Una vista della facciata dei Musei Vaticani: in questi giorni i maggiori direttori delle gallerie del mondo sono riuniti per parlare della funzione del museo oggi. Bertone al simposio vaticano sull'arte: «La bellezza fa da ponte con lo spirito» Lajolo: «Gallerie come case per l'umanità» La Chiesa protegge il patrimonio artistico non tanto e non solo perché grandi papi del Rinascimento raccolsero a Roma un patrimonio ineguagliabile di sculture, pitture e architetture. «La Chiesa ha sempre intessuto con l'arte un rapporto privilegiato (che sostanzialmente non è mai venuto meno) perché considera l'arte una sorta di ponte gettato verso l'esperienza religiosa», dice il cardinale Tarcisio Bertone, citando la lettera di Giovanni Paolo II agli artisti (1999). Inaugurando il convegno mondiale dei direttori di grandi musei («L'idea del museo, identità, ruoli, prospettive», che si chiuderà sabato con l'udienza da Benedetto XVI) il Segretario di Stato ha indicato i motivi per cui il Museo (dai Musei Vaticani a quelli di cinque continenti) è un punto di forza su cui mobilitare la riscossa dell'uomo nei confronti di una globalizzazione che riduce tutto a materia e oggetto. È ora di meditare a fondo sul significato del museo perché questo è un luogo che «mette l'uomo al centro». E un'istituzione dal profondo significato culturale etico e antropologico, è qui che l'uomo può diventare soggetto nella sua «più alta essenza creativa e spirituale». Certo, nelle opere d'arte, gli esseri umani compaiono «transitando per la materia, la forma, la storia» ma la prospettiva si indirizza inevitabilmente verso gli aspetti immateriali, spiega il cardinale. Pertanto il mezzo millennio trascorso dalla creazione dei musei vaticani (cui è seguita la nascita dei musei in Europa) offre spunti per meditare e rimeditare sulla funzione dell'arte. L'altra dimensione è l'apertura alle culture del mondo. Quando nasce anche il Museo Missionario Etnologico, l'arte permette di contemplare gli esseri umani «in tutta la loro straordinaria complessità, nella diversità delle culture e delle religioni che popolano il mondo, nella sua unicità di essere spirituale. E così la Chiesa nel suo storico rapporto con le arti si rivela ancora una volta "cattolica" cioè universale». Se questo è il museo, allora le opere che vi sono esposte non saranno mai «un feticcio autoreferente, più o meno appagante sotto il profilo estetico» interviene monsignor Giovanni Lajolo, presidente del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano. C'è invece il rischio che gli aspetti economici dell'opera d'arte sostituiscano del tutto i contenuti (e certe tendenze del mercato internazionale dell'arte sembrano anticipare l'involuzione, aggiunge Lajolo). Si può evitare questa degenerazione? Sì, affermando il principio che nei musei sono raccolti "segmenti di umanità". I Musei Vaticani, porta della Santa Sede aperta sul mondo, propongono che il museo in sé, dice Lajolo, diventi «una casa comune dell'umanità».