La guerra e la ricostruzione, così Verona salvò (quasi) il suo volto Un libro illustrato Fotografie inedite Poteva andar peggio. Un grande soprintendente, in lotta contro gli speculatori, sventò la cementificazione dei colli difese i monumenti ed evitò molti sventramenti. Storia e immagini di un assalto urbanistico in parte scongiurato Ecco un libro che correranno a leggere i veronesi di una certa età, diciamo dagli anta in su. Chi ha 50 anni ricorda la passerella ancora al posto del ponte Pietra. Verona era stata calpestata dalla guerra bombardato il 40 per cento degli edifici, 16mila500 senzatetto solo in centro, famiglie a dormire nei bastioni ma, dopo essere stata messa sotto i piedi, ecco «Le mani sulla città», per dirla con il film di Francesco Rosi che ha raccontato quella stagione. La distruzione e la ricostruzione sono rievocate in un libro di Maristella Vecchiato, grazie soprattutto agli archivi della Soprintendenza ai monumenti, di cui la storica dell'arte è funzionaria. Di quell'ufficio statale allora era responsabile Pietro Gazzola (vedi articolo in basso), per fortuna di Verona. La ricostruzione era il primo obiettivo della nuova classe politica. Plinio Marconi, architetto del razionalismo prebellico, tracciò i progetti di ricostruzione eppoi il primo piano regolatore. L'idea era di sventrare il centro, completando l'opera dei bombardieri, per tracciare nuove strade verso la Bra. Gazzola si oppose dove potè, così alcune «direttissime» sono rimaste a metà; ecco spiegati l'allargamento di via Stella che finisce in strettoia e la galleria Pellicciai, un aborto di strada che doveva proseguire a furia di distruzioni fino alla Bra: fu la porta medievale emersa dalle macerie in corte Farina, che la soprintendenza comandò di preservare, a scongiurare lo sventramento. Altre volte Gazzola fu invece impotente, come davanti ai palazzoni che spuntavano sui lungadige: muraglioni di case a fiancheggiare i muraglioni ottocenteschi che già avevano sancito il divorzio della città dal suo fiume, e addio per sempre all'orizzonte dei vedutisti. Battaglia persa anche contro le deroghe al regolamento edilizio. Il Comune avrebbe dovuto impedire le sopraelevazioni, diventate invece la regola. «Chi lo dice poi», poteva ironizzare Pietro Gonella in Consiglio comunale, «che bassezza vuol dire bellezza?» Ma era uomo d'onore e perdipiù fratello del ministro alla Pubblica istruzione che finanziava i restauri di Gazzola. Eppoi gli impresari dovevano lavorare, no? Gazzola se ne andò con un rimpianto e due pentimenti. Il rimpianto ce lo lascia in eredità: il grande affresco del Tiepolo caduto dal soffitto di palazzo Canossa, in corso Cavour. Il soprintendente non era riuscito a convincere i proprietari a staccarlo, per prevenire la distruzione, né a rimettere a posto i pezzi, dopo. Tutt'ora gli eredi non riescono a mettersi d'accordo. I pentimenti: Coin di via Cappello e il santuario sull'ex forte San Leonardo. Ma le Torricelle, però, le salvò Gazzola, come racconta Libero Cecchini, braccio destro del soprintendente al ponte Pietra e in tanti altri cantieri: «Abbiamo fatto un fotomontaggio mostrando le colline, come sarebbero diventate lasciando costruire liberamente, e l'abbiamo portato in Comune». Così lo scempio fu evitato. Che adesso, e senza la scusa dei senzatetto, si cementifichi il verde superstiste, alla grande e con fior di scappatoie legali, è un altro discorso. Sarà il tema dei prossimi articoli. «Verona, la guerra e la ricostruzione», a cura di Maristella Vecchiato, La Grafica editrice - Rotary Club Verona Nord, 403 pagine, 30 euro. Il volume sarà presentato giovedì 14 dicembre alle 18 alla Società letteraria (piazzetta Scalette Rubiani 1) da Sabina Ferrari, soprintendente per i beni architettonici e per il paesaggio , e da Ruggero Boschi, già soprintendente di Verona.
VERONA Le mani e i piedi sulla città
Verona è stata gravemente danneggiata dalla guerra, con il 40% degli edifici distrutti e 16.500 senzatetto in centro. La ricostruzione è stata un obiettivo della nuova classe politica, con progetti di ricostruzione e un primo piano regolatore. Pietro Gazzola, soprintendente per i monumenti, si è opposto a molte delle proposte, salvando alcuni monumenti e difendendo la città dallo sventramento. Il libro "La guerra e la ricostruzione, così Verona salvò (quasi) il suo volto" racconta la storia di Verona durante e dopo la guerra, con foto inedite e storie di sopravvivenza. Il libro è stato curato da Maristella Vecchiato e presentato a Verona il 14 dicembre.
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