Lo scorso 1 dicembre, nel giorno di sant'Ansano, Patrono di Siena, ha visto la luce il restauro della facciata del Duomo intitolato alla Vergine Assunta. Dopo quasi due anni sono infatti terminati i lavori che hanno riportato all'antico splendore lo straordinario colore originale dell'imponente opera iniziata nella seconda metà del Duecento dagli scultori Nicola e Giovanni Pisano. La ripulitura dei marmi e delle pietre ha messo anche in evidenza, per la prima volta, delle tracce di oro utilizzate nella colorazione del toro, dell'aquila e dell'agnello che si trovano sopra i tre portali della Cattedrale. Mai prima di adesso in Europa erano state rinvenute tracce di materiale aurifero utilizzate allo stesso modo in cui sono state impiegate a Siena. Il restauro è costato oltre un milione e mezzo di euro, stanziati per un terzo dal Ministero dei beni culturali e per la restante parte dall'Opera della Metropolitana. La direzione dei lavori è stata affidata all'architetto Roberto Fineschi che, assieme al rettore dell'Opera della Metropolitana, Mario Lorenzoni, e al soprintendente per i Beni architettonici di Siena e Grosseto, Giovanni Bulian, ha illustrato il restauro. L'intervento ha permesso di rimuovere la «patina» di sporco depositata sopra il materiale lapideo-marmoreo e far tornare i colori all'aspetto originario. La complessa opera di ripulitura ha poi fatto scoprire nuove tonalità a fianco della ben nota e tradizionale bicromia bianca e verde che caratterizzava la facciata del Duomo senese. Accanto a questi colori sono ora apparse venature di rosa e rosso, oltre all'ocra delle lamine dorate. «L'Opera della Metropolitana ha spiega il rettore Lorenzoni ha il dovere istituzionale, ormai dal XII secolo, di preservare, tutelare e promuovere il patrimonio storico artistico affidatole. A dire il vero ha avuto per secoli l'onore e l'onere di erigere prima questa splendida Cattedrale e poi di completarla, abbellirla, renderla degna di una città come Siena che nel medioevo rappresentava uno dei punti di riferimento economici, religiosi e culturali più importanti d'Europa». Fino a tutto il 1600 il Duomo di Siena è stato un cantiere aperto, «ma adesso ha continuato il rettore è dovere della stessa istituzione che lo ha reso talmente unico e splendidamente ricco, preservarlo, garantirlo e fare in modo che tali tesori possano ancora testimoniare la loro importanza. Se è vero che negli anni del XX secolo, vuoi per le difficoltà del momento testimone di due guerre mondiali, vuoi per mancanza di fondi, la Cattedrale non ha subito nessun intervento di restauro rilevante e significativo è anche vero che il nuovo millennio ha immediatamente manifestato con quanta urgenza e cura tali interventi straordinari dovessero essere messi in cantiere». La facciata, insieme al restauro delle coperture dei tetti, è stata concepita come priorità assoluta di intervento da parte dell'Opera della Metropolitana. «E come sempre l'intervento di restauro rappresenta a giudizio del soprintendente Bulian un'eccezionale occasione per la conoscenza del Monumento, che non è mai sufficiente; occasione per osservazioni minuziose, attualmente rese più efficaci dalle sempre maggiori possibilità forniteci dalla scienza, dalla intelligente azione di gruppi di ricerca "misti" costituiti da differenti professionalità. Importantissima, per l'intervento di restauro, è stata la loro sensibilità e preparazione, anche teorica, nel riconoscere, rispettare e conservare le cosiddette "pellicole superficiali", ma anche tracce di dorature a lamine d'oro, tinteggiature dorate applicate su base di biacca come comunemente si faceva anche nelle tavole dipinte, ai decori policromi presenti in tutta la facciata. «Tutto ciò porta al recupero di un'immagine assolutamente straordinaria del Duomo, perché inaspettata e unica, molto lontana da quella che comunemente appare nei monumenti trecenteschi restaurati in Toscana, perché appunto riscoprendo questi segni, "confusi", attenuati, nascosti, si evidenzia l'intento progettuale originario di Giovanni Pisano che concepì la facciata quasi come forma di "un grande polittico dorato", pieno di ricchezza cromatica, assolutamente non eguagliabile per qualità architettonica, decorativa e scultorea». «L'intera società senese, l'intera comunità ha affermato il sindaco Maurizio Cenni fonda le sue radici su queste pietre, sui due simboli della Cattedrale e della Piazza del Campo. La spiritualità della nostra città, la fede dei senesi si evidenzia in questa costruzione. La casa di Dio, la Cattedrale che doveva essere enorme e bellissima, come l'amore che i senesi hanno sempre avuto per la Vergine. Vedendo Siena da ogni parte di questa terra stupenda che è il nostro territorio, il Duomo rende inconfondibile, con i suoi colori, con la sua torre campanaria parallela alla Torre del Mangia, con il Facciatone che lascia stupefatti. Scopriamo il volto della nostra Cattedrale e del Battistero e li ritroviamo nuovi, senza i segni del tempo. Ritroviamo una Cattedrale rinnovata e rinnoviamo il nostro profondo legame con questa Chiesa. Sono sicuro che giorno dopo giorno tutti i senesi verranno a vedere la facciata del Duomo per rendersi conto di quale gioiello è stato restituito alla città». «Vera gioia nel vedere "ringiovanita" di bellezza antica la splendida facciata del Duomo» è stata espressa dall'Arcivescovo Antonio Buoncristiani, che parla di questo tempio come del «cuore liturgico» della città e della diocesi per la presenza della Cattedra del successore degli apostoli. L'Arcivescovo precisa anche che l'inaugurazione della nuova facciata della Cattedrale e del Battistero di San Giovanni rappresentano «appena l'inizio più appariscente di tutta una serie di opere di conservazione e di restauro radicale che ci vedrà impegnati lungamente in contemporanei interventi di consolidamento e di valorizzazione di uno dei simboli più prestigiosi della nostra cultura secolare che richiede una cura incessante e onerosa». «Come Vescovo ha concluso Mon-signor Buoncristiani non posso fare a meno di esprimere, con le parole di sant'Agostino, l'augurio che "quanto qui vediamo fatto materialmente nei muri, sia fatto spiritualmente nelle nostre anime", perché nella tradizione cristiana l'edificio di culto è anzitutto simbolo della Chiesa di Cristo, comunità dei credenti composta da pietre vive fondate su di Lui "pietra angolare" e "cementate" dall'amore vicendevole».