SORA La storia e le vicende giudiziarie legate ai ritrovamenti archeologici nel territorio cittadino sembrano non finire mai. E' stata infatti fissata al 26 marzo la prossima udienza di uno dei processi scaturiti dal ritrovamento di undici blocchi di pietra lavorata avvenuto nel settembre del 2001 nel piazzale antistante l'ex carcere mandamentale, nella località di Santa Rosalia. In tribunale dovranno comparire oltre a chi è chiamato a rispondere di avere detenuto in qualche modo i reperti, anche sei testimoni che si sono interessati alla vicenda e che spiegheranno le modalità con cui sono venuti a conoscenza dell'esistenza di quei blocchi lavorati, risalenti molto probabilmente al primo secolo Dopo Cristo e che costituivano un tempio o un edificio funebre, Al di là della vicenda processuale, per la quale come viene dimostrato con costanza sono sempre possibili colpi di scena, un altro aspetto desta interesse nella cittadinanza e, in particolar modo, negli appassionati di archeologia e storia sorana. Il sospetto è relativo alla fine che hanno fatto le centinaia di reperti che, a leggere relazioni ben documentate, dovrebbero essere stati scoperti nei diversi siti e «discariche» utilizzati in quel periodo per occultare quanto trovato. Si dovrebbe trattare di oltre quattrocento reperti di una certa importanza archeologica, trovati insieme ad altre centinaia di frammenti ormai completamente rovinati. Sarebbe interessante sapere se gli stessi sono ancora utili per i procedimenti giudiziari ancora in corso e quindi se sono ancora oggetto di qualche tipo di custodia, oppure se sono stati svincolati e quindi, eventualmente, dove si trovano attualmente. Nel caso in cui sono liberi da ogni vincolo, sarebbe forse il caso di allestire una struttura idonea, anche momentanea, in attesa della individuazione del sito definitivo (da ricercare «possibilmente» nella città di Sora), per far ammirare ai cittadini quanto, di assoluto valore, è stato ritrovato nel corso degli anni e che costituisce la memoria storica della città che qualcuno ha voluto calpestare, senza nessuno scrupolo. Potrebbe essere poi utile come esempio di comportamento da non tenere, di come in pratica si può distruggere il patrimonio archeologico di un intero comprensorio. Una mostra dal duplice significato che in molti visiterebbero. Altri invece farebbero bene a restarsene ben nascosti. I ritrovamenti archeologici avvenuti a Sora rappresentanto, tra l'altro, un patrimonio di indiscutibile valore turistico. Sarebbe il caso che, a partire dal nuovo anno, l'amministrazione comunale procedesse ad una «mappatura» e catalogazione dei reperti. Un museo, in città, esiste. Sarebbe la sede idonea per ospitarli.