Finalmente è arrivato il gran giorno: alle diciassette di oggi, alla presenza del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il Ministro per i Beni e le Attività Culturali, Francesco Rutelli, inaugurerà - dopo cinquantasette anni d'attesa (Palazzo Barberini fu acquistato dallo Stato italiano nel 1949 per iniziativa del governo di Alcide De Gasperi) -quella che va definita, per quanto l'aggettivo sembri incongruo, la "nuova" Galleria Nazionale d'Arte Antica della Capitale. E da domani, "liberato" (o quasi) dai suoi occupanti, il Circolo degli Ufficiali delle Forze Armate, Palazzo Barberini, cioè quel capolavoro del barocco romano, che, come sempre ha sostenuto il Soprintendente al Polo Museale di Roma, Claudio Strinati, «anche se, per paradosso, si presentasse nudo di arredi e di quadri, resterebbe, in sé, un' opera d'arte...», aspetta i suoi visitatori: romani, italiani e stranieri, a bocca aperta ed occhi sgranati, ad ammirare il monumentale e vorticoso affresco della volta del salone centrale, dipinto da Pietro da Cortona, e che, curiosamente, risulta, almeno nella tradizione, con un doppio titolo: «Trionfo della Divina Provvidenza», ma anche o soprattutto, pur se ufficialmente soltanto sottinteso, "La gloria di Urbano VIII": che sarebbe poi quel Papa mecenate, al secolo Maffeo Barberini, che investì ben 155 mila scudi d'oro (e se ne pentiva,in vecchiaia, chiedendosi se non avesse peccato contro la Divina Carità), nel mirabolante complesso architettonico realizzato da un pool di geni: dal Maderno - a lui si deve il progetto,ed anzi l'invenzione del Palazzo Villa, con l'apertura ad ali dell'edificio centrale, a saldare dimora urbana, orti e giardini - e poi ancora il Bernini col suo "ponte ruinante", il Borromini con la sua scala elicoidale, ecc.ecc. I visitatori avranno a disposizione la rampa del Cardinal Nepote esemplarmente restaurata, come i Giardini Segreti, nel corso della gigantesca operazione di ripristino "a regola d'arte" dell'intero complesso (fine dei lavori entro il 2010): ed alcuni dei capolavori più celebrati, firmati dal Caiavaggio, da Raffaello, da Holbein ecc.ecc. che fanno parte di un patrimonio, precisa il Professor Strinati, «di più di mille e cinquecento dipinti e almeno duemila oggetti d'arte decorativa, senza contare gli arredi: come i mobili sei-settecenteschi di Costanza Barberini, una parte degli arredi di Palazzo Chigi...» Ovviamente, ed è per questo che è andata avanti con rinnovata tenacia la lotta per la "liberazione" del palazzo, a partire dall'accordo con il Ministero della Difesa voluto nel 1997 da Walter Veltroni, all'epoca vice-Presidente del primo governo Prodi e Ministro dei Beni Culturali, soltanto un terzo del patrimonio in dotazione alla Galleria Nazionale d'Arte Antica è oggi visibile. Recuperati e restaurati,ed attrezzati con tecnologie moderne, tutti gli spazi rimasti per oltre cinquant'anni non-agibili saranno utilizzati a vantaggio del pubblico, degli studenti e degli studiosi di storia dell'arte; e saranno gradualmente rese visibili(in un programma a medio termine) tutte le collezioni,ordinate finalmente in un unico grandioso centro museale. Cito sommariamente: la pinacoteca Torlonia, una parte o tutta la Corsini, attualmente collocata nella sua sede storica di via della Lungara, la collezione del Monte di Pietà, ciò che resta della collezione Barberini,la collezione di dipinti settecenteschi del Duca di Cervinara, le acquisizioni ottonovecentesche delle collezioni Ruspoli,Odescalchi,Hertz, Chigi.