La lunga serie di nomine ha reso impossibile un'attenta gestione. Ampie garanzie sono state fornite dal ministro Francesco Rutelli al sovrintendente Guzzo per evitare «epurazioni». E tentare finalmente di rimuovere gli ostacoli per il buon funzionamento del sito archeologico dopo il terremoto autonomistico L'eruzione del Vesuvio non investì Pompei in modo inaspettato: da circa dieci anni prima di quel 24 agosto del 79 d.C., si susseguivano terribili terremoti che non lasciavano presagire nulla di buono. I pompeiani si rifiutavano però di accettare questi continui segnali mandati dagli dei, anzi erano continuamente impegnati a rialzare gli edifici pubblici e privati crollati per le continue scosse. Finché il clima di benessere e ottimismo non fu sepolto, insieme a molte ricostruzioni ancora non completate, sotto la mortifera coltre di cenere e lapilli. La situazione degli Scavi di Pompei sembra mutuare qualcosa dalla successione di eventi di due millenni fa: le dimissioni annunciate e poi ritirate dal soprintendente Guzzo non segnano la chiusura dei siti archeologici vesuviani (Pompei, Ercolano, Stabia, Oplontis), ma sicuramente segnalano un disagio prossimo all'eruzione. E giungono quasi al termine di un decennio di aggiustamenti, scosse gestionali, nomine terremotate, incertezze amministrative, Cda paralizzati, personale in ebollizione... Sono i (quasi) dieci anni che corrono dall'introduzione della legge che sancisce "l'autonomia di Pompei". Un bilancio sommario indica qualche risultato apprezzabile all'inizio, seguito però successivamente da una serie di difficoltà che hanno fatto accumulare nuovi problemi su quelli vecchi ed irrisolti. La cosiddetta autonomia consente alla soprintendenza di incassare direttamente i soldi degli ingressi, invece di versarli allo Stato e ricevere successivamente un'attribuzione di risorse; consente di avvalersi di un city-manager in luogo di un direttore amministrativo; consente di deliberare attraverso un Cda di tre persone (sovrintendente, city-manager e un terzo consigliere in rappresentanza del personale); non consente una vera politica del personale, perché trattasi di dipendenti del ministero "prestati" alla sovrintendenza. Naturalmente l'autonomia sancita in questi anni non è valsa a mettere al riparo la gestione del sito archeologico dalle inevitabili ripercussioni legate al quadro politico generale ed agli umori variabili del ministero dei beni culturali. Veltroni è stato l'inventore di una macchina onnicomprensiva (dallo sport alla lirica, all'archeologia, ai circhi...) seguendo la sua vocazione di operatore culturale; ha varato la legge sull'autonomia di Pompei ed ha insediato come city-manager un gestore di beni culturali pubblici con solida esperienza emiliana. Fu faticoso per sovrintendente e city-manager trovare un equilibrio, ma ciò valse almeno a introdurre una biglietteria a controllo elettronico che eliminava la scandalosa "elusione" di mezzo milione di biglietti all'anno. Melandri ereditò il ministero onnicomprensivo senza riuscire a mandare finalmente a regime la complessa macchina; conservò negli ultimi tempi in un cassetto le dimissioni del city-manager di Pompei. Il professor Gherpelli (l'esperto emiliano) probabilmente lamentava il trattamento da contrattista a termine da funzione pubblica, inadeguato rispetto alle responsabilità che un vero manager si trovava ad assumere a Pompei. Vince Berlusconi e arriva Urbani con la serpe in seno Sgarbi, il cui protagonismo sembra offuscare il ministro. Sgarbi si manifesta con una telefonata aggressiva al sovrintendente Guzzo, poi piomba a Pompei con un blitz notturno; si imbatte nelle prove dell'impianto di illuminazione e videoinstallazioni e ne decanta le meraviglia. Dura poco. Urbani non gli da alcuna delega e lo fa dimettere, poi comincia a cercare di governare. Tira fuori dal cassetto le dimissioni del city-manager emiliano e lo sostituisce con il generale Lombardi, chiosando: «un giovane pensionato dell'Aeronautica: la scelta migliore in rapporto alle disponibilità economiche». La nomina sembra essere una replica sarcastica a Sgarbi che aveva detto che, per mettere fine a scioperi e serrate dei custodi, a Pompei occorreva un militare. Il generale è smarrito, addirittura esterrefatto dai costi di una campagna di scavi; impiega un anno e mezzo per aprire al pubblico quel "Percorso Serale" che Sgarbi aveva visto in prova. Urbani manifesta disagio al ministero e lo cambia con la Rai, arriva Buttiglione, fresco di trombatura - gay europea: il povero generale, che si era adoperato invano a sviluppare una passione senile per i beni archeologici, viene sostituito con un nuovo contrattista, il giovane archeologo Crimaco. L'ultimo dei city-manager è senz'altro quello che ha creato maggiori ostacoli al funzionamento della sovrintendenza, quasi a dispetto della sua formazione scientifica. Sembra un paradosso, ma la non dimestichezza con le procedure amministrative, unita a una frenetica attività di relazioni politiche nel bacino campano, lo hanno portato ad essere un ostacolo vivente allo sviluppo di ogni attività. Si è chiuso nel fortino ristretto dei quattro-cinque funzionari del reparto amministrativo provocando inutilmente frustrazione in tutti gli altri: «'0 marketing 'o facimm' a nuie...» è il motto in puro slang autarchico issato sul fortino dell'amministrazione. Non ci si può evidentemente lamentare dei legami politici e clientelali di un amministratore frutto di spoil-system, ma la scarsa sensibilità istituzionale e la totale mancanza di risultati operativi è inquietante, gli esempi specifici non mancano: è un giudizio diffuso dentro e fuori la sovrintendenza, fino ai massimi livelli istituzionali di ministero e Regione. Il sovrintendente Guzzo è stato il paziente gestore di questi (quasi) dieci anni di terremoto autonomistico; ignoriamo i contenuti della lettera di "dimissioni" consegnata al ministro Rutelli ma non può sfuggire che l'unica autonomia seriamente e ricorrentemente minacciata sia stata la sua, soprattutto considerando la nota caratterizzazione di "civil servant", magari un po' spigoloso ma istituzionalmente affidabile e scientificamente apprezzato in tutto il mondo. E preoccupante il corto-circuito paralizzante che viene a crearsi tra nomine politiche, scelte amministrative, riforme istituzionali, valutazioni di merito e risultati operativi. Il ministro Rutelli, nel prolungare l'incarico affidato al city-manager di Pompei dal precedente ministro, ha affermato di non voler fare "epurazioni", un'affermazione condivisibile, ma tutta politica, volta a non scavare un solco di incomunicabilità con l'opposizione. Ci si può accontentare di questo? Si può fare a meno di valutare nel merito le risorse umane utilizzate? Senza indulgere a nostalgie passatiste, è utile comunque ricordare che Guzzo venne nominato sovrintendente di Pompei dal ministro Fisichella: era di An, ma ciò non gli impedì di entrare nel merito.