Sul David di Michelangelo Antonio Paolucci, ex ministro e soprintendente del polo museale fiorentino, questa mattina invierà un rapporto a Giuliano Urbani. «Nulla di eccezionale, era stato richiesto una decina di giorni fa», dice Paolucci ostentando tranquillità anche perché «quello del David non è un restauro ma una normale pulitura». La verità, aggiunge, è che questo «è un restauro mediatico, anzi è un mito-restauro. È la statua più bella del mondo, si tocca l'alone che circonda l'idea stessa dell'uomo nudo e tutte le pulsioni vengono fuori. Se fosse una scultura di Stoldo Lorenzi nessuno interverrebbe». Ma è proprio necessaria questa pulitura? «Sì. Il David è coperto da uno strato di sporco che si è consolidato nell'arco dì 130 anni. 11 nostro intervento si limiterà a una spolveratura controllata. E' una leggerissima pulitura che si rende necessaria per ragioni dì igiene e di decoro. Ma il David non è di torrone, non si scioglie a toccarlo. Da undici anni abbìamo avviato le ricerche per metterne a fuoco lo stato di salute. Abbiamo operato con un ombrello scientifico amplissimo che comprende l'Opificio delle Pietre Dure, gli istituti del Cnr di Firenze, Milano, Roma, Perugia e Pisa coordinati dal professor Mauro Matteini, l'Inoa, cioè l'istituto nazionale di ottica applicata, l'Enea, le università di Bologna, Catania, Lecce, Perugia, Siena e il Politecnico di Milano nonché la Stanford University...». Eppure c'è stato un appello promosso da James Beck, firmato da quaranta storici dell'arte, per fermare l'intervento... «Una firma non si nega a nessuno e l'appello è stato sottoscritto da studiosi come Mina Gregori e Paola Barocchi che non conoscono il restauro. Andiamo avanti tranquilli e non ci lasciamo intimidire». Ha però sostituito la prima restatiratrice designata, Agnese Parronchi... «Il comitato scientifico a conclusione degli studi per la pulitura ha scelto un metodo, impacchi di acqua distillala, diverso da quello che voleva usare per forza la Parronchì. È come se in ospedale l'operazione non fosse decisa dal primario, ma da un infermiere. Cosa fa il medico? Cambia l'infermiere». E qual è lo stato di salute della scultura? «È buono, non ci sono pericoli. Ma è dal 1873, da quando il David fu portato all'Accademia, che non viene toccata la superficie. La polvere consolidandosi ha prodotto macchie che è opportuno eliminare». E se non lo fate? «Non accade nulla, resta lo sporco. Ma per il cinquecentenario del completamento del David, avvenuto l'8 settembre del 1504, lo vogliamo ripresentare. A pulirlo non corriamo rischi».