A San Paolo, la città più grande del Brasile e, con i suoi oltre dieci milioni di abitanti, una delle aree urbane più popolate del mondo, l'anno prossimo verrà tentato un esperimento unico. L'arredo urbano della metropoli verrà "ripulito" di ogni forma di pubblicità. Spariranno cartelloni, striscioni, pannelli luminosi, mega-scritte, immagini issate sui grattacieli e coperture di palazzi con impalcature che recano immagini di advertising. La decisione ha suscitato reazioni molto positive da parte di urbanisti e ambientalisti, anche se gli esperti ritengono che essa avrà un seguito di polemiche, ricorsi e procedimenti giudiziali, giacché qualcuno potrebbe ritenere che violi la libertà di espressione e quella di iniziativa. Vedremo il seguito della vicenda. Quello che ci piace sottolineare è l'impatto che potrebbe avere qui da noi. Nelle nostre grandi città, a cominciare da Roma e da Milano, negli ultimi tempi il peso della pubblicità sugli arredi urbani si è fatto molto gravoso, e secondo molti insostenibile. Cartelloni di dimensioni gigantesche fioriscono un po' dovunque, nonostante le regolamentazioni stabilite dalle amministrazioni comunali, come quella di Roma che ha proibito - ma ha molte difficoltà a far rispettare - l'installazione dei manufatti più ingombranti. Il settore, inoltre, è pesantemente inquinato da fenomeni di abusivismo e di veri e propri racket. Assai diffuso è anche il malcostume di approfittare delle impalcature montate per il restauro e la manutenzione di edifici all'unico scopo di esporre gigantografie ed enormi réclames di prodotti d'ogni genere. Anche in questo caso si è cercato di introdurre regole e disposizioni di autoregolamentazione che tenessero conto della necessità di salvaguardare la bellezza e il decoro delle nostre città, ma i risultati non sempre sono stati brillantissimi. Spesso accade che le impalcature siano mantenute ben oltre il tempo necessario per lucrare sugli introiti della pubblicità, talvolta le agenzie non rispettano affatto le regole per cui gli spazi pubblicitari non possono superare una certa percentuale della superficie e debbono essere comunque "adeguati" al contesto. Qualche tempo fa, a Roma, con un deplorevole permesso accordato dalla sovrintendenza nazionale ai beni culturali, intorno a praticamente tutti gli obelischi della città sono comparse impalcature, debitamente "decorate" di pubblicità, per improbabilissime «verifiche di stabilità»... Insomma, su questo fronte le nostre città avrebbero bisogno di interventi ben più radicali di quelli che si effettuano attualmente. Si dovrebbe fare come a San Paolo? Forse no. Sappiamo che la pubblicità (purtroppo anche quella non proprio di buon gusto) è un motore dell'economia e il suo utilizzo nel decoro urbano spesso è indispensabile per le finanze delle amministrazioni locali. Però potrebbe essere utile ai nostri amministratori valutare con un po' di attenzione l'esperienza della metropoli brasiliana.
Pubblicità e decoro urbano. Fare come a San Paolo?
A San Paolo, la città più grande del Brasile, l'anno prossimo verrà tentato un esperimento unico: l'arredo urbano sarà "ripulito" di ogni forma di pubblicità. La decisione ha suscitato reazioni positive da parte di urbanisti e ambientalisti, ma gli esperti ritengono che ci saranno polemiche e procedimenti giudiziali. Questo esperimento potrebbe avere un impatto negativo sugli arredi urbani delle nostre grandi città, come Roma e Milano, dove la pubblicità è diventata pesante e insostenibile. Le città hanno bisogno di interventi radicali per ridurre il peso della pubblicità. L'esperienza di San Paolo potrebbe essere utile per valutare l'efficacia di tale approccio.
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