Museo di Antichità Le opere erano a Boston Il «Museum of Fine Arts» di Boston ha restituito all'Italia tredici antiche anfore, greche, attiche, lucane e apule, sottratte alle nostre necropoli e vendute all'estero dai tombaroli. Hanno un valore inestimabile, ma per i mercanti dell'arte trafugata rappresentano un affare da oltre 10 milioni di euro. Da ieri, fino a febbraio, sono esposte al Museo di Antichità di Torino, in via XX settembre 88. Poi andranno a Ferrara, Cagliari e Reggio Calabria. Lo ha voluto il ministro ai Beni culturali Francesco Rutelli «perché il loro recupero sia una festa per tutto il Paese». «E' una festa che non a caso parte da Torino» spiega Anna Maria Reggiani, direttore generale per l'antichità del Ministero. «La città con le Olimpiadi si è dotata di strutture che la pongono come capofila». «I giornali stranieri - nota Mario Turetta, direttore regionale ai Beni culturali - ora citano Torino come quarta città d'arte». Ma c'è un motivo in più per far partire dal Piemonte la mostra. «La centrale che ricetta e stocca all'estero la refurtiva - dice Reggiani - non è lontana dalle frontiere subalpine». Ogni pezzo rende poche migliaia di euro agli scopritori. «Quando esce dalle nostre frontiere - prosegue Reggiani - è ripulito e immagazzinato da organizzazioni che lo piazzano sul mercato». Qui i pezzi più prestigiosi, come quelli esposti a Torino, raggiungono fino a un milione di euro. Alcuni finiscono in musei. «Quelli americani - ricorda Reggiani - per anni non hanno raccolto le nostre richieste di restituzione. Dicevano che gli oggetti contestati potevano essere anche greci o turchi». Ma qualche cosa è cambiato. Un protocollo siglato da Italia e Usa stabilisce nuovi principi. Afferma che un Museo è un ente educativo, quindi etico. Come tale non può tollerare di avere oggetti rubati. Pertanto gli americani sono pronti a restituirli, in cambio di manifestazioni culturali, quando l'Italia riesce a dimostrare la loro provenienza. Il Boston Museum è stato uno dei primi ad applicare le nuove regole. «Altri reperti - annuncia Reggiani - sono attesi dal Getty Museum e dal Metropolitan. E' aperto un contenzioso anche con un noto museo europeo».