Ogni giorno è un serpentone che si snoda ai piedi delle Mura Leonine: sembra non finire mai la folla di giovani venuti da tutto il mondo per vedere i Musei Vaticani. Non li scoraggia né il sole cocente d'estate né la pioggia d'inverno. «Amano tanto i Musei, perché solo da noi - e, più in generale, nelle istituzioni museali - ritrovano le loro radici, la loro identità. Le nuove generazioni vogliono scoprire come sono arrivate ad essere quello che sono. Per riuscirci debbono entrare in un museo» spiega il professor Francesco Buranelli, direttore dei Musei Vaticani (ogni anno, quattro milioni di visitatori reali, più quindici milioni virtuali tramite Internet). Oggi Buranelli aprirà, in Vaticano, il grande convegno cui parteciperanno studiosi di fama internazionale e direttori di alcuni «Viviamo in una società che tende ad azzerare le differenze tra Occidente e Oriente, Nord e Sud. Ecco perché i giovani affluiscono in massa a visitarci» tra i maggiori musei del mondo, dal Louvre all'Hermitage, dal British Museum al Museo Egizio del Cairo, dal Getty Museum di Los Angeles al Guggenheim di Bilbao, compreso il National Art Museum of China,di Pechino. Un evento eccezionale. Il 500 anniversario della nascita dei Musei Vaticani è l'occasione per analizzare la profonda evoluzione che investe, in tutto il mondo, l'istituzione museo? Come sarà il modello di museo del futuro? «Nell'arco dei 500 anni abbiamo visto le diverse mission dei Musei Vaticani. Da noi il museo è diventato la sede dove le diverse culture possono identificarsi e dialogare fra loro. Questo è uno dei compiti principali del museo, in una società che con la globalizzazione tende a eliminare le differenze culturali e di identità tra Occidente e Oriente, Nord e Sud. Ci vestiamo tutti allo stesso modo, mangiamo gli stessi cibi; non c'è più la pagoda né l'igloo. Assistiamo a un generale livellamento delle società. Ecco perché i giovani affluiscono in massa ai musei. Se questa loro ricerca sia consapevole o no, ancora non possiamo saperlo. Ma i musei debbono diventare il luogo per ridare senso alle varie culture». Il museo come speranza. Di questo parlerete nel summit ? «Dopo aver costellato l'anno del 500 anniversario con eventi come la mostra del Laocoonte, uno dei capolavori dei Musei Vaticani, e la mostra del Conclave nei Palazzi Lateranensi, ora nutriamo molto interesse per quanto diranno i direttori di alcuni dei più importanti musei del mondo. Ci aspettiamo un dibattito ricco e approfondito. E c'è molta attesa per l'udienza che il Papa concederà sabato ai congressisti. Conosceremo la sua opinione sul rapporto tra arte e fede». I Musei Vaticani sono i più visitati d'Italia e tra i più visitati del mondo. «Sì, ma ricordiamoci che l'importanza di un museo non si può intendere solo con i numeri. Un piccolo museo non è necessariamente un museo secondario. Quando si parla di musei, il grosso pubblico pensa al Louvre. Ma prendiamo il Museo di Cortona, in Toscana. È un museo "piccolo", per dimensioni. Eppure può esporre la splendida Annunciazione del Beato Angelico, una delle più belle del primo Rinascimento». Perciò è improponibile la domanda: quante opere d'arte contengono i Musei Vaticani? «I Musei Vaticani non solo contengono tante opere ma sono essi stessi un'opera d'arte. In molti casi, il contenitore vale quanto il contenuto. Colonne, capitelli, scaloni monumentali: anche questo è patrimonio artistico. Un numero complessivo delle opere non saprei darlo. Quanti numeri, nell'inventario, bisognerebbe assegnare alla Cappella Sistina? Uno solo, oppure uno per ogni scena raffigurata?». La tradizione museale romano-pontificia ha segnato la storia del museo nel mondo. «Tra i primi della storia, se non i primi in assoluto, troviamo i musei romani. In particolare, il museo capitolino fondato da Sisto IV, alla fine del '400, e poi il collezionismo papale in Vaticano con Giulio II. Dalla scoperta del Laocoonte, nel 1506, traggono vita i Musei Vaticani. Inoltre bisogna tener conto della tradizione medicea a Firenze. Alla fine del'500, le collezioni dei granduchi erano già visitate su richiesta». È quella la svolta? «All'inizio, tutti i musei sono collezioni private. Poi, nel 1737, quando la famiglia dei Medici si estingue, le loro collezioni vengono donate alla città di Firenze e diventano pubbliche. Nell'arco dell'intero Settecento, è tutto un pullulare di nuovi musei, in tutte le Corti. A Roma arriva Winckelmann e con papa Benedetto XTV nasce il primo museo con l'appellativo di vaticano"». Ci sono settori che contate di sviluppare? «Quello dell'arte contemporanea, soprattutto. Ma non avremmo creato un museo come il nostro, se non ci fossero stati Michelangelo Buonarroti ,chiamato da Giulio II, e Gian Lorenzo Bernini chiamato da Urbano VIII. Voglio dire che in un museo il settore dell'arte contemporanea richiede sempre il più alto livello di qualità». L'arte contemporanea ha già oggi un peso nella strategia dei Musei Vaticani? «La cultura contemporanea deve avere tutto lo spazio che le spetta. Nel 2000 abbiamo aperto un nuovo ingresso e ad illustrarlo con le loro opere abbiamo chiamato tre scultori: Giuliano Vangi, Cecco Bonanotte e Mimmo Paladino. Tra gli artisti del '900 abbiamo, fra gli altri, Henri Matisse, Marino Marini e Francesco Messina. Siamo molto interessati ad esporre la pittura e la scultura contemporanea. Il nostro scrupolo è che si tratti sempre, e veramente, di opere d'arte».
Musei Vaticani Musei, civiltà in dialogo
Il direttore dei Musei Vaticani, Francesco Buranelli, ha detto che i giovani affluiscono in massa ai musei per scoprire la loro identità e le radici della cultura. I Musei Vaticani sono considerati uno dei più importanti del mondo e sono visitati da quattro milioni di persone ogni anno. Buranelli ha anche detto che i musei debbono diventare il luogo per ridare senso alle varie culture e che l'arte contemporanea ha un peso importante nella strategia dei Musei Vaticani. Il summit che si terrà a Vaticano sarà un'occasione per analizzare la profonda evoluzione che investe l'istituzione museo in tutto il mondo e per discutere del modello di museo del futuro.
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