbio: Claudio Margottini oggi è uno dei più importanti geologi del mondo. Anzi, «il miglior geologo del mondo». Se è legittimo chiedersi come si fa ad assegnare un premio del genere dato che la scienza non è competizione, la risposta arriva da Parigi. Lì infatti Margottini è stato insignito del riconoscimento dall'Unesco tramite un suo celebre collega giapponese, Kioji Sassa. La motivazione dell'Unesco: il suo contributo di alto profilo per il recupero e il consolidamento dei resti delle nicchie e delle statue dei Buddha di Bamiyan in Afghanistan. Ricordate? Era la primavera del 2001. Allora accadde un evento tragico per la cultura mondiale. Le famose statue gigantesche dei Buddha furono distrutte a colpi di cannone e poi fatte saltare con 250 chili di dinamite: per i Talebani erano blasfeme. Magottini ha compiuto un gran lavoro per salvare il salvabile. E non è il suo unico intervento importante. Com'è possibile allora che sia un semplice ricercatore universitario? Viterbese, 40 anni, una vita nomade per il mondo là dove lo chiama il lavoro, insegna a Scienze della Terra in largo Sant'Eufemia una materia specialistica e di grande fascino: geologia applicata ai beni culturali. E' anche ricercatore dell'Enea. «Può sembrare strano che sia solo ricercatore - spiega senza patemi - ma la realtà è che ho anche altri incarichi. Ad esempio, oggi sono anche consigliere del Ministero per l'Ambiente per la difesa del suolo. Ma quello che prende più impegno sono le attività con l'Unesco». Partiamo da Bamiyan, le rocce distrutte dai Talebani. «Mi hanno chiamato nel 2002, a sei mesi dalla fine ufficiale della guerra coi Talebani -spiega Margottini - in realtà, come tutti sappiamo, la guerra non è mai finita in Afghanistan. Quella zona del nord è per fortuna tranquilla. Così abbiamo potuto lavorare senza problemi attorno a quel sito archeologico». Le statue sono rimaste sbriciolate al 50 a causa dell'esplosione voluta dai Talebani. «Sono irrecuperabili, temo - spiega il "miglior geologo del mondo" - il lavoro della mia squadra era di consolidare ciò che era rimasto. Molto poco, in verità. Ci sono sagome delle statue, ad esempio». Il progetto di Margottini è proseguito a tempi serrati e già nel 2003 era esecutivo. Nell'ottobre di quell'anno l'Unesco ha avviato la gara d'appalto, poi vinta dalla Trevi di Cesena. Margottini ha allora coordinato la squadra di geologi rocciatori. Veri arrampicatori e alpinisti esperti di consolidamento di massi in autostrada che hanno messo in sicurezza le pareti della roccia afghana per impedire che si creasse una frana mentre lavoravano gli archeologi. Un lavoro difficile, avventuroso ma anche spettacolare, tanto che ne hanno parlato giornali e riviste di tutto il mondo, specialmente su "National Geographic". E c'è chi ha persino auspicato un lavoro "alla Margottini" per i reperti archeologici in Irak. Una carriera così non nasce per caso. Magottini ha seguito un percorso scommettendo sul suo futuro: «Vengo dall'Enea che si occupava, come noto, di impianti nucleari. Dopo la loro chiusura, abbiamo riconvertito le attività e io mi sono interessato di un altro campo speciale legato alla geologia applicata, quello dei beni culturali italiani. Un patrimonio delicato e vasto. All'inizio non è stato facile. Oggi ne raccolgo i frutti anche grazie all'Unesco». «Oltre all'Afghanistan, lavoro a Machupicchu, in Perù, con un progetto del Miur. Abbiamo per fortuna verificato che non ci sono pericoli di crollo nel sito Inca. Infine, sto facendo uno studio geologico in Etiopia per ricollocare l'obelisco di Axum appena riconsegnato dall'Italia». Insomma, con una vita così quello del ricercatore universitario parrebbe un lavoro minore. «No, anzi, per me l'insegnamento a Modena è una delle cose più importanti. Ci tengo molto ad insegnare ai ragazzi quello che so. E' una cosa che cerco di fare con passione».
(Modena) Ateneo, il geologo Margottini ricercatore che salva capolavori
Claudio Margottini, geologo universitario di Modena, è stato premiato dall'Unesco come "migliore geologo del mondo" per il suo lavoro di recupero e consolidamento dei resti delle nicchie e delle statue dei Buddha di Bamiyan in Afghanistan. Il progetto, avviato nel 2002, ha visto la partecipazione di una squadra di geologi rocciatori esperti di consolidamento di massi, tra cui Margottini, che ha coordinato il lavoro. Il progetto è stato realizzato con la collaborazione dell'Unesco e dell'Enea, e ha avuto come obiettivo di salvaguardare il patrimonio culturale afghano.
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