Non tutti i compleanni sono uguali. Prendiamo quello del David di Michelangelo, probabilmente la statua più famosa del mondo, che l'anno prossimo compirà cinquecento anni. Per l'occasione si è deciso di fargli «il bagno», il primo «a fondo» dalla sua nascita e questo ha scatenato un putiferio internazionale finito ieri sulle prime pagine dei maggiori quotidiani anglosassoni. Da The Independent («Il mondo dell'arte in angoscia per la pulitura del David») all'Herald Tribune («Lo sporco lavoro di salvare il David») fino al Guardian («Per il David, lavaggio con l'acqua oppure a secco?»). La questione è la stessa già anticipata dal Corriere della Sera del 29 marzo e del 5 giugno. Da una parte c'è chi, come il sovrintendente generale ai Beni artistici della Toscana Antonio Paolucci e la direttrice della Galleria dell'Accademia di Firenze (dove l'opera è ospitata dal 1873) Franca Falletti, sostiene la pulitura con impacchi di acqua bidistillata da applicare sul marmo per quindici-venti minuti. Dall'altra c'è chi, come la prima restauratrìce del David, Agnese Parronchi (dimessasi in polemica con Paolucci nello scorso marzo), sostiene la necessità di utilizzare un metodo più soft a base di «pennelli morbidi, gomme, pelli di daino e bastoncini di soffice ovatta». Nel mezzo «quaranta grandi nomi italiani e stranieri della storia dell'arte capitanati da James Beck (tra loro Paola Barocchi, Mina Gregori, Carlo Pedretti, Leo Steinberg) che chiedono «di non somministrare alla statua, alcuna medicina prima di un consulto internazionale». La scelta di Paolucci, responsabile della direzione del restauro (165 mila euro interamente coperti dalla fondazione non profit olandese Ars Longa Stichting), è caduta sul «metodo umido», un metodo che dopo una momentanea sospensione dei lavori tornerà a essere utilizzato a partire dal prossimo settembre. Mentre il restauro ora affidato a Cinzia Parnigoni dovrebbe concludersi nella Pasqua del 2004. Ma il problema del lavaggio del David sembra presentare ora anche nuovi aspetti. Ad esempio, Agnese Parronchi pur non condividendo la scelta di Paolucci, scelta che secondo lei «rischierebbe di uniformare la superficie della statua», non si schiera nemmeno dalla parte di Beck (presidente tra l'altro di ArtWatch International), colpevole di sfruttare la notorietà dell'opera. Polemicamente la Parronchi, figlia del celebre michelangiolista Alessandro, tiene poi a precisare una questione di metodo: «Sempre più spesso le decisioni in materia di restauro vengono affidate agli storici dell'arte piuttosto che ai tecnici ovvero ai restauratori». E in qualche modo nuova è anche la veemente difesa di Paolucci che, sempre a proposito della pulitura del David (commissionato dall'Opera del Duomo di Firenze nel 1501, ma scoperto alla vista dei cittadini soltanto l'8 settembre del 1504), ha dichiarato: «Noi italiani non accettiamo lezioni da nessuno in materia di scienza della conservazione e di restauro: in fondo è l'unico primato che ci è rimasto». Sulla stessa linea di Paolucci anche la direttrice dell'Accademia, Franca Falletti: «Si sta facendo molto rumore per nulla e siamo stufi: il metodo con impacchi è utilizzatissimo e sperimentatissimo, non ha bisogno di ulteriori verifiche. Perché Beck e gli altri non hanno fatto storie a proposito della Pietà Rondanini e dei Prigioni anch'essi puliti con impacchi di acqua bidistillata?». A proposito del risultato della pulitura dice ancora Falletti: «Alla fine dell'intervento non avremo un David più bianco del bianco e neppure un David senza più una venatura perche gli impacchi saranno fatti in modo differenziato e varieranno da un punto all'altro». Conclude la direttrice: «Tutte queste polemiche non aiutano a migliorare il risultato mentre adesso abbiamo soprattutto bisogno di calma perché si tratta comunque di un intervento delicatissimo». A proposito di quella che Paolucci definisce una «pulitura controllata», i giornali anglosassoni avanzano poi un'altra questione: il restauro deve o no andare fino in fondo visto che la statua è stata così spesso danneggiata? Il David di Michelangelo (1475-1564) non ha mai avuto vita facile, fin dalla sua nascita. Scavato dalla cava di Fantiscritti vicino a Carrara, questo blocco di cinque metri (blocco non particolarmente bello) è infatti rimasto a lungo esposto (sembra per almeno quarant'anni) alla furia degli elementi. Poi, dopo che Michelangelo ebbe creato il David, il braccio sinistro della statua venne spezzato durante una rivolta nel 1527 (la miscela utilizzata per riattaccarlo è ancora visibile a occhio nudo). Nel 1843, poi, il «grande danno» quando la patina della statua venne completamente rimossa «a colpi» di acido cloridrico. Infine, nel 1991, l'ultimo assalto, proprio nella Tribuna dell'Accademia: quello di Pietro Cannata che con un martello distrasse il secondo dito del piede sinistro (poi ricostruito con la polvere). Dunque, fino a che punto deve arrivare la pulizia di una statua già così danneggiata? Intanto, in attesa che le polemiche si alleggeriscano e che il restauro finalmente riprenda, viene da chiedersi se questo rinnovato interesse mediatico sul restauro del David non derivi in qualche modo dall'impegno dei «Friends of Florence», gli amici illustri che hanno appena finanziato il restauro di 22 quadri conservati nella Tribuna, proprio a fianco del David. Un restauro da 650 mila curo al quale ha tra l'altro contribuito anche Mel Gibson, che ha pagato la «pulitura» di una Madonna in trono con Bambino di Alessandro Allori. E non sembra essere soltanto una questione di contiguità visto che gli stessi «Friends» (tra cui compare anche Sting) hanno partecipato, economicamente, alla realizzazione del sito (www.restaurodeldavid.it) che racconta, giorno per giorno, «il bagno» della statua niù famosa del mondo.