L'Italia ha finalmente la sua Galleria Nazionale d'Arte Antica nella sede voluta sin dal 1895 a Roma in quel Palazzo Barberini fatto edificare da Papa Maffeo Barberini a partire dal 1623 su progetto di Carlo Maderno e proseguito da Borromini e Bernini. Ieri l'inaugurazione con il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano e il ministro per i Beni e le Attività Culturali Francesco Rutelli. Se l'895 fu l'anno-simbolo per celebrare l'unità della Nazione appena nata, ben poco di unitario ha avuto la storia del Palazzo negli ultimi settant'anni. Nel 1934 la famiglia Barberini affittò cinquemila metri quadrati al circolo ufficiale delle Forze Armate. Nel '49 il governo De Gasperi acquistò la proprietà per farvi confluire la raccolta nazionale d'arte, pittura soprattutto, alla quale si aggiunsero le collezioni Torlonia, Odescalchi, Chigi, del Monte di Pietà, ma risultarono vani tutti i tentativi dell'allora ministro per la Pubblica Istruzione, Guido Gonella, per convincere le Forze Armate a liberare il Palazzo. Il conflitto si fece via via sempre più aspro fra Pubblica istruzione e Difesa. Nel '93 il ministro Ronchey notificò alla Difesa lo sfratto esecutivo: invano. Nel '97 i ministri Veltroni e Andreatta (governo Prodi) firmano un protocollo d'intesa successivamente sciolto dal ministro Martino (Difesa, governo Berlusconi). Le trattative ripresero e il 4 agosto 2006 i ministri Rutelli e Parisi (Difesa) firmano l'ultimo accordo, mai divulgato, che prevede improrogabilmente il trasferimento del Circolo che negli anni, nel monumento barocco, s'era organizzato anche con una cucina per banchetti e feste. Il Circolo ha ottenuto la Palazzina Savorgnan di Brazzà, e anche 700 metri quadrati di Palazzo Barberini. «Spazi che saranno utilizzati anche dal Presidente della Repubblica, dal nostro Ministero, dice Rutelli. E daa ieri, dunque, l'Italia ha la sua Galleria attuando il progetto del 1895: diecimila metri quadrati saranno la casa dei 2500 dipinti della nostra raccolta nazionale. Di questi, 700 sono esposti a Palazzo Corsini e 500 sono dislocati tra Senato, Camera, Corte Costituzionale, vari Ministeri, uffici pubblici. Tutti si sono detti pronti alla collaborazione per riunire le opere sotto uno stesso tetto. Otto le sale da ieri aperte al pubblico con la collezione cinquecentesca, dalla «Fornarina» di Raffaello al «Narciso» di Caravaggio, dai dipinti di Lorenzo Lotto a El Greco, Tintoretto, Tiziano, Andrea del Sarto. Entro il 2009, assicura il ministro, i restauri della Galleria Nazionnale saranno completati investendo in tutto 12 milioni di euro. Provenienza dei fondi? Ciò che Matilde Serao definì «l'acquavite dei poveri»: il gioco del Lotto.